#TFF41 – Il nucleare può salvare il mondo(?). Masterclass con Oliver Stone

Il regista ha parlato della sua visione sulle opportunità dell’energia nucleare, raccontate nel doc Nuclear Now, ed é tornato sul Kennedy “pacifista” e la sua scelta pro-Putin sulla Guerra in Ucraina

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Ha le idee piuttosto chiare Oliver Stone. È sempre andata così con i suoi film e i suoi documentari e succede la stessa cosa nell’attesa masterclass di fine festival qui a Torino, dove Stone non usa mezze misure nel portare avanti la sua ultima battaglia: il sostegno all’energia nucleare. “Il nucleare è la principale soluzione da adottare per salvare il mondo dal riscaldamento climatico” dice il regista americano davanti al pubblico e in presenza del direttore artistico Steve Della Casa, di David Grieco e di Beatrice Borgia, presidente della Film Commission Piemonte.

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Stone ha portato qui a Torino Nuclear Now, il documentario in uscita in Italia per I Wanted sul nucleare che rimette in discussione alcune posizioni critiche portate avanti in passato dai movimenti pacifisti e ambientalisti e da diversi esponenti del mondo della cultura americani come Jane Fonda e Bruce Spingsteen: “Facendo ricerche su ricerche e parlando con molti scienziati ho cambiato completamente idea su questo tema e ho capito che se vogliamo raggiungere l’obiettivo di emissioni zero di gas serra entro la metà del secolo dobbiamo ricorrere all’energia nucleare e lottare contro le lobby più pericolose, come quella del petrolio. Ovviamente questo tipo di investimento deve coinvolgere anche le altre energie rinnovabili, eppure per varietà di impieghi e fattibilità il nucleare è la soluzione migliore” ha sentenziato Stone.

Rispondendo a una domanda sulle sfide che lo hanno portato a diventare regista cinematografico, l’autore di Salvador e Nato il quattro luglio, riallacciandosi a quanto già raccontato nella sua autobiografia Cercando la luce, ha ricordato il trauma del divorzio dei suoi genitori, dove scoprì “la prima grande bugia della mia vita, il matrimonio di mio padre e mia madre, la seconda bugia fu l’omicidio di John F. Kennedy, la terza la Guerra in Vietnam dove mentimmo alla popolazione vietnamita, che in parte sterminammo, a noi stessi e a tutto il mondo“.  L’omicidio del presidente Kennedy resta una sua ossessione ricorrente negli anni. Dopo ovviamente aver realizzato JFK nel 1991, uno dei suoi capolavori, ma anche il film che “mi perseguita ancora oggi e che ha danneggiato la mia carriera“, Stone è tornato ad analizzare nuove rivelazioni sulle indagini superficiali della Commissione Warren che hanno messo in luce incongruenze sull’autopsia di Kennedy e che sono raccontate nella serie documentaria JFK Destiny Betrayed, dove viene detto chiaramente, come già nel film del ’91, che il presidente aveva intenzione di ritirarsi dal Vietnam: “Credo che Kennedy sia stato il più grande presidente che abbiamo avuto negli ultimi 60 anni perché è stato l’unico a parlare esplicitamente di pace“.

A tal proposito anche sulla Guerra in Ucraina Stone ha idee chiare ed esplicitamente filoputiniane, in larga misura espresse nel documentario Ukraine on Fire del 2016 e da lui espressamente citato: “Tutti sanno che in Ucraina nel 2014 c’è stato un colpo di Stato e che dal 1944 gli Stati Uniti d’America hanno l’obiettivo di controllare l’Ucraina per poi arrivare alla Russia. Da sempre gli Stati Uniti hanno sistematicamente usato l’Ucraina e secondo me è questo quello che è avvenuto e che ha portato alla reazione di Putin, che già nella mia intervista aveva parlato con preoccupazione di questo scenario. Uno scenario pericolosissimo perché fare una guerra con la Russia oggi significa fare una guerra nucleare e questo è un obiettivo che gli Stati Uniti hanno dagli anni ’40. Pensate anche alle loro attività in Afghanistan a favore dei mujaheddin nel 1979 e alle 800 basi militari che hanno in tutti il mondo e che dovrebbero lasciare seduta stante La storia ha sempre una sua logica, basta unire i puntini“.

 

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