The Butler. Un maggiordomo alla Casa Bianca, di Lee Daniels

Sarebbe banale, o quanto meno riduttivo, considerare The Butler un film storico sulla segregazione razziale negli Stati Uniti e sul movimento per i diritti civili. Perché non è solo questo. C’è anche una storia dietro alla Storia, che è quella di Cecil Gaines (Forest Whitaker), maggiordomo della Casa Bianca per quasi trent’anni, dal 1957 al 1986, e sette amministrazioni presidenziali. La sua devozione al lavoro, volta a garantire alla famiglia un futuro rassicurante, lo porta a trascurare sempre più la moglie Gloria (Oprah Winfrey) e i figli Louis e Charlie.

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Ispirato alla vita di Eugene Allen, raccontata in un articolo di Will Haygood apparso nel 2008 sul «Washington Post», il quarto lungometraggio di Lee Daniels ripercorre gli eventi socio-politici che hanno mutato il volto dell’America integrando in modo convincente lo scenario pubblico con la vicenda privata. I cambiamenti sono infatti narrati attraverso gli occhi dei protagonisti: Cecil che consola Jacqueline Kennedy dopo l’assassinio di John; Louis che partecipa ai movimenti dei Freedom Riders e delle Pantere Nere; Charlie che decide di arruolarsi in Vietnam per servire il suo paese. Che sia testimone passivo o sostenitore attivo, ogni personaggio contribuisce a definire il sogno americano: accettando il sistema – il padre e il figlio minore; rifiutando lo status quo – il figlio maggiore. Due visioni che finiscono inevitabilmente per scontrarsi.
A differenza di altre pellicole che trattano il tema del razzismo evidenziando il risveglio di una coscienza morale nei bianchi (The Help) o il loro bigottismo (La calda notte dell’ispettore Tibbs), The Butler prende le distanze da qualsiasi atto giudicante descrivendo la diversità generazionale all’interno della famiglia Gaines. Anche i presidenti sono figure complesse e contraddittorie: apprezzano l’impegno di Cecil, senza però considerarlo una persona a tutti gli effetti (“La stanza deve sembrare vuota quando ci sei tu” è la prima regola che impara). La sua presenza silenziosa ma costante, lontana da marce e sit-in, fa di lui un eroe sui generis, costretto cioè a indossare davanti ai bianchi una maschera opaca da cui non trapela nulla (“Si interessa di politica, signor Gaines?”; “No”, risponde Cecil).

A proposito di maschere, Lee Daniels è riuscito nel compito non certo facile di contenere l’incredibile cast: è impossibile non riconoscere John Cusack nella serietà di Nixon, Jane Fonda nell’irriverenza di Nancy Reagan, Robin Williams nella compostezza di Eisenhower o Cuba Gooding Jr. e Lenny Kravitz nei panni dei migliori amici di Cecil (e la lista potrebbe continuare). Tuttavia ciò che emerge è l’idea di persone e non personaggi, in senso caricaturale, che questi attori trasmettono. Si può contestare invece la mancanza di libertà espressiva e di intraprendenza, a cui il regista ci aveva abituato (era la forza di Precious, che faceva leva sull’immaginario adolescenziale della protagonista per smorzare il racconto amaro). The Butler procede spedito, scegliendo una strada forse più sicura – difficile non immedesimarsi – ma comunque ben riuscita.

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Titolo originale: The Butler
Regia: Lee Daniels

Interpreti: Forest Whitaker, Oprah Winfrey, John Cusack, Jane Fonda, Cuba Gooding Jr., Lenny Kravitz, James Marsden, Vanessa Redgrave, Alan Rickman, Robin Williams
Origine: USA, 2013

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Durata: 113’
Distribuzione: Videa