#RomaFF16: Oliver Stone, l’inesauribile racconto della storia americana

Durante il doppio incontro, il regista ha presentato JFK: Destiny Betrayed, di cui è regista e QAZAQ. History of the Golden Man, di cui è protagonista e produttore.

Oliver Stone ha a cuore la storia del suo paese, questo è ormai sicuro. Nello specifico è pero l’assassinio di John F. Kennedy ad interessarlo, quasi ad ossessionarlo: “Il mondo non sarebbe affatto quello che conosciamo oggi se non Kennedy fosse stato ancora vivo”. Dopo JFKUn caso ancora aperto uscito esattamente trent’anni fa, Stone ritorna sull’argomento, questa volta con una quantità impressionante di materiale in più, sessantamila documenti, desecretati nel frattempo. A Roma ha fatto doppietta di incontri, presentando sia la sua nuova serie in quattro puntate JFK-Destiny Betrayed che QAZAQ. History of the Golden Man, film-intervista fra il regista e Nursultan Nazarbayev, primo presidente del Kazakistan, salito al potere nel 1990 e ritiratosi nel 2019. Ad intervenire durante il secondo anche il regista Igor Lapatonok, i produttori Vera Tomilova, Igor Kobzev e l’autore delle musiche Carlo Siliotto.

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Punta il dito Stone, continuamente. Contro i giornalisti e i media americani (che definisce “complici”), contro la CIA e i servizi segreti, contro l’America. Parla, parla, parla senza freni ed entra specificatamente nei dettagli. “C’erano resistenza e odio da parte della CIA e dei militari nei confronti di Kennedy e suo fratello Robert è stato ucciso perché era abbastanza giovane per scoprire le cose e inoltre avrebbe potuto dare origine ad una sorta di dinastia.” Grazie a Kennedy per l’America “c’erano grandi promesse, ma sono state uccise”. Lo definisce un “guerriero della pace” e si augura che il nuovo presidente Joe Biden, cattolico ed irlandese come lui, ritorni sull’argomento e riapra l’inchiesta. Sulle posizioni di Vincent Bugliosi e di Tom Hanks sul caso JFK risponde: “Tom Hanks purtroppo pensa che sia tutto Hunky Dory in America. Lo definirei un ottimista, ma non un realista”.

“La ricerca del successo americano è come un cane che si morde la coda, tutto si basa sullo sconfiggere il nemico. C’è la costante idea di una minaccia che spesso è totalmente inventata. La Cina non vuole il controllo del mondo, vuole espandersi a livello commerciale. Questa mentalità di percepire sempre un nemico va cambiata.” Stone continua “Vengono spesi troppi soldi per questa folle preparazione alla guerra, per l’America è la cosa più importante. I soldi andrebbero spese per altre cose di maggiore importanza.” Proprio in questo Stone vede i motivi del declino dell’impero americano: “Ci sono troppe basi militari statunitensi all’estero e altrettanto all’interno degli U.S.A”.

Trova tempo pure per parlare delle tre edizioni di Alexander. La prima del 2004, accorciata a causa delle regole di contratto, la seconda del 2007, la sua preferita e l’ultima, quella del 2012, definita The Ultimate Cut. Racconta anche il suo pensiero sull’enorme importanza di internet al giorno d’oggi: “Sicuramente si tratta di una svolta positiva, molte delle cose migliori degli ultimi anni sono nate lì. Anche se spesso si continuano ad alimentare delle bugie in molti casi. Questo deriva dal fatto che spesso ci sono censure di diversi tipi, a forza di credere che pensare sia pericoloso, quando pericoloso è bloccare il pensiero”.

 

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