Sotto le stelle del cinema con Elia Kazan

 

 
SOTTO LE STELLE DEL CINEMA:
UNA SETTIMANA CON IL MITO DI ELIA KAZAN
 
 
Da domenica 3 luglio in Piazza Maggiore, l’Omaggio a Elia Kazan
 
 
 
Una settimana con il mito di Elia Kazan: la Cineteca di Bologna prosegue idealmente il sogno del Cinema Ritrovato inanellando (tutti in versione originale con sottotitoli italiani) in Piazza Maggiore (sempre alle ore 22) 6 film di Elia Kazan e 2 del suo profeta contemporaneo, Martin Scorsese.
 
Sotto le stelle del cinema riprende domani, domenica 3 luglio con Fronte del porto, seguito dal documentario che Martin Scorsese a dedicato a Kazan, appena pubblicato in cofanetto libro + DVD dalla Cineteca di Bologna, A Letter to Elia. La serata sarà presentata dallo storico Foster Hirsch.
 
Lunedì 4 luglio il testimone passa a Martin Scorsese e all’incredibile Robert De Niro di Toro Scatenato, mentre da martedì 4 a sabato 8 luglio Piazza Maggiore sarà tutta di Elia Kazan. Questa la sequenza: Bandiera gialla(martedì 4 luglio), Un albero cresce a Brooklyn(mercoledì 6 luglio), La valle dell’Eden(giovedì 7 luglio), Baby Doll – La bambola viva(venerdì 8 luglio), Splendore nell’erba(sabato 8 luglio).
 
Le proiezioni di lunedì 4 e martedì 5 luglio saranno precedute dai primi due appuntamenti storico-artistici del cartellone di Sotto le stelle del cinema: alle ore 21.30, Eugenio Riccomini sarà il protagonista di Quattro chiacchiere sulla Piazza.
 
 
 
Sotto le stelle del cinema
 
Omaggio a Elia Kazan
Domenica 3 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
FRONTE DEL PORTO (On the Waterfront, USA/1954) di Elia Kazan (108’)
Versione originale sottotitoli italiani
"Fronte del porto fu il risultato d'uno straordinario concorso di talenti. La cruda fotografia invernale è firmata da Boris Kaufman; Leonard Bernstein, futuro compositore di West Side Story, scrisse le musiche; gli attori erano le giovani stelle dell'Actors' Studio, primo fra tutti Marlon Brando; e alla regia Elia Kazan, il pioniere del nuovo teatro. Tracce di molti generi ne compongono il tessuto scabro: è un film d'impegno civile, un film realista, un film intimista, un melodramma, un poliziesco, un gangster-movie, un racconto di gioventù bruciata. E' un film d'esterni, girato nelle vere zone portuali di New York, nel quale la forza dell'aperto piega e stravolge le regole dell'impianto teatrale. Il tema civile è la scoperta del gangsterismo interno ai sindacati: le tangenti, i ricatti, gli illeciti, i misfatti dei picchiatori e dei capigang. L'idea è che l'abuso va denunciato, e il film si costruisce a giustificazione della denuncia. Fare i nomi dei mandanti, qui, diventa prova di maturità e responsabilità, confessione e terapia personale, chiave necessaria al funzionamento d'un rapporto positivo tra un uomo e una donna, via d'accesso alla soluzione dei conflitti sociali. Elia Kazan e Budd Schulberg, autore del racconto da cui il film trae origine, avevano 'fatto dei nomi' davanti alla commissione McCarthy: certamente il film fu per loro terapeutico, la ricerca di un'autoassoluzione (il fantasma di quella testimonianza resa al comitato per le attività antiamericane avrebbe abitato ancora a lungo l'ex-comunista Kazan), ma proprio questo apre al centro del film, che aspira a una morale altisonante, l'effetto opposto d'un vuoto morale".
(Peter von Bagh, Dizionario dei film, Istituto Enciclopedia Italiana-Treccani 2005)
 
