"Quello che so sull'amore", di Gabriele Muccino

quello che so sull'amore di Gabriele Muccino
Film di personaggi, soprattutto donne, che guardano dalla finestra, spesso spiano: espediente ripetuto in più di una sequenza, e che conferma probabilmente in Muccino un cineasta che almeno in questo caso sembra davvero impegnato a guardare il cinema americano dalla finestra, fraintendendo totalmente il tono da far assumere alla messinscena

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Emblematico il racconto che Muccino fa del finale che avrebbe voluto per il suo film, con la Biel che guarda l’ultima scena dalla finestra, e quello che a suo dire gli è stato imposto dai produttori (tra cui lo stesso Butler e il grande Jonathan Mostow), con la donna che esce sul vialetto per unirsi all’inquadratura conclusiva. Emblematico perché Quello che so sull’amore è di fatto un film di personaggi, soprattutto donne, che guardano dalla finestra, spesso spiano: un espediente ripetuto in più di una sequenza, e che conferma probabilmente in Muccino un cineasta che almeno in questo caso sembra davvero impegnato a guardare il cinema americano dalla finestra.

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Alle prese con una partitura classicissima per una placida commedia esistenziale mid-budget USA, con Butler vecchia gloria del calcio che si reinventa allenatore di quartiere per riavvicinarsi al figlio che vive con la ex-moglie e il nuovo compagno di lei, Muccino decide consapevolmente di non guardare alla sterminata filmografia di derivazione chiaramente costneriana di riferimento. Finisce così per fraintendere totalmente il tono da far assumere alla messinscena di una sceneggiatura che gli forniva addirittura degli affondi di comicità “spinta” (la gag col proprietario di casa indiano e Uma Thurman senza veli che passa di letto in letto, la figura pazzescamente sopra le righe di Dennis Quaid), francamente del tutto fuori contesto, ma che il regista liscia comunque completamente, intento a ricercare una patinata confezione romantica (ultrarappresentative da questo punto di vista le musiche alla vaniglia di Andrea Guerra) quasi mai funzionale.
Verrebbe quasi da dire "peccato", perché il film ha un paio di bei momenti (la bella sequenza con Butler che si gira a guardare sugli spalti la ex-moglie dopo la rete del figlio, alla stregua di quanto faceva quando era una star in campo e la cercava sulle gradinate degli stadi), alla fine dei quali Gerard guarda puntualmente in camera sgranando gli occhi, come una sorta di scavallamento del set che potrebbe lasciare intuire nello sguardo dell’attore l’enorme caos che ne ha minato a quanto pare le sorti.

Notazione a margine per la scena madre di confronto e confessione tra i due protagonisti che avviene nel camerino del negozio di abiti da sposa: una situazione, quella della scelta dell’abito nuziale, a cui negli ultimi tempi son dedicati anche micidiali programmi televisivi sui canali satellitari, che tra Le amiche della sposa via Bachelorette sembra essere stata del tutto recuperata dalla commedia americana contemporanea dopo alcuni esempi "classici", sino a starne diventando una delle stazioni ritornanti tra le più ricche di potenzialità.

 

Titolo originale: Playing for Keeps
Regia: Gabriele Muccino
Interpreti: Gerard Butler, Jessica Biel, Uma Thurman, Catherine Zeta-Jones, Dennis Quaid, Sean O’Bryan, Ritchie Montgomery, Nicky Buggs, James Tupper, Judy Greer
Origine: Usa 2012 ?
Distribuzione: Medusa Film ?
Durata: 100'

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