#Venezia76 – The New Pope (Ep. 2 e 7), di Paolo Sorrentino

Presentate a Venezia, in anteprima mondiale, due puntate dell’attesissima The New Pope: serie che si conferma il più riuscito e interessante progetto firmato da Paolo Sorrentino nell’ultimo decennio

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Set of "The New Pope" by Paolo Sorrentino. in the picture Jude Law and John Malkovich. Photo by Gianni Fiorito This photograph is for editorial use only, the copyright is of the film company and the photographer assigned by the film production company and can only be reproduced by publications in conjunction with the promotion of the film. The mention of the author-photographer is mandatory: Gianni Fiorito. Set della serie Tv "The New Pope" di Paolo Sorrentino. Nella foto Jude Law e John Malkovich. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E obbligatoria la menzione dellautore- fotografo: Gianni Fiorito.

Cosa stiamo vedendo? E, soprattutto, dove? In tempi di serialità complessa, schermi dislocati e abbonamenti personalizzati a sempre nuove piattaforme sembra proprio che queste due domande restino irrinunciabili per iniziare ogni ragionamento sui prodotti audiovisivi che ci circondano. Ecco allora: siamo al Lido di Venezia, quinto giorno della Mostra e stiamo vedendo due puntate in anteprima (precisamente la seconda e la settima) dell’attesissima The New Pope di Paolo Sorrentino. Strana scelta, effettivamente, visto che la serie continua a perseguire una forte narrazione orizzontale e quindi una necessaria consequenzialità nella visione delle singole puntate. Ci troviamo pertanto di fronte a un “format” tutto festivaliero che ibrida forme e linguaggi: un breve riassunto della stagione precedente, seguito da un brevissimo riassunto della prima puntata inedita della nuova stagione; poi si passa alla visione della seconda puntata in anteprima mondiale, seguita da un corposo riassunto delle successive quattro montato come un trailer prodromico alla visione del settimo episodio. Insomma, una strana e interessantissima esperienza che assume i caratteri di un “evento unico” imponendo a ogni giudizio critico di adeguarsi e tenerne conto.

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E veniamo al testo. Come già scritto in precedenza il tempo espanso della serialità –  sperimentato per la prima volta in The Young Pope – giova non poco allo sguardo di Paolo Sorrentino. Alla prova con il piccolo schermo, infatti, il regista de La grande bellezza e Youth ha asciugato progressivamente i proverbiali eccessi barocchi funzionalizzandoli al racconto di un singolo percorso di vita. Quindi il serrato rapporto con il passato e le responsabilità, la spiritualità e l’amore, il pensiero e l’azione, ritrova nelle immagini un forte referente emotivo slegato dalle troppe interpretazioni blindate e declamate che spesso zavorrano il suo cinema. Lenny Belardo è forse il personaggio più complesso e tragico scritto da Sorrentino e questo The New Pope lo conferma.

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Cosa è accaduto nel frattempo? Ci eravamo lasciati proprio a Venezia con l’improvviso malore del Papa accasciato a terra dopo il suo primo discorso ai fedeli. Lenny è ora in coma profondo, c’è bisogno di un successore, ma Francesco II muore misteriosamente dopo soli dodici giorni. Il cardinal Voiello tenta allora di convincere il cardinale inglese John Brannox ad accettare l’incarico: Giovanni Paolo III, teorico della “middle way”, dovrà quindi mediare tra scandali interni (i possibili complotti) e minacce esterne (il terrorismo fondamentalista), mentre Pio XIII torna alla vita affrontando una nuova identità semi-clandestina di “santo vivente”.

Le due puntate confermano in pieno la natura intimista della serie, rinunciando quasi del tutto all’arma del grottesco fine a se stesso sull’altare di un sincero interesse ai dubbi interiori dei personaggi principali (interpretati da due attori di comprovata presenza scenica come Jude Law e John Malkovich). Certo, l’estetizzazione spinta del visibile e l’interfaccia costante con un immaginario onirico/pop sono le firme inconfondibili del regista (che puntualmente deflagrano a inizio di ogni puntata), ma questa volta i personaggi hanno il giusto tempo per farsi conoscere, sviluppare relazioni e stabilire contatti sinceri all’insegna della memoria e della pietà. Non si può dire molto di più dopo la visione di queste due puntate narrativamente slegate, ma si può comunque già ribadire che il dittico The Young e New Pope si conferma il più riuscito e interessante progetto firmato da Paolo Sorrentino nell’ultimo decennio.

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