Lumberjack the Monster, di Takashi Miike

Uno spietato avvocato è braccato da un mostro armato di accetta e dal suo misterioso passato. Miike vero erede di Roger Corman, costruisce un film algoritmico e poi vi infierisce. Su Netflix

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L’uscita di Lumberjack The Monster di Takashi Miike, in realtà del 2023 ma approdato da poco su Netflix, ha il sapore di un omaggio. Involontario, certo, stiamo parlando di una coincidenza. Eppure significativa. Siamo infatti a quasi un mese dalla dipartita a 98 anni del maestro dei B-Movie e padre della New Hollywood, Roger Corman. Se qualcuno può dire di aver raccolto la sua eredità, quello è proprio Miike. How I Made a Hundred Movies and Never Lost a Dime era il titolo dell’epocale biografia di Corman. Chissà se qualcuno dei 115 opere dirette a oggi da Takashi Miike hanno mai perso un centesimo, in un percorso che ha minato le torri d’avorio dei generi cinematografici facendoli crollare l’uno addosso all’altro. Il territorio di Lumberjack The Monster è anch’esso una reminiscenza: l’horror.

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In una casa sperduta nel bosco, la voce di un bambino legge una storia: “Il mostro fingeva di essere un taglialegna e viveva in un villaggio tra gli umani”. Nel mentre, una retata della polizia irrompe in una casa polverosa. In cima alle scale, nella camera più remota gli agenti scoprono con orrore che vengono condotti esperimenti su bambini. Alcuni corpicini vengono rinvenuti immersi in liquidi strani, mentre nella sala operatoria un bambino dalla testa fasciata tiene un libro in mano. Accanto, una donna brandisce un bisturi. Non sembra in sé. La tensione sale e minaccia il bambino. Tutto sembra andare per il peggio, quando la donna con un sorriso alterato rivolge la lama alla sua gola. Una fontana di sangue macchia il libro che stava leggendo il bambino. Lumberjack the Monster.

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Dal prologo cyber-gotico, Miike padroneggia il dispositivo con la sapienza di un sarto della pellicola, capace di rammendare e cucire narrazioni diverse. Ecco che con un volo a piombo (Google Earth?) andiamo in macchina con Akira, avvocato e nel tempo libero serial killer. Abbiamo subito la dimostrazione del suo sadismo. Qualcuno lo sta seguendo. Abbassa il piede e prende strette le curve. Il suo inseguitore crede di averlo perso, quando dietro un angolo si ritrova Akira al centro della strada, braccia conserte. Anche quando lo sfiora, evitandolo per un pelo, non muove un muscolo. Evita anche la macchina messa di traverso sulla strada, ma non può opporsi alla forza centrifuga. Dopo varie giravolte, sanguinante e bloccato tra le lamiere, l’inseguitore implora Akira di chiamare un’ambulanza. Dopo essersi fatto confessare il nome del mandante, l’avvocato gli taglia la gola.

Miike

Da questo punto in poi, la narrazione di Lumberjack the Monster si trasforma in una sorta di giallo dalle punte action, che alterna le doppie indagini dello spietato Akira con quelle della polizia, sulle tracce di un misterioso serial killer che spacca la testa delle sue vittime, rubandone il cervello. Nonostante queste premesse efferate, la parte centrale rimane più sui personaggi (oltre ad Akira, anche i due poliziotti Toshiro e Inui) espandendo il loro passato e sviluppandosi in chiave di giallo. È questa, probabilmente, la parte più debole del film, quella dell’incastro pressoché perfetto con un cinema algoritmico e standardizzato, capace di muoversi su quel filo sottile tra attenzione e prevedibilità che diventa quasi narcotizzante. La dose è somministrata con sapienza da Miike, che vi aggiunge il solito tocco di ironia cinica e delle linee sentimentali forse un po’ sacrificate. Abbandonati sui binari, però, non ci vuole molto ad abbassare la guardia. Ecco che Miike ritrova il sadismo di Audition. Bandisce le forbici da sarto e infierisce sulla narrazione, la rompe, la torce in una serie estenuante di colpi di scena. Fino al compiaciuto sabotaggio della propria della narrazione.

Titolo originale: id.
Regia: Takashi Miike
Interpreti: Kazuya Kamenashi, Nanao, Kiyohiko Shibukawa, Shido Nakamura, Riho Yoshioka, Shota Sometani
Distribuzione: Netflix
Durata: 118′
Origine:
Giappone, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
Sending
Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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