Sandra Hüller: anatomia di una stella

Protagonista di Anatomia di una caduta e al momento nelle sale con La zona d’interesse di Jonathan Glazer, l’attrice tedesca sta conquistando consensi di pubblico e critica

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Il 2023 è stato un anno più che fortunato per Sandra Hüller. La 45enne attrice tedesca è stata infatti protagonista di due dei migliori film della stagione: il film vincitore della Palma d’Oro di Cannes Anatomia di una caduta, in cui interpreta Sandra Voyter, una scrittrice e madre accusata di omicidio, e il dramma sull’Olocausto La zona d’interesse, vincitore del Gran Premio di Cannes e ora nelle sale italiane, in cui interpreta Hedwig Höss, la moglie del comandante di Auschwitz Rudolf Höss, uno dei più noti criminali della storia. Ma scopriamo qualcosa in più su una delle attrici del momento che sta capitalizzando mediaticamente una lunga carriera.

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Figlia di due insegnanti di Oberhof, Sandra Hüller è cresciuta in Turingia, uno dei 16 stati federali tedeschi, nell’allora Germania Est. Si trasferisce a Berlino a 17 anni per studiare recitazione e nel 2000 si diploma all’Accademia d’arte drammatica Ernst Busch. Inizia a lavorare con compagnie teatrali regionali come il Theaterhaus Jena di Iena e lo Schauspiel Leipzig di Lipsia e, dal 2002 al 2006, fa parte del Theater Basel di Basilea, in Svizzera. Il suo esordio arriva con il ruolo di Giulietta in Romeo e Giulietta a soli 23 anni, ma bisognerà aspettare il 2006 per vederla esordire nel mondo del cinema con Requiem di Hans-Christian Schmid, che la porterà a vincere il premio per la migliore attrice alla 56esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

La sua carriera prosegue però principalmente a teatro, nonostante ogni sua interpretazione riesca sempre a lasciare il segno: da citare Anonyma-Eine Frau in Berlin di Max Farberbock, l’episodio Deutschland 09 in Die Unvollendete di Nicolette Krebitz e, soprattutto, Amour Fou di Jessica Hausner. Il ruolo che cambia la sua carriera arriva però nel 2016, quando interpreta la protagonista di Vi Presento Toni Erdmann, il film di Maren Ade che venne candidato per rappresentare la Germania al premio Oscar per l’allora miglior film straniero, che andò poi a Il Cliente di Asghar Farhadi ma con cui Hüller riuscì a vincere il premio per la migliore attrice agli EFA, gli European Film Awards.

Vi presento Toni Erdmann l’aveva portata, a 37 anni, per la prima volta negli Stati Uniti, in una vincente campagna promozionale per la nomination all’Oscar come miglior film straniero. Oltreoceano non avevano idea di chi fosse e la trattavano come una scoperta. Tutto sembrava promettere un futuro radioso come stella del cinema. Dopo, invece, la sua carriera internazionale non è decollata come sarebbe stato lecito aspettarsi.

Nonostante la sua ritrosia verso l’attività promozionale, l’attenzione verso di lei in
sette anni è comunque decuplicata. Ben due dei suoi film hanno ottenuto i favori della critica –
il thriller di Justine Triet Anatomia di una caduta, per il quale è candidata
all’Oscar come migliore attrice protagonista, e il dramma sull’Olocausto di Jonathan Glazer La zona d’interesse, che ha ben 5 candidature all’Oscar. Dato che entrambi i film sono produzioni internazionali non coinvolte nello sciopero di attori e sceneggiatori che ha bloccato Hollywood, lei è stata tra i pochi contendenti a poter presentare pubblicamente il suo lavoro. Entrambi i film sono stati presentati a Cannes, aggiudicandosi rispettivamente la Palma d’Oro e il Grand Prix. Tra un film e l’altro, Hüller sfoggia una gamma interpretativa sorprendente. Recita con disinvoltura in tre lingue, passando dai ruoli provocatori a quelli malvagi, e soddisfa le esigenze complesse di due personaggi molto diversi da quelli interpretati fino a oggi. Anche dopo la nomination all’Oscar, sottolinea di non sentirsi adatta all’impegno che comporta la corsa ai premi. Quando deve esprimere le proprie emozioni profonde, non ha alcuna fretta e non si tira indietro. Nessuno sembra saperlo meglio di Justine Triet, il cui Anatomia di una caduta offre a Hüller il ruolo della vita.

La regista ha concepito l’idea di quel personaggio complicato pensando proprio all’attrice tedesca, e ha deciso di affidarle il ruolo della protagonista – che guarda caso si chiama Sandra – circa un anno prima di inviarle la sceneggiatura. Le due artiste si erano incontrate nel film precedente di Triet, Sibyl – Labirinti di donna (2019) in cui Hüller interpretava una regista caustica e dissoluta. Della Sandra del film, Hüller rivela tutto e niente perché si ha la sensazione che non voglia essere capita, che cerchi di celare al mondo il suo io più profondo. I suoi personaggi possono avere vite interiori disordinate e confuse, essere, in una certa misura, bloccati. Lei, cresciuta nella piccola città tedesca di Friedrichroda, sa interpretare questo tormento in modo così brillante, perché in parte è ciò che l’ha spinta a recitare.

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