“Rabbia in pugno”, di Stefano Calvagna

Sorprende questo Rabbia in pugno di Stefano Calvagna, che si inserisce nell'orizzonte sconfinato del cinema indipendente a basso budget. Azione, inseguimenti, sparatorie, combattimenti corpo a corpo sono l’anima del film, che non pretende di somigliare a certi blockbuster americani ma che mostra uno spirito genuino, rozzo, sporco e per questo efficace

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Sorprende questo Rabbia in pugno di Stefano Calvagna, film indipendente a basso budget girato due anni fa che non aveva ancora trovato una distribuzione adeguata. La storia è molto semplice, per non dire scontata nel suo sviluppo narrativo. Però funziona. A cominciare dall’assunto di partenza che invita a farsi giustizia da soli, vendicandosi di chi ha commesso un torto, o peggio, un crimine nei nostri confronti. A Valerio (Claudio Del Falco), ex poliziotto e campione di kick boxing, sono state portate via due delle persone a lui più care, la fidanzata Valentina e Andrea, il figlio che aspettava con impazienza. Accecato dalla rabbia, si mette sulle tracce dell’assassino, un losco produttore cinematografico (un grande Maurizio Mattioli, qui calato nei comodi panni del boss) che aveva drogato la ragazza per stuprarla, provocandole un arresto cardiaco.
Azione, inseguimenti, sparatorie, combattimenti corpo a corpo sono l’anima del film, che non pretende di somigliare a certi blockbuster americani, dove l’effetto speciale è la condicio sine qua non, ma che mostra uno spirito genuino, rozzo, sporco e per questo efficace. Il regista sceglie di raccontare una Roma popolare, di periferia, agli antipodi rispetto a quella che siamo abituati a vedere oggi sul grande schermo. Una città di sangue e violenza, delimitata da un grande anello che viene percorso ad alta velocità su una moto, di notte. Una città di prostitute e papponi, che contagia lo spettatore con la sua morale degradata a barbara legge del taglione. Il buio e l’oscurità diventano così la costante dei luoghi (la palestra, la discoteca), dei personaggi, mossi dalla rabbia o corrotti dal denaro, delle situazioni. Al dramma fa sempre seguito l’ironia, che non spezza il ritmo della storia – anzi la rende ancora più vera e reale, simile alla vita. Non stona neanche una certa componente fantastica – potremmo dire catartica – che porta Valerio a riflettere sulle conseguenze dei suoi gesti.

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Certo, Gian Luigi Rondi si è spinto un po’ oltre definendo Calvagna il Tarantino italiano. Forse l’unico elemento che li accomuna è una passione per il cinema di genere, che Rabbia in pugno evoca senza forzature, mantenendo una forte impronta autoriale.

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Regia: Stefano Calvagna

Interpreti: Claudio Del Falco, Maurizio Mattioli, Stefano Calvagna, Valeria Mei, Gaia Zucchi, Alessio Tordi

Origine: Italia, 2011

Distribuzione: Poker Entertainment

Durata: 89'

 

 

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