Storia di una ladra di libri, di Brian Percival

Liesel ha dodici anni, i riccioli biondi sporcati dal viaggio che l’ha separata dalla madre, arrestata perché comunista. Trasferita in un piccolo paesino della Germania all’alba della Seconda guerra mondiale, viene accolta da una coppia di coniugi male assortita, genitori affidatari che si guadagnano col tempo la sua fiducia e successivamente addirittura l'affetto. Il conflitto esplode prima nei roghi di libri in piazza, quindi nelle case dove gli uomini vengono reclutati per andare al fronte e le cantine perquisite in cerca di ebrei scampati alla Notte dei cristalli e soffitti abbastanza alti da farne rifugi antiaereo. Letta sui giornali e ascoltata nel sibilo delle bombe, la guerra riempie gli angoli della pellicola: filtrata dagli occhi della bambina, più lucidi di quelli dei suoi coetanei e sempre più concentrati sulle pagine scritte che pian piano impara a decifrare, scoprendo le parole per pensare il tempo atmosferico in modo che anche Max, l’ospite segreto della casa, possa figurarsi il sole opaco invernale.

Dal bestseller di Markus Zusak, Brian Percival trae un film didascalico eppure toccante: non si preoccupa di condensare gli eventi in una confezione che renda giustizia al tempo cinematografico (se la durata eccede indubbiamente la tensione, l’arco di trasformazione di Liesel non è mai teso verso un lampante gesto risolutore), piuttosto li mette uno in fila all’altro senza concedersi voli registici. Assottigliando la voce onnisciente della Morte che del romanzo era il punto di vista, non ha il coraggio di accantonarla – creando intermezzi stranianti che suonano come una forzata riduzione in capitoli – ma compie la scelta di dare la parola ai maestri di carne e sangue (il padre putativo, interpretato con cuore, misura e armonica da Geoffrey Rush, e Max, il ragazzo che insegna a Liesel la forza di una personale ri-lettura del mondo).
Opera asciutta e delicata, mossa da una sincera urgenza didattica più che dalla grandeur del blockbuster (che pure è, come il materiale letterario cui attinge), convince per la prova calibrata dei protagonisti. Su tutti, la giovanissima Sophie Nélisse, portatrice di una curiosità infantile mai stucchevole, di un pudico respiro meraviglioso, ed Emily Watson, che nel vestire i panni doppi della mamma adottiva – autoritaria e amorevole, tagliente e apprensiva – sa sbrigliarsi dal cliché della strega come dall’effigie di rara e pregevole umanità.

 

Titolo originale: The Book Thief
Regia: Brian Percival
Interpreti: Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Joachim Paul Assböck
Origine: Usa/Germania, 2013
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 125’