The Stranger, di Thomas M. Wright

Sfrutta i bellissimi paesaggi australiani e un notevole montaggio visivo e sonoro per posizionarsi in bilico tra l’incubo e la realtà. Fuori concorso.

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Esiste qualcosa di misterioso e inumano nei paesaggi australiani. Una capacità intrinseca di questi loghi nel riuscire ad evocare un immaginario oltre-umano, mistico e ambiguo. Peter Weir sfruttava questa fascinazione nel suo adattamento di Picnic ad Hanging Rock per mostrare il sottile limite che separa la natura dal mondo onirico e, curiosamente, lo sfrutta alla stessa maniera Thomas M. Wright nella sua opera seconda, The Stranger, fuori concorso al Torino Film Festival.

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Henry Teague (Sean Harris) è un uomo straziato da una vita di lavoro fisico e crimine. In fuga dalla legge, si rifugia in una desolata baita dell’Australia Occidentale. Qui la sua strada di incrocia con quella dell’agente sotto copertura Mark Frame (Joel Edgerton) che lo coinvolge in un giro criminale dalla portata internazionale. Mentre i due allacciano un opportunistico rapporto basato sulle menzogne, il mistero della scomparsa di un bambino tiene impegnata la polizia australiana.

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Nonostante la distanza tematica e stilistica tra l’opera di Weir e quella di Wright, entrambi i film utilizzano la natura come passaggio attraverso cui accedere ad una dimensione da incubo, dove l’uomo, nella forma dell’istituzione della polizia, si rivela troppo piccolo e inadatto per riuscire a svelarne i misteri. Come gli agenti dello stato di Victoria ingaggiati dal collegio per ritrovare le studentesse scomparse, i poliziotti del Queensland non riescono a trovare le tracce del bambino rapito. Tutte le vittime sembrano sparire nel nulla, divorati dalla spaventosa alterità australe.

È nella spiegazione delle cause The Stranger ritrova la sua materialità: non esiste nessuna forza occulta e misteriosa, il male ha sempre un colpevole e un volto, in questo caso il disordinato e scavato volto di Sean Harris. Provato dal peso del suo passato, intrappolato in un presente di solitudine e stenti, il suo personaggio stringe un legame con l’agente sotto copertura Mark Frame. Due facce speculari, quasi doppelganger l’uno dell’altro, i due uomini si trovano invischiati in una ragnatela di falsità, in cui mentire è l’unico modo per sopravvivere.

Grazie ad un virtuoso uso del montaggio sonoro e ad una storia non lineare, Tomas Wright riesce ad inchiodare lo sguardo dello spettatore allo schermo con una magistrale costruzione delle aspettative. Purtroppo, i nodi iniziano a venire al pettine molto prima del finale, in questo modo tutta la tensione costruita da The Stranger scivola via con il suo climax anticipato e gli ultimi minuti risultano molto meno interessanti di quanto mostratoci precedentemente.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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