"Sunshine Cleaning", di Christine Jeffs

sunshine cleaningCon Alan Arkin di nuovo nei panni del nonno e gli stessi produttori di Little Miss Sunshine, Christine Jeffs si addentra nel dramma, tinto di humor nero, di una famiglia disfunzionale alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza. Sono le due protagoniste, Amy Adams ed Emily Blunt, a salvare il film dalla banalità di una formula che ha smarrito la sua sincerità e la sua forza corrosiva
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sunshine cleaningPresentato nel 2008 al Sundance Festival, Sunshine Cleaning strizza l’occhio, non solo nel titolo, alla commedia firmata da Jonathan Dayton e Valerie Faris. Con Alan Arkin di nuovo nei panni del nonno e gli stessi produttori di Little Miss Sunshine, Christine Jeffs (regista neozelandese al suo terzo lungometraggio, dopo Rain e il ritratto della poetessa Sylvia Plath, interpretata da Gwyneth Paltrow) si addentra nel dramma, sapientemente stemperato nelle accattivanti tinte della commedia nera, di una famiglia disfunzionale alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza. Una lotta combattuta tra le strade assolate ed anonime di un’Albuquerque fatta di squallidi motel e desolati diner e dove le immense ville di un abbagliante rosa pastello continuano a rimarcare l’incolmabile distanza che separa chi è riuscito ad affermarsi e trovare la propria strada da chi è rimasto indietro e si è perso in un pantano di sogni mai realizzati. E’ proprio il tentativo di avanzare nella scala sociale e rincorrere il successo economico, grazie all’impresa che ripulisce resti umani dalle scene dei crimini messa in piedi dalla caparbia Rosa con l’aiuto della cupissima Norah, le due sorelle interpretate da Amy Adams e Emily Blunt, l’espediente narrativo usato da Megan Holley, la sceneggiatrice di Sunshine Cleaning, per penetrare nel precario equilibrio emotivo di Rose e nel malessere esistenziale di Norah. La prima è un’ex stella del liceo, ora amante di un uomo sposato e madre single, che porta sulle spalle tutto il peso del suo fallimento, e Norah, la più piccola, con il suo sorriso sghembo e il suo sguardo sempre rivolto verso un imperscrutabile altrove, è immobilizzata dalla paura, incapace di superare il suicidio della madre. Pur trovando un invidiabile equilibrio tra i toni più lievi e la tragicità del racconto, la scrittura della Holley non riesce ad andare oltre i cliché di una formula che è diventata un vero e proprio marchio di fabbrica apposto su prodotti sfornati in serie, e con il suo campionario di personaggi tipicamente indie, eccentrici, maledetti, ma sempre amabili, finisce per apparire stereotipata e mai veramente graffiante. Solo la geografia in continuo movimento dei corpi delle due straordinarie protagoniste, Amy Adams ed Emily Blunt, riesce a dar calore ad un’umanità pericolosamente in bilico che, nel caos emotivo che si agita sotto la pelle, continua a leccarsi le sue ferite senza sapere bene come andare avanti. E se ad un primo sguardo Sunshine Cleaning sembra voler addentrarsi nelle contraddizioni che fanno della famiglia un territorio tanto impervio, brutale e dolcissimo, con il suo finale aperto, ma comunque pacificatorio, abbandona la vischiosità iniziale per riaffermare, nonostante tutto, la bontà di fondo del nucleo famigliare, centro nevralgico dell’esistenza capace di risanare le fratture e di offrire una sorta di redenzione ad ogni personaggio. A salvare, in parte, Sunshine Cleaning dalla banalità di un cinema che è andato sempre più smarrendo la sua sincerità e la sua forza corrosiva è il dolente ed emozionante senso d’attesa che Christine Jeffs lascia affiorare durante tutto il film, disseminandolo di inaspettate deviazioni – come la televisione accesa in cerca della rivelazione di un volto smarrito nel passato – che aprono un varco segreto all’interno di quella materia magmatica che è il cuore umano.
 
 
Titolo originale: id.
Regia: Christine Jeffs
Interpreti: Amy Adams, Emily Blunt, Alan Arkin, Steve Zahn, Jason Spevack, Mary Lynn Rajskub, Clifton Collins Jr.
Distribuzione: Videa CDE
Durata: 91’
Origine: USA, 2008
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