a seguire
A LETTER TO ELIA (USA/2010) di Martin Scorsese e Kent Jones (60’)
Introduce lo storico del cinema Foster Hirsch
Versione originale sottotitoli italiani
Presentato tra gli applausi e nella commozione generale all'ultimo festival di Venezia, A Letter to Elia è stato subito riconosciuto dalla critica come uno dei film più belli e personali dell'intera carriera di Martin Scorsese: inadeguata e riduttiva la definizione di documentario, A Letter to Elia è una ricognizione-confessione in cui Scorsese, davanti e dietro la macchina da presa, si confronta con un gigante del cinema e del teatro come Elia Kazan.
"Il termine 'director' è un po' strano e in un certo senso addirittura sbagliato, ma ad ogni modo colpisce nel segno: stai dirigendo l'occhio del pubblico, la sua attenzione, guidandolo da un momento all'altro, attraverso diversi significati. E sì, quando si guarda qualcosa come la scena del taxi con Brando e Rod Steiger in On the Waterfront, si ha l'assoluta semplicità alla quale aspiravi. […] Kazan, nella sua autobiografia, dice che in realtà non 'dirige' le scene, ma permette semplicemente che accadano. Prende delle decisioni con Boris Kaufman, lascia interagire Brando e Steiger, che già conoscono i loro personaggi così intimamente, e la scena prende vita. A volte, questa è la regia – lasciar che le cose accadano, senza interferire".
(Martin Scorsese)
 
 
Kazan e Scorsese
Lunedì 4 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
TORO SCATENATO (Raging Bull, USA/1980) di Martin Scorsese (128’)
Versione originale sottotitoli italiani
Quando un pugile si allena allo specchio, tirando e schivando con la sua immagine riflessa, si dice che sta "boxando con l'ombra". L'espressione è così bella che ci porta inevitabilmente a vedervi impresse allusioni metaforiche: anche se sul ring ci si scazzotta in due, il pugile è sempre solo con se stesso, lui e il proprio lato oscuro. La figura epica e turbolenta di Jake La Motta porta, sul proprio corpo martoriato, decenni di cinema sulla boxe, distillando alla perfezione la vena ostinata e disperata dei suoi protagonisti. "Il tema del film è la sopravvivenza", dice Scorsese. La Motta, nel corso di una vita inimitabile, lotta all'ultimo sangue per sopravvivere a se stesso, tentando vanamente di non precipitare nella spirale delle proprie nevrosi e dei propri fallimenti. "Combattimenti regolari non ne esistono", aggiunge Scorsese, riferendosi forse più alla vita che allo sport, e mettendoci davanti alla fatica immane che ognuno deve affrontare sul proprio ring privato. Anche per questo Raging Bull, con tutto il carico di brutalità che lo accompagna, è un film spirituale. Oltre a essere una malinconica lezione sul tempo e sulla vocazione distruttiva dello spettacolo. Tra cent'anni, sarà ancora uno dei film più grandi di sempre. (Andrea Meneghelli)
Introduce Leonardo Gandini
 
precede (ore 21.30)
Quattro chiacchiere sulla Piazza con Eugenio Riccomini
 
 
Omaggio a Elia Kazan
Martedì 5 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
BANDIERA GIALLA (Panic in the Streets, USA/1950) di Elia Kazan (93’)
Versione originale sottotitoli italiani
Sul fronte del porto di New Orleans, la vittima di un omicidio risulta portatrice di peste polmonare: un medico e un detective uniscono le forze per rintracciare chiunque abbia avuto contatti con lui e scongiurare l'epidemia, mentre il panico, come da titolo originale, dilaga nelle strade. Lavorando un intreccio thriller senza speciali qualità Kazan realizza un noir urbano teso, febbrile, patologico: la sorpresa più eclatante è che tutto sembra, fuorché il film di un (ormai eminente) regista teatrale, tanto alta e sicura è la tenuta dei valori figurativi e la bellezza delle riprese nei veri bar e sulle vere banchine della zona portuale. "Pensai: voglio fare un film tutto d'azione, e voglio cominciare a usare la macchina da presa per raccontare la storia. Voglio girare un film come fosse un film muto, renderlo il più possibile simile a un film muto. Voglio tentare di fare qualcosa di specificatamente cinematografico […] Credo che non avrei potuto girare Fronte del porto in quel modo se non avessi fatto Bandiera gialla" (Elia Kazan). La claustrofobia dell'esterno scontorna e dà risalto alle singole perfomance: Richard Widmark e Paul Douglas dottore e poliziotto, un losco Jack Palance e un tremebondo Zero Mostel i braccati. (Paola Cristalli)
Introduce Leonardo Gandini
 
