Petite Maman, di Céline Sciamma

In concorso a Berlino, la piccola recita di bambine imbastita da Sciamma in tempo di pandemia è la sua personale Misteriosa Fiamma della Regina Loana, lo sguardo della regista restituito in purezza

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Una delle prime cose che si impara da bambini è che i fantasmi vengono fuori dagli oggetti, e dal modo in cui la luce si posa su di loro: qualcuno direbbe la magia, ma il fulcro del nuovo film di Céline Sciamma è proprio sul confine sottile tra spettro e apparizione, maledizione e rêverie. In un caso o nell’altro, a trasportare la “legatura” sono proprio gli oggetti, intorno ai quali la cineasta costruisce questo piccolo film girato in tempi pandemici (quasi a liberarli dall’ombra di conduttori virali che paiono aver assunto in quest’ultimo anno – a sanificarli, ma in un’altra maniera). La piccola Marion sembra quasi una trasfigurazione della palla con cui la protagonista bambina sta giocando, da sola: lanciata al di là delle chiome degli alberi, assume le forme di questa visitazione dal passato – oppure, è la parabola che guida Nelly nel bosco fino alla scoperta di questo rifugio dove il tempo funziona in maniera strana, e una capanna costruita con i rami come gioco di bimbi può trasformarsi in una piramide in mezzo a un lago.
Questo è il potere dei ricordi, dei sentimenti e dei rammarichi che gli oggetti portano con sé, dal bastone della nonna di Nelly fino ai quaderni di scuola, il pennello da barba, il lettore cd che nell’irresistibile finale suona “la musica del futuro”. Più minacciose sono le evocazioni che invece scaturiscono dalla carta da parati, o dalle pantere che appaiono sotto il letto una volta spenta la luce: quelle parlano di perdita, di addii mai dati, di occasioni perdute, di silenzi e di incomprensioni.

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Ancora una volta il cinema realizza il miracolo di una seconda possibilità, imbastisce il rifugio evanescente nel tempo sospeso e indefinito dei pomeriggi in campagna da bambini (il che avvicina questo a un film simile per molti aspetti com’è il recente For the time being di Salka Tiziana): ogni cosa, ogni figura è colta un attimo prima di scomparire, con quella capacità che abbiamo solo da piccoli di vedere al di là della percezione, di conoscere già tutto, prima di smettere di saperlo crescendo.
Sciamma gira Petite Maman come la sua personale Misteriosa Fiamma della Regina Loana, l’afflato blandamente retrofuturista è un timido espediente per far volteggiare ricordi privati e memorie intime – in questa maniera restituisce quella sensazione precisa delle prospettive cangianti attraverso le quali abbiamo imparato a conoscere e mappare le case dei nostri nonni. Il gioco di specchi e di rimandi tra le linee temporali è raddoppiato dai giochi nei quali si impegnano le due bambine, tutte metafore “scoperte” come quella della capanna-portale: le messinscene con i vestiti e le cianfrusaglie raccattati dentro casa, che le protagoniste imbastiscono per raccontare delle indagini e dell’amore tra un ispettore e una contessa, sono così una sorta di versione ridotta delle tensioni che hanno animato sino ad ora il cinema della regista, comprese le sortite in costume. Dentro Petite Maman c’è davvero in mostra il cuore puro dello sguardo di Céline Sciamma, sotto le spoglie rivelatrici di una recita di bambine.

 

Titolo originale: id.
Regia: Céline Sciamma
Interpreti: Joséphine Sanz, Gabrielle Sanz, Nina Meurisse, Stéphane Varupenne, Margot Abascal, Guylaine Pean
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 72′
Origine: Francia, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (4 voti)
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