Poker Face, di Russell Crowe

Il secondo film di Crowe dietro la mdp ne conferma l’amore per il pastiche e la personale visione spirituale della vita, dell’amore, e dell’amicizia. Alice nella città

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Il pastiche sembra essere la cifra stilistica del Russell Crowe regista. Il precedente Water Diviner si agitava tra il war movie, il film d’avventura e la commedia romantica esotica – stavolta, Crowe si spinge ancora oltre, e il suo Poker Face è un’opera che, proprio come una partita al tavolo verde, svela il suo vero volto solo dopo aver bluffato per un po’. La seconda regia dell’attore australiano inizia come uno stand by me tra le cascate per poi inanellare altre due false piste (una visita al museo e una assurda sezione misticheggiante da un santone lisergico) prima di mostrare le carte di questa serata tra amici a giocare d’azzardo puntando cifre astronomiche, che nasconde una posta molto più alta. Ma anche lì, c’è tempo ancora per un’ulteriore deviazione nel campo dell’home invasion – incredibile, vero?
Ora, sarebbe facile notare come Crowe non si mostri, com’è prevedibile, davvero in grado di tenere le fila di tutta la giostra se non per singole sequenze, quelle in cui si lascia andare maggiormente all’aspetto mélo della faccenda: Jake (lo stesso Russell) raduna per un’ultima mano di poker gli amici di un tempo, insieme ai quali ha costruito un impero trasformando un software per il gioco online da loro ideato in un sistema di sicurezza per i governi. Ma ognuno di loro (tra cui il redivivo Liam Hemsworth) nasconde un segreto o un tradimento nei confronti dell’uomo, e dato che Jake è un malato terminale di cancro al pancreas, è questa la notte giusta per pareggiare i conti in maniera machiavellica – la portata delle premesse resta in buona parte inespressa, soprattutto perché il Crowe dietro la mdp, a differenza di quanto accadeva nell’esordio che era un film con un suo fascino sghembo, mantiene per tutto il tempo una regia abbastanza sottotono, anche quando il terzo atto preveda dei criminali armati fino ai denti che fanno irruzione nella villa, e che vanno sgominati.

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E però, al netto di un evidente narcisismo latente sulla propria stessa icona, Poker Face sprigiona davvero tutto il cuore di Russell Crowe, la sua visione dell’amore e dell’amicizia affidata alla sua voce narrante e ai momenti più sospesi dell’opera, quando l’autore svela una personale visione spirituale che era già sottesa al suo film d’esordio, ma che qui ha modo di sprigionarsi senza vergogna. C’è infatti un certo sentore da cinema hongkonghese (dove le storie di poker sono un intero sottofilone) che ricopre la patina delle immagini (d’altronde uno degli interpreti è il leggendario RZA, che di cinema orientale ne sa qualcosa), di grande epopea di cameratismo e tragedia lunga un’intera vita, in cui sentimenti e tradimenti vanno di pari passo con i doppiogiochismi, le pistole, e le improvvise dimostrazioni di lealtà e di amore.
E il Crowe attore si conferma uno dei primi piani e degli sguardi più pazzeschi della sua generazione, l’intensità di un cuore troppo grande pronto ad esplodere in ogni attimo,di un’emotività tenuta a bada sempre sottopelle, con fatica immensa.

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Titolo originale: id.
Regia: Russell Crowe
Interpreti: Russell Crowe, Liam Hemsworth, RZA, Elsa Pataky, Aden Young, Steve Bastoni, Daniel MacPherson, Jack Thompson, Brooke Satchwell, Paul Tassone, Matt Nable, Molly Grace, Benedict Hardie, K Callan, Lynn Gilmartin, Jacqueline McKenzie
Distribuzione: Vertice 360
Durata: 94′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2
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Il voto dei lettori
1.86 (7 voti)
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