RomaFF10 – The Boy and the Beast, di Mamoru Hosoda

Per Hosoda il fantastico non è la via che schiude le porte ad altri mondi. Ma è sempre un modo diverso di declinare il reale e “animarlo”, di renderne evidente il suo strato più interno

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Ren, un bambino di soli nove anni, scappa da casa dei nonni e si ritrova a vagare, solo e disperato per le strade di Tokyo. Fino a che non incontra un essere misterioso, una bestia dagli occhi di fuoco, che gli chiede di seguirlo. Inizia, qui, la sua avventura in un’altra dimensione, i cui abitanti hanno aspetto d’animali, forze e poteri sconosciuti, ma emozioni e sentimenti umanissimi. Kumametsu, questo il nome della bestia, una specie di orso burbero e violento, lo sceglie come suo apprendista nell’arte della lotta e gli dona un nuovo nome, Kyuta, e una nuova vita. Tra i due si stabilisce un legame unico, quasi simbiotico. Almeno finché Kyuta non riscopre la strada che riporta alle sue origini. E magari al suo futuro.

 

the-boy-and-the-beastAncora una volta per Hosoda il fantastico non è la via che schiude le porte ad altri mondi, altre traiettorie della percezione. Ma è sempre e solo, caso mai ne avessimo dubitato, un modo diverso di declinare il reale e “animarlo”, di renderne evidente il suo strato più interno, incerto e impalpabile. Quello dell’anima e dei sentimenti, quello dei rapporti che si articolano secondo dinamiche misteriose. Perciò, The Boy and the Beast è, letteralmente, un tuffo al cuore. Apparentemente, è il più classico dei percorsi di formazione, fondato sul rapporto tra allievo e maestro. Ma è molto di più. Perché il passaggio avviene sempre in una doppia, tripla, quadrupla direzione. Avviene da cuore a cuore, è un corpo a corpo, un fluido che si trasmette su sintonie impreviste e nei modi più improbabili… anche urlando, combattendo, litigando continuamente, come fanno Kumatetsu e Kyuta, esseri provenienti da dimensioni diverse, eppure unite nello spirito e nella condivisione della cura. Chi dei due imparerà dall’altro e cosa? Uno apprenderà i segreti della forza, lo spirito combattivo e le tecniche, l’altro conoscerà un modo del tutto sconosciuto di comunicare e di aprirsi, la possibilità di non esser più solo. E poi c’è la strada della dolcezza e della vertigine della scoperta, quella di Kaede, che tende la mano a Ren semplicemente, ricacciando indietro la bestia che è in lui, e sfida apertamente Ichirohiko, l’Oscurità, “non potrai mai sconfiggerci”.

 

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the boy and the beastEcco, se c’è un’ossessione è quella della trasmissione e della conoscenza, è il desiderio di un’ulteriore consapevolezza di sé, dei propri limiti e dei propri sogni. E se c’è un cuore è nella sfida all’unica vera Bestia con cui siamo chiamati a confrontarci. Quella che ci squarcia il petto e ci buca il cuore, quel groviglio oscuro di ansie, insicurezze, dubbi, fatto di abbandoni mai recuperati e rapporti repressi e inespressi. La paura mangia l’anima, si diceva… ed è quel terrore di non riconoscere la strada o di perderla, di non essere mai all’altezza, di non avere e non poter restituire, di non poter dare risposta alle domande fondamentali e necessarie che, a ogni svolta, ci pongono e ci poniamo. Senza saper più se andare avanti o tornare indietro. Anzi, senza saper neanche quale sia l’avanti o cosa indietro. Il desiderio più profondo di Hosoda è quello di affrontare la balena, Moby Dick, il nostro riflesso informe. Perciò il suo discorso si fa chiaro, al di là della complessità della creazione, del suo mondo animato. E ogni metafora, ogni segno, si scioglie nei fatti e negli accaduti, si legge nelle azioni. Non ha bisogno della complessità, perché crede nella semplice potenza del contatto e del dono, ben oltre le reticenze o i nascondigli. Se il terrore è reale, lo è come tutto il resto, è solo una cosa tra le tante. Basta avere una spada nell’animo con cui affrontarlo. Non ucciderlo, ma solo per riportarlo allo scoperto, nudo, aperto, senza difese. E da lì continuare, ridendo…

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