You Hurt My Feelings, di Nicole Holofcener

Una commedia che sembra arrivare dagli anni ’80 e ’90, di quelle girate bene e scritte ancora meglio che sanno far affezionare ai suoi personaggi. Ottima Julia Louis-Dreyfus. #TFF41 Fuori Concorso

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Dov’è il confine tra la fiducia e la menzogna? Continua ad essere un abile cinema di parola quello di Nicole Holofcener, anche seducente nel suo essere datato. E stavolta ha anche una marcia in più. I piccoli e i grandi inganni sono spesso al centro della sua scrittura (la biografa che falsifica le lettere dei personaggi famosi in Copia originale di Marielle Heller per cui è stata candidata all’Oscar per la miglior sceneggiatura) così come la nascita di improvvisi legami (Please Give) o la ricerca ostinata della felicità sentimentale malgrado tