Moschettieri del re – La penultima missione, di Giovanni Veronesi

Francia XVII secolo. La comunità ugonotta è alle corde, perseguitata ferocemente dagli uomini del sanguinario cardinale Giulio Mazzarino. Il primo ministro italiano, infatti, approfittando della debolezza e dei vizi del giovanissimo re Luigi XIV, porta avanti il suo folle piano di predominio, progettando una vera e propria pulizia etnica. Nel disinteresse generale della corte, solo la regina Anna d’Austria decide di opporsi all’operato del porporato, richiamando in attività, per una missione segreta, i suoi fedelissimi quattro moschettieri. Athos, Aramis, Porthos e D’Artagnan. I quattro moschettieri sono rimasti l’unica speranza per la Francia. Peccato che, vecchi, fuori allenamento e segnati dai vizi, dovranno impegnarsi un po’ di più del solito per tornare i grandi eroi di un tempo.

Giovanni Veronesi è un autore che si è sempre contraddistinto per un’impressionante ambizione narrativa, un desiderio “hollywoodiano” a strafare che è un unicum nel mondo low profile (di mezzi, di idee, di soldi) della commedia italiana. In una carriera segnata da manuali d’amore, produzioni internazionali, commedie western e love story sacre (con il coinvolgimento anche di grandi interpreti), l’idea di realizzare un progetto importante come Moschettieri del re è solo il coerente ultimo passo di un discorso autoriale. Nato nell’immaginazione del regista circa una trentina d’anni fa (con Benigni, Nuti, Troisi e Verdone nei ruoli dei quattro protagonisti) il film è un insieme composito di suggestioni e ispirazioni, un caldo minestrone dove convivono i classici della commedia all’italiana (L’Armata Brancaleone),l’action comedy alla Jackie Chan, la parodia demenziale alla Monty Python e il canone di Dumas. Proprio dalla fonte primaria, le avventure letterarie dei moschettieri, Veronesi riprende, inoltre, il cuore guascone e farsesco di un divertimento sovreccitato, dove un ritmo forsennato non lascia scampo.

L’all-star team di protagonisti messo insieme dal regista, poi, dimostra un’incredibile alchimia, riuscendo sia a spiccare con una propria evidente caratterizzazione (Aramis prete indebitato, Porthos tossico e ubriacone etc), sia a bilanciarsi con gli altri per sobbarcarsi il peso (mostruoso) del film. Nel gioco comico tra i quattro moschettieri, è evidente che Papaleo e Rubini, alla lunga, paghino il confronto con un Favino incontenibile con il suo atroce accento francese e con un Mastandrea mai così sopra le righe, ma anche le loro prove apparentemente sacrificate, danno un contributo necessario all’economia interpretativa della pellicola.

Come il tono del suo film, le buone intenzioni di Veronesi però, sfociano presto nell’esasperazione quasi autoreferenziale, perdendosi dietro a una lunghissima ed estenuante ripetizioni di gag fatte da dialetti italiani (l’idea di far parlare ogni attore nel suo dialetto d’origine), giochi di parole infantili e battibecchi chiassosi. L’evidente divertimento che ha segnato il lavoro degli attori e del regista, si respira in ogni scena ma, soprattutto nella parte finale, rimane quasi l’unico senso della storia che, pur mai centrale, nelle ultime scene diventa solo un espediente stanco per arrivare a un finale a sorpresa, straniante nella sua improvvisa (e inutile?) straordinarietà.

Regia: Giovanni Veronesi
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Margherita Buy, Alessandro Haber, Matilde Gioli, Giulia Bevilacqua, Lele Vannoli, Valeria Solarino, Luis Molteni, Roberta Procida
Origine: Italia, 2018
Distribuzione: Vision
Durata: 109′