"Torno a vivere da solo" di Jerry Calà

Torno a vivere da soloTornare a vivere da soli vuol dire affrontare le ombre del passato e della giovinezza, far risuonare la sottile eco di un immaginario che ormai sembra definitivamente fatto a pezzi e sotterrato, per ritrovare una casa, un letto e riabitare lo spazio del cinema. Ciò che ci porteremo nel cuore è questo sogno di ricostruire una nuova grande famiglia, in cui accogliere finalmente tutti. Quelli di ieri e quelli di oggi

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Torno a vivere da soloLiving alone again. Quel refrain alla fine non se ne va più, rimane sospeso nella testa, nell’aria e si riaffaccia quando sei solo, guidi, fumi la tua sigaretta, quando vai a letto e ti risvegli…Sarà quel suo motivo così ostinatamente anni ’80, sarà il rivedere Calà e Smaila che cantano ancora insieme, nonostante i capelli grigi, i chili di troppo. O forse sarà che con quelle commedie ci siamo cresciuti, nei giorni di febbre senza scuola, e non ce ne vergogniamo affatto. Ma di certo il cuore freme e la commozione sale. Non serve a nulla nascondersi dietro la maschera di una glaciale e cieca intelligenza: quando nostro figlio ci chiederà come eravamo, pretenderà la verità. Tornare a vivere da soli vuol dire affrontare le ombre del passato e della giovinezza, far risuonare la sottile eco di un immaginario che ormai sembra definitivamente fatto a pezzi e sotterrato, per ritrovare una casa, un letto e riabitare lo spazio del cinema. E’ vero. C’è tutta la nostalgia di Calà in questo film. Il riferimento a Vado a vivere da solo, a quella commedia di Marco Risi a suo modo epocale, è il segno che dal passato non si sfugge mai. E’ un fiume carsico che scorre lento, ma implacabile. La tavoletta del water collegata al juke-box, la sventola che ti entra in casa, pronta a cadere come una pera, ma che non riesci a sfiorare, perché ti sorprendi costretto a rigiocare all’amore e ti confondi ancora con i sentimenti. Ma oggi, nel 2008, c’è anche tutto il coraggio di tornare dentro le stanze di una cinema che non sempre si è mostrata accogliente. C’è la voglia di esserci ancora, di essere presente una volta di più. Certo Calà non assomiglia a Mickey Rourke e Torno a vivere da solo non è The Wrestler. Ma si può correre il rischio del richiamo, perché entrambi i film vivono dell’assoluto desiderio di non esser più solo un fantasma, di ritrovare quello spazio, magari piccolo, in cui far riposare il proprio corpo malandato. E davvero Torno a vivere da solo sembra una storia di fantasmi che tentano una reincarnazione. Calà che rifà i tormentoni di vent’anni fa (libidine!!!), Don Johnson Sonny/Nico che non spara più e parla con accento milanese, ha sostituito le strade di Miami con i tranquilli sentieri di un supermercato, ma trova ancora l’energia e il fascino del tombeur de femmes, Eva Henger che non si spoglia più e mostra di esser la migliore delle madri, Paolo Villaggio senza denti, che si reinventa barbone per difendere la libertà di sognare un ritorno a casa. Probabilmente si potrebbe scrivere che la commedia non comincia mai ‘sul serio’ e che i richiami all’attualità rimangono vaghi, sullo sfondo, quasi fossero un obbligo contrattuale da rispettare a forza. Ma di questo film, ciò che ci porteremo nel cuore è il sogno di ricostruire col cinema una grande famiglia allargata, in cui accogliere e far posto a quelli di ieri e a quelli di oggi, grandi e piccoli, uomini, donne e trans, chi si è trattenuto e chi ha provato a dimenticarci…Si va a vivere da soli, per ritrovare se stessi e gli altri. Alla fine, Mara Venier, immagine in un’immagine, dice la cosa più vera. In fondo, è davvero come quei vecchi album di famiglia. Più vai avanti con gli anni e più hai voglia di rispolverarli, per scoprire di aver amato tutti.

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Regia: Jerry Calà

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Interpreti: Jerry Calà, Enzo Iachetti, Tosca D’Aquino, Don Johnson, Nara de Natividade, Paolo Villaggio, Eva Henger, Randi Ingerman, Mercedes Henger, Rudy Smaila

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 106’

Origine: Italia, 2008

 

Il videoclip Living alone again

 

 

 

 

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