Twist à Bamako, di Robert Guédiguian

Nel deserto del Mali il regista francese sembra intraprendere, dal passato, un percorso nuovo e probabilmente inaspettato, ma sicuramente di grande impatto. Dai Rendez-Vous di Roma

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Nel deserto del Mali (anche se la parte africana dell’opera è girata nei pressi di Dakar, Senegal) il regista marsigliese sembra intraprendere un percorso nuovo e probabilmente inaspettato, ma sicuramente di grande impatto, non solo nell’ambientazione, ma anche nella capacità, mai smorzata, semmai rinvigorita, di far vivere insieme la lotta rivoluzionaria collettiva e i tumulti intimi, personali, di giovani alla scoperta della libertà, di un mondo decolonizzato dal potere cieco.
Ventidue lungometraggi e stavolta Robert Guédiguian si ritrova nel 1962 in Mali, a poco più di un anno dalla decolonizzazione del Paese, dalla proclamazione dell’indipendenza e della repubblica guidata dal partito USA-RDA del capo del governo Modibo Keïta. Il giovane Samba è in missione per il governo nella savana per portare a conoscenza gli abitanti dei villaggi più remoti quanto sia grande la conquista raggiunta da tutto il suo popolo. Samba porta la speranza ai più deboli, agli uomini e donne distanti dalla civilizzazione che dovrebbero prendere coscienza della lotta di classe. Lavorare fuori dalla Francia, lavorare senza i soliti ed ineguagliabili volti, tutte sfide complicate e coraggiose per l’autore, sicuramente superate con la maestria di chi non scende facilmente a compromessi stilistici e ideologici.

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In Africa, il processo di decolonizzazione cominciò un po’ più tardi che in Asia e Medio Oriente ma fu più rapido e si concluse tra la metà degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta con un semi fallimento: le élite locali in molti paesi sono state incapaci di gestire la transizione democratica e, di fatto, il Continente è ancora oggi preda di interessi neocoloniali. Tutto ciò è ben descritto dal regista, “Come diceva Lenin: il socialismo sono i sovietici, l’elettricità e il twist”. Si racconta di un’atmosfera nuova, almeno a Bamako, la città che balla di notte con musiche controrivoluzionarie, che tracanna alcol nei locali, che sperimenta smanie occidentali. Nelle stanze e alle pareti, la foto di Mao Tse-Tung, di Malcolm X, di Ghandi… Samba aiuta a fuggire Lara dal suo villaggio e da una situazione familiare fatta di soprusi. Nasce una storia d’amore appassionata e romantica, ma le ombre del passato non finiranno di minacciare il futuro. I parenti di Lara si presentano a Bamako per riportarla indietro e farle riprendere la “retta via” delle tradizioni. L’idealismo è messo a dura prova però dall’emancipazione che significa liberazione dalla schiavitù, dall’alienazione, ma che contemporaneamente deve fare i conti con lo stalinismo che non può andare d’accordo con l’amore e il twist.

Tutto impreziosito dagli scatti “del movimento” a riprendere lo sguardo di Malick Sibidé, fotografo maliano degli scatti non in posa, che mostrano esattamente i giovani di Bamako abbracciati al rock and roll, movimento di liberazione, che adottano le abitudini di consumo di una cultura giovanile internazionale e sviluppato un atteggiamento ribelle nei confronti di tutte le forme di autorità stabilita. Come Sissako, probabilmente il più grande regista maliano, anche Guédiguian non segue soltanto il cinema di denuncia, dicotomico oppositore di vecchio/nuovo, tradizione/occidentalizzazione, è anche e soprattutto cinema di ambigua implosione, viscoso riverbero globalizzante di esseri che ridono e piangono nella stessa immagine; e’ cinema della parola, del suo peso ideologico, ma anche del suo storico fallimento. Sarà proprio questo il mal d’Africa, perché risveglia la parte più emotiva di ciascuno di noi, quel primordiale sepolto con il progresso della cosiddetta civiltà.

Titolo originale: Mali Twist
Regia: Robert Guédiguian
Interpreti: Stéphane Bak, Alice Da Luz, Saabo Balde, Bakary Diombera
Distribuzione: Diaphana Distribution
Durata: 129’
Origine: Francia, Canada, Senegal, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
2 (1 voto)
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