NFT: il manoscritto di Pulp Fiction all’asta, Tarantino in tribunale

La causa di Miramax a Tarantino per l’asta della sceneggiatura di Pulp Fiction sotto forma di NFT è un altro passo verso la decentralizzazione dell’arte? Un piccolo viaggio tra critici ed entusiasti

Era il 12 marzo di quest’anno quando il mondo dell’arte ha tremato. I puristi di sismologia sosterranno che l’epicentro sia rintracciabile nella sede di Christie’s, la famosa casa d’aste che ha venduto a 70 milioni di dollari la prima opera puramente digitale, Everydays: the first 5000 days, tramite NFT. Eppure, molti pensano che l’origine delle scosse sia diffusa, distribuita equamente tra tutti i dispositivi capaci di collegarsi alla rete, compreso quello da cui si sta leggendo in questo momento. Questo perché i Non-Fungible Tokens, file digitali autenticati che recuperano l’idea di originalità nel reame virtuale della copia, aprivano il dibattito su chi fosse (e se fosse possibile stabilire) il proprietario di qualcosa di puramente immateriale. La modella Emily Ratajkowski aveva portato avanti la questione, mettendo all’asta sempre tramite Christie’s un NFT dell’immagine Buying Myself Back: a Model for Redistribution.

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In questi giorni, la terra trema ancora. È infatti notizia recente che la Miramax, vecchia casa di produzione del famigerato Harvey Weinstein, ha fatto causa a Quentin Tarantino per l’intento di mettere all’asta stralci della sceneggiatura originale di Pulp Fiction. Il regista, infatti, ha intenzione di vendere scannerizzazioni di sette “scene esclusive” del capolavoro del 1994, come le ha chiamate Tarantino alla conferenza NFT.NYC. Gli acquirenti non verranno, così, in possesso di alcuna pagina fisica, ma avranno un file autenticato, al quale verrà affiancato altro materiale, come un commento vocale dello stesso Tarantino alle scene. Proprio questi contenuti esclusivi sono il fulcro del metodo con il quale verrà venduta la sceneggiatura, ossia quello del Secret NFT, ossia un non-fungible token con impostazioni di privacy personalizzabili. Come riporta il sito sul quale verranno messe all’asta le scene “Il proprietario godrà della libertà di scelta tra: 1) tenere per sé i segreti per il resto dell’eternità; 2) condividerli con pochi amici fidati; 3) condividere i segreti con il mondo intero”.

Non è chiaro, ancora, se la causa della Miramax sarà una battuta d’arresto o solo un momentaneo impedimento per l’asta, ancora senza una data stabilita. È vero che la casa di produzione possiede i copyright di Pulp Fiction e di tutti i prodotti da esso derivati, ma si può dire con la stessa sicurezza che possieda i diritti di un manoscritto che prendeva polvere su uno scaffale di casa Tarantino oppure in un caveau nella sede della Miramax? Comunque vada, si tratta dell’ennesima scossa di un movimento che sta velocemente decentralizzando (e, quindi, anche espandendo) il mercato dell’arte, più volte accusato di elitarismo. Il sistema blockchain, che tiene traccia tramite metodo peer to peer (ossia con modalità collaborativa) a effetto domino delle transazioni e delle proprietà dei singoli blocchi, per gli entusiasti di Bitcoin e simili sarebbe un’avvisaglia di un cambiamento epocale anche per il sistema monetario.

È di questi giorni l’informazione che le ricerche su Google sul tema sono al loro picco di sempre, in concomitanza con il lancio della NBA delle vendite dei video dei migliori tiri dell’anno. Allo stesso tempo, però, molti rimangono i detrattori e non solo chi vede nelle NFT e nelle criptovalute una bolla di mercato pronta a esplodere. C’è chi, di fronte all’appoggio di Elon Musk al dogecoin o al lancio di McDonald dell’NFT del McRib, ci vede solo un nuovo e veloce modo di arricchirsi del capitalismo virtuale. È nato per questo NFT Bay (in omaggio al famoso sito The Pirate Bay), che mette a disposizione 17 terabytes di file altrove acquistati con NFT. In pratica, qualora si scaricasse la sceneggiatura di Pulp Fiction, si avrebbe lo stesso identico file, seppur non autenticato. Un “progetto di arte educativa”, nelle parole di Geoffrey Huntley, che vuole riportare gli entusiasti con i piedi per terra. Prima della provocazione ultima: il sito è stato venduto come NFT al prezzo di $17.645,42.

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