#PesaroFF57 – Incontro con Liliana Cavani

La regista, protagonista quest’anno dell’evento speciale sul cinema italiano, ha dialogato ieri a tu per tu con alcuni autori dei saggi del volume monografico edito da Marsilio.

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“Mi fa sempre impressione che qualcuno riesca a trovare il sentiero che va dal mio primo documentario al mio ultimo film”. Così Liliana Cavani commenta l’omaggio che le ha dedicato la 57° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. La cineasta, che ha compiuto 88 anni lo scorso 12 gennaio, è stata infatti la protagonista dell’evento speciale sul cinema italiano del festival che, per l’occasione, ha pubblicato il volume Liliana Cavani. Il cinema e i film, edito da Marsilio e curato dal direttore artistico Pedro Armocida e da Cristiana Paternò che hanno anche moderato l’incontro.
Tra i temi affrontati dalla regista c’è il rapporto con La Storia: “Non è il passato. L’abbiamo sempre sulle spalle. Quello che è accaduto ci condiziona ancora oggi. Per confrontarcisi bisogna leggere libri e guardare filmati. La Seconda Guerra Mondiale è stato uno degli eventi più terrificanti (le bombe atomiche sganciate a conflitto praticamente finito ed è stata filmata per il 90%”. Il presente è strettamente connesso col passato. La Storia è fondamentale per stare al mondo”.

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Nel cinema di Liliana Cavani, come ha affermato Francesca Brignoli, che sulla cineasta ha pubblicato la monografia Liliana Cavani – Ogni possibile viaggio edito da Le Mani nel 2011, il tempo è un protagonista decisivo. Nei tre film che ha realizzato su San Francesco (1966, 1989 e 2014) c’è bisogno di dilatare l’incontro. E proprio su una delle figure centrali della sua filmografia, la cineasta ha sottolineato: “Francesco è stato un grande pensatore. È paradossale che per secoli si sia parlato prevalentemente del fatto che parlava con le rondini e i lupi. Il primo film su di lui l’ha fatto Giotto ed è nella cattedrale di Assisi. Per Dante Alighieri, che ne parla nel 11° canto del Paradiso, gli intellettuali più importanti sono Francesco e Maria”. Sempre sullo stesso personaggio interviene Ilaria Feole, a cui si deve l’ottima analisi del film del 1989 con Mickey Rourke protagonista e ha ricordato che si è avvicinata per la prima volta al cinema della regista quando ha frequentato il liceo e la sua professoressa le ha fatto conoscere le versioni di Rossellini, Zeffirelli e di Cavani che è riuscita a mostrare un “Francesco vivente, di carne”
Da Paola Casella, che ha scritto un approfondito e illuminante saggio dal titolo “Questione femminile, questione umana” viene citata la scena di sesso in Il portiere di notte in cui la donna sta sopra un uomo e per questo motivo la censura ha imposto il divieto ai 18 anni e ha considerato il film come un porno. E ha sottolineato che “Liliana Cavani non ha paura di raccontare la dignità e la complessità della figura femminile”.
Italo Moscati ha lavorato a lungo con lei. La loro  collaborazione è iniziata con I cannibali e ha attraversato alcune fasi decisive della carriera di Cavani, da I cannibaliIl portiere di notte, Al di là del bene e del male fino a Dove siete? Io sono qui.  “Ho cercato di aiutare Liliana – ha detto – a fare le cose che desiderava. I cannibali ha cambiato il modo di fare cinema in Italia. Milano con i cadaveri sui marciapiedi sono stati una grande invenzione per un cinema politico e insieme passionale. Il pubblico ha capito il cinema di Liliana prima dei critici”.

Giacomo Ravesi, che si è occupato degli anni della formazione e dei documentari televisivi, mette in evidenza in particolare due lavori della regista: Il giorno della pag, doc in cui intervista i ragazzi beat sui ricordi della Seconda Guerra Mondiale e La casa in Italia, in cui ha affrontato la questione abitativa in Italia.

Cavani poi parla di diversi argomenti: il numero di film che sono stati realizzati lo scorso anno in Italia (“Non so se erano tutti necessari”); il progetto a cui sta lavorando, l’adattamento di L’ordine del tempo di Carlo Rovelli (“non riesco a parlare di una cosa che non ho ancora fatto”) e il cineclub che ha fondato a Carpi con due suoi amici quando ha frequentato l’università (“proiettavami i film diDreyer, Rossellini Bergman e Bresson che non uscivano in sala”).
Ha concluso l’incontro Sergio Bruno che ha curato il restauro di Al di là del bene e del male che è stato presentato ieri sera in versione integrale, con quei 10 minuti che sono stati tagliati e che l’hanno stravolto. Come ha sottolineato Armocida “è ancora vietato ai minori di 18 anni”. E la chiusura è della regista: “Quello che sembrava censurabile 30 anni fa, oggi è ridicolo”.

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