Tutta colpa di Freud, di Paolo Genovese

Dopo una cocente delusione d'amore, Anna Foglietta a New York decide di provare un taglio corto per i propri capelli. Mentre l'obiettivo la segue dal parrucchiere, la voce off del personaggio ci avverte: “questa non è la solita metaforuccia della donna che va a tagliarsi i capelli subito dopo esser stata mollata, per chiudere con il passato…”
Ecco, Tutta colpa di Freud, in qualche modo già dal titolo, estremizza la tendenza che Paolo Genovese aveva già manifestato nel precedente, fortunato Una famiglia perfetta (che va sempre di più assumendo l'aura di film centrale per un qualunque discorso sul cinema italiano da grande pubblico): ovvero un amore per la struttura e le dinamiche dello script che di fatto prendono forma sulla scena, sostituendosi quasi ai personaggi che assolvono una funzione di puro tramite delle traiettorie ben congegnate della scrittura (qui anche un tentato suicidio diventa espediente puramente strumentale…). Paolo Genovese è sceneggiatore sempre più bravo, ma in un certo senso è come se più che a dare vita al proprio copione, il regista sia interessato a esplicitarlo, denudarne la matrice testuale e metterla in mostra: questo aspetto costituisce l'elemento di maggiore novità del suo lavoro, che finisce così per trasformare in abbellimenti per la propria impalcatura dichiarata anche le potenzialità narrative del plot.

Una cosa alla volta. La sinossi non è troppo lontana dal film scritto con Leonardo Pieraccioni (che qui firma il soggetto con Genovese), Un fantastico via vai: lì il protagonista si ritrovava a fare da padre-amico-consigliere al gruppo di giovani coinquilini alle prese con le diverse vicende sentimentali; qui, Marco Giallini ha un ruolo in sostanza simile, di papà analista che porta avanti una tenera e accorata terapia familiare lunga una vita con le proprie tre figlie, e rispettivi amori.
E' già questa figura di confessore-maestro di vita a diventare una sorta di incarnazione del manuale di introspezione-base che ogni buon sceneggiatore deve portare a memoria (si veda l'apparizione salvifica del padre al ristorante che spiega alla Puccini come relazionarsi con un disabile). Ancor più nel frammento di film dedicato al personaggio di Anna Foglietta, lesbica che ha deciso di provare a innamorarsi di un uomo, e dunque si affida a Giallini per avere lezioni sulla categoria, che sembrano invece più lezioni su come costruire un personaggio maschile in una commedia sentimentale.

Il bungee jumping di Claudia Gerini, che chiaramente simboleggia il tracollo del suo personaggio, è seguito da un dialogo in cui la donna racconta che aveva bisogno di fare un volo per poi rinascere…ma l'apice di questa tendenza Genovese lo tocca con l'amore tra Vinicio Marchioni, sordomuto, e Vittoria Puccini: non potendo usare le parole, i due trasformano in testo qualunque elemento sulla scena, dai cartelli stradali agli oggetti di una mostra d'arte, con risultati di una certa originalità.
Allora, più che l'estrema attenzione formale alle vie del centro storico di Roma e alle location (il Teatro dell'Opera, appartamenti di design…), diventa illuminante la quotidianità segreta di Alessandro Gassman e Laura Adriani negli androni dell'esposizione di un negozio di mobili simil-Ikea, dopo l'orario di chiusura. Strutture a vista.

Regia: Paolo Genovese
Interpreti: Marco Giallini, Anna Foglietta, Vittoria Pulcini, Vinicio Marchioni, Laura Adriani, Daniele Liotti, Alessandro Gassman, Edoardo Leo, Giulia Bevilacqua, Dario Bandiera, Maurizio Mattioli, Francesca Apolloni, Alessia Barela, Antonio Manzini, Claudia Gerini, Paolo Calabresi, Gianmarco Tognazzi, Michela Andreozzi, Lucia Ocone
Origine: Italia, 2014
Distribuzione: Medusa Film
Durata: 120'