precede (ore 21.30)
Quattro chiacchiere sulla Piazza con Eugenio Riccomini
 
 
Omaggio a Elia Kazan
Mercoledì 6 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
UN ALBERO CRESCE A BROOKLYN (A Tree Grows in Brooklyn, USA/1945) di Elia Kazan (128’)
Versione originale sottotitoli italiani
Il primo film di Kazan, tratto da un romanzo all'epoca molto popolare in America, è un film delizioso, e questo forse spiega perché Kazan non riuscì mai a farselo piacere: "C'era qualcosa di sostanzialmente falso. Se almeno avessimo girato a New York, nel vero East Side… le stanze erano troppo pulite, troppo belle, troppo evidentemente opera dell'attrezzista". Eppure, è anche questa tenera ed esuberante ricostruzione della New York d'inizio Novecento, e di un suo caseggiato popolare, a creare un'atmosfera in cui è così piacevole immergersi. Kazan, per sua ammissione, sa ancora poco di tecnica, ma sa già come dar vita ai personaggi: un padre musicista, idealista e avvinazzato, che s'intenerisce al piano cantando Anne Laureen o s'intristisce alla bottiglia, una madre dal viso dolce e severo di Dorothy McGuire, e una ragazzina che Kazan dirige splendidamente, da quel maestro d'Actors Sudio che è. Certo, è una scheggia ben intagliata di Tradizione, una celebrazione della famiglia americana, "una storia sentimentale: e adesso non credo più in queste cose" (Elia Kazan). L''attrezzista', comunque, era Lyle Wheeler, il formidabile scenografo che aveva arredato Via col vento: e la sua sapienza del dettaglio, sul grande schermo, ve la godrete tutta. (Paola Cristalli)
Introduce Cecilia Cenciarelli
 
 
Omaggio a Elia Kazan
Giovedì 7 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
LA VALLE DELL’EDEN (East of Eden, USA/1955) di Elia Kazan (115’)
Versione originale sottotitoli italiani
Sentivo che il corpo di Dean era molto grafico; a volte era letteralmente torto dal dolore. Stava sempre storto, quasi come uno storpio o una specie di spastico. Non riusciva a fare niente stando dritto. Addirittura camminava come un granchio, come se cercasse sempre di rannicchiarsi. Io me ne accorgevo, ma non è una cosa visibile nei primi piani. Comunque Dean era storpio dentro – non era come Brando. La gente li paragonava, ma non c'era nessuna somiglianza. Era un ragazzo molto, molto più malato, e Brando non è malato, è solo tormentato. Ma penso anche che ci sia qualcosa di speciale nel volto di Dean. È un volto così desolato e solo e strano. E ci sono momenti in cui uno si dice: "Oh, Dio, ma è bellissimo – che spreco! Quanta bellezza perduta!".Dean era quello che aveva il talento più naturale dopo Marlon. Ma gli mancava la tecnica; non aveva una formazione adeguata. Non era in grado di interpretare ruoli che non fossero nelle sue corde. Spesso azzeccava una scena istintivamente al primo colpo. A volte invece no e allora cominciavano i problemi. Non aveva neanche un'intelligenza di prim'ordine. Dirigerlo era gratificante perché coglieva sempre qualcosa dello spirito della gioventù che si considerava defraudata dalla generazione precedente. Ma c'era un elemento di autocommiserazione e lo trovavo seccante. C'era in lui una considerevole dose di innocenza, che però non si accompagnava alla forza o al coraggio ma all'odio e a una sorta di disperazione. (Elia Kazan)
 
