Sherlock Holmes nel futuro senza più copyright

Non è più sotto copyright. Baker Street 221 non è più un nascondiglio sicuro, per lui.

 

Chissà come reagirebbe Sherlock Holmes, quello vero. A sapere che in Cina stanno per ribattezzarlo Curly Fu, e a girare un film su di lui; e un altro in Russia, e uno persino in India, con le sue indagini affidate al conduttore di “The Millionaire”, quello grasso con i baffetti, tanto più simile a Watson che a lui. Lui, quello vero – cioè, quello nato dalla penna di sir Arthur Conan Doyle – non era un tipo docile, anche se suonava il violino e fumava la pipa. Magari prenderebbe il treno da Paddington, poi qualche Orient Express speciale e andrebbe a sistemare quei produttori a suon di pugni. Perché sapeva boxare molto bene.

 

         Però il progresso non lo puoi fermare. E i produttori cinematografici nemmeno. Chissà se sarebbe felice anche sir Arthur Conan Doyle. Che comunque sognava il successo senza raggiungerlo: i suoi manoscritti inviati alle case editrici, confessò, “ritornavano indietro con la regolarità di un piccione viaggiatore”. Poi, alla fine, gli dettero 25 sterline per il primo racconto di Sherlock Holmes, “Uno studio in rosso”. Era il 1887. Certamente il successo gli piaceva, Conan Doyle non era uno schizzinoso. Ma che cosa direbbe nel sapere che stanno per mettere il suo Sherlock Holmes a confronto con Dracula?

 

         Sta per accadere anche questo. La Summit, lo studio che ha già prodotto “Twilight”, sta per preparare uno Sherlock che sfida Dracula: il nemico mortale dell’investigatore, Moriarty, porta Dracula a Londra e lo usa come arma di distruzione di massa… Ma perché sta per esplodere questa bomba a grappolo di Sherlock Holmes diversi e sparsi nel mondo? Semplice: perché un giudice, non più di due mesi fa, ha reso di “proprietà pubblica” il personaggio del detective privato più famoso al mondo.

 

         Sarebbe complicato ricordare quanti anni devono passare dalla morte dell’autore, dalla sua ultima opera eccetera: a noi basta sapere che, adesso, per creare un film, o un fumetto, o un racconto basato su Sherlock Homes non c’è da pagare pegno agli eredi di sir Arthur Conan Doyle. E allora, tutti gli studios cinematografici del mondo stanno facendo a gara per preparare storie con l’investigatore.

 

         Il più concreto di questi progetti è il terzo Sherlock Holmes diretto da Guy Ritchie, ex signor Madonna, con Robert Downey jr., ex signor Iron Man, e Jude Law: il film, tutto azione, uscirà nel 2016. E dopo il miliardo di dollari incassato sia dal primo che dal secondo episodio, non c’è da aspettarsi un film che passi inosservato.

 

         Intanto, però, c’è anche la serie tv in onda sulla Bbc con Benedict Cumberbatch. In Cina – dove Sherlock Holmes e Watson sono conosciuti come Curly Fu e Peanut – si girerà un film sul detective a Thames Town, una copia perfetta di Londra, ma ben piantata a Shangai. Produttori russi stanno lavorando a Mosca alla fiction “The Sherlock Holmes Adventures”, e nel Punjab, in India, stanno preparando uno Sherlock Holmes tandoori con Anil Kapoor, il conduttore di “The Millionaire”. E la Paramount è pronta con una commedia su Sherlock con Will Ferrell, per far concorrenza allo Sherlock muscolare e acrobatico di Robert Downey jr. Chissà se, tutto questo caos di film e controfilm, il vero Sherlock Holmes lo avrebbe mai immaginato, con una delle sue straordinarie, brillanti, geometriche deduzioni. Per chi invece volesse rifugiarsi negli Sherlock Holmes “doc”, antichi e accettati, c’è il cofanetto della Sherlock Holmes classic film collection che raccoglie quattordici film classici, con Basil Rathbone e Nigel Bruce, oltre a gallerie fotografiche e ad un libretto commemorativo. Quasi mille minuti di cinema, distribuiti da Cecchi Gori Home Video. E a Londra, il Museum of London prepara, per il prossimo autunno, la più grande retrospettiva mai dedicata al personaggio.