Rendez-vous 2023 – Sentieri Selvaggi intervista Paul Kircher per Le Lycéen

L’attore protagonista del film di Christophe Honoré, in uscita in esclusiva su MUBI dal 28 aprile, si racconta in questa intervista esclusiva: la musica, il set, il futuro e i modelli di riferimento

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All’interno del Rendez-Vous, il festival dedicato al nuovo cinema francese, che si tiene ogni anno a Roma, Paul Kircher ha rilasciato, in esclusiva, a Sentieri Selvaggi dei commenti circa la sua partecipazione a Le Lycéen di Christophe Honoré, disponibile in esclusiva su MUBI dal 28 aprile.

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La vicenda del film si snoda a partire dal diciassettenne Lucas (Paul Kircher) che sta frequentando l’ultimo anno di liceo. Tutto appare tranquillo, tutto appare calmo fino a quando la vita del ragazzo è segnata improvvisamente dalla morte del padre. Ogni convinzione, ogni certezza inizia a sparire e ciò che resta è solo confusione e disperazione con cui confrontarsi.

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Buongiorno Paul, puoi parlarci un po’ del tuo personaggio?

Il ruolo di questo personaggio, come risalta dalla sceneggiatura, è molto interessante anche perché proprio nella sceneggiatura ci sono dei temi che a me hanno personalmente appassionato, come quello della memoria e del ricordo. Da una parte, la memoria in quanto terreno di ricerca, in quanto vaghezza dei ricordi e, dall’altra parte, il personaggio che cerca di ricostruire quello che ha vissuto e cerca di memorizzarlo e quello che ricorda lo vediamo proiettato nello schermo durante il film e poi improvvisamente invece si torna al presente. È un ruolo che ho amato molto, anche se il personaggio è molto lontano da quello che sono io ma grazie al lavoro fatto sui ricordi, grazie anche alla regia di Christophe Honoré ho potuto appropriarmi di questo personaggio.

Hai svolto una preparazione fisica e mentale specifica per questo personaggio?

Si, ho avuto la sceneggiatura nel mese di agosto, poi sono partito per Trieste dove ho fatto un Erasmus e dove sono rimasto per due mesi e Christophe Honoré mi aveva dato la sceneggiatura da portare con me e mi aveva consigliato anche di leggere un libro di Edmund White che si chiama Un giovane americano. Lavorando su questa traccia ho potuto impadronirmi della storia, a poco a poco, c’ho lavorato con Christophe Honoré e ho fatto questo che è un vero e proprio percorso, ho iniziato a creare un ponte tra il personaggio Lucas e me. Poi certo la preparazione è avvenuta all’inizio della lavorazione, a quel punto è un lavoro che si fa con tutta una equipe e per me è stato molto positivo essere presente sul set ogni giorno. Quello che mi ha facilitato è stato il fatto che Honoré ha saputo raccontare il film in una maniera che fosse vicina a me e al mio personaggio, quasi in un modo adolescenziale, a quel punto non mi è diventato difficile fare qualcosa che fosse così lontano da me. È vero che mi sono accorto di aver interpretato un personaggio molto distante da quello che sono io solo alla fine del film ma questo è avvenuto perché è un percorso che porta a dei parametri di vita diversi da quelli che sono i propri. Credo che l’importante sia essere molto curiosi, molto attenti verso ciò che accade intorno a noi, per cercare di creare dei legami con la storia del film, è un modo di nutrirsi che poi viene riprodotto durante la lavorazione anche se ovviamente recitando non è che uno se ne accorge, è qualcosa che avviene spontaneamente.

Quando è nato in te il desiderio di fare l’attore e vorresti continuare con questo desiderio?

Quando stavo al liceo ho imparato quale fosse il grande piacere di essere sulla scena perché facevo il cantante in un gruppo rock e mi sono reso conto che mi piaceva molto esibirmi davanti al pubblico. Poi certo, i miei genitori sono entrambi attori, quindi sicuramente mi hanno trasmesso anche il piacere della recitazione, però a quell’epoca avevo paura di entrare in questo mondo, non avevo intenzione di fare una scuola di teatro e quindi mi sono dato del tempo, mi sono iscritto all’università. Ho fatto il mio primo film dopo il liceo e lì ho scoperto che mi poteva piacere, ho cominciato a fare degli stage teatrali, durante il periodo delle vacanze universitarie, a guardare moltissimi film, a passare dei casting e dopo due anni di università ho incontrato Christophe Honoré, proprio per il casting di questo film. In quel momento sapevo di voler essere un attore.

La Francia ha una grande tradizione nel cinema: registi, attori, sceneggiatori. Tu hai qualche punto di riferimento? Qualche attore che ti può ispirare, anche del passato?

Si, senz’altro ho amato molto l’attore Jean-Louis Trintignant, penso a lui nel film Regarde les hommes tomber di Jacques Audiard, in cui c’è questo duo tra Jean-Louis Trintignant e Mathieu Kassovitz e poi penso a Jean Dujardin che è un attore eccezionale. Poi penso anche agli attori giovani emergenti.

Vorrei sapere, visto che nel film canti una canzone italiana, se ti piace anche la musica italiana?

Si, mi piace molto la musica italiana. Grazie a Christophe Honoré ho scoperto De Simone e la canzone Conchiglie e mi piace molto anche Donna mia.

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