 
Omaggio a Elia Kazan
Venerdì 8 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
BABY DOLL – LA BAMBOLA VIVA (USA/1956) di Elia Kazan (114’)
Versione originale sottotitoli italiani
Commedia nera e perfetta espressione della poetica di Tennessee Williams, dunque commedia e dramma sulla condizione umana e sugli assurdi affanni che gli uomini hanno deciso di autoinfliggersi, il film mette in scena un 'contratto di matrimonio' e la sua rottura – Baby Doll è soprattutto un dramma sull'idea del possesso e della proprietà; e la Lolita appena più adulta che si succhia il pollice, ideale sintesi di malizia e ingenuità, è in realtà solo un'intermediaria in un melodramma fin troppo realistico, dove uomini avidi utilizzano ciecamente qualsiasi mezzo in una lotta di reciproca sopraffazione economica. L'ambiente è un Sud sudato, discinto, sensuale, sprofondato nella decadenza e nell'arretratezza, escluso dalla corsa al progresso, dove un piccolo centro, un tempo elegante sinonimo d'onore e ospitalità southern, è diventato il paese dell'invidia, dell'imbecillità, della debolezza mentale, minato dal reciproco sospetto. L'ingombrante, prolungata verginità della moglie-bambina funziona come parodia dei film sentimentali dell'epoca e dei primi youth movies più commerciali; ma, in modo in realtà perfettamente comprensibile, fu proprio Baby doll a suscitare le più fiere proteste della chiesa cattolica americana (e il film doveva diventare infatti, insieme alla rivista Play Boy e a Lolita di Nabokov, una delle pietre miliari della rivoluzione sessuale degli anni Sessanta).
(Peter von Bagh, Dizionario dei film, Istituto Enciclopedia Italiana-Treccani 2005)
 
 
Omaggio a Elia Kazan
Sabato 9 luglio, ore 22, Piazza Maggiore
SPLENDORE NELL’ERBA (Splendor in the Grass, USA/1961) di Elia Kazan (124’)
Versione originale sottotitoli italiani
Famiglie, vi odio! Forse nessun altro film americano restituisce in colori così vividi il senso dell'invettiva di André Gide. Per qualche anno, sul finire dei Cinquanta, William Inge (l'autore di Picnic e di Fermata d'autobus) sembrò una stella della scrittura teatrale americana, sullo stesso piano di Tennesse Williams e Arthur Miller. Il tempo l'avrebbe poi dislocato un poco sotto, ma Splendore nell'erba, che Inge sceneggiò per Kazan, resta un'opera di assoluto incanto, e non stupisce che il regista amasse questo film fino a lasciar cadere, per portarlo a termine, impegni teatrali già presi (con lo stesso Williams, cosa che pose fine alla loro collaborazione), né che considerasse la sua scena finale "in qualche modo più bella di qualsiasi cosa io abbia mai fatto". Tragedia romantica ambientata nel Kansas dei tardi anni Venti, Splendore nell'erba si rivolge in realtà alla sempiterna ipocrisia e alla repressione sessuale annidata nei nuclei familiari. Warren Beatty e Natalie Wood sono Romeo e Giulietta ai bordi della Depressione (e della depressione), padri e madri si oppongono al loro amore, l'amore non viene consumato e li consuma, la vischiosità familiare li corrode e li annienta: ad attenderli la malattia mentale o un'onorevole, disperata resa agli affetti normalizzati. Uno scandaloso racconto di gioventù che non 'finisce bene', come il coevo e tanto più morbido Scandalo al sole, né esibisce la denuncia generazionale di Gioventù bruciata, ed è superiore ad entrambi: perché al di là di Freud e di Gide e delle madri canaglia, c'è qui il sentimento dell'irrecuperabile, il confronto con il momento della vita in cui tutti abbiamo sentito o sentiremo che "l'erba non avrà mai più il suo splendore" (il titolo è tratto dall'Ode sull'immortalità di Wordsworth). Per una schiera nutrita (che dopo questa visione sarà probabilmente più nutrita) il vero capolavoro di Kazan. (Paola Cristalli)
 
 
 
Sotto le stelle del cinema
Bologna, 20 giugno – 30 luglio 2011
 
Spettacoli:
Piazza Maggiore
ore 22
ingresso gratuito
 
 
Sotto le stelle del cinema è una manifestazione promossada: Cineteca del Comune di Bologna, Comune di Bologna, Ente Mostra Internazionale del Cinema Libero.
Con il contributo di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema; Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura; Bologna Estate; Fondazione CaRiSbo;
Main Sponsor: Hera.
Sponsor: Aeroporto ‘G.Marconi’ di Bologna, Confcommercio Ascom di Bologna, Banca Popolare dell’Emilia-Romagna, EmilianAuto.
E con la partecipazione di Mel BookStore, Bologna Welcome, CO.TA.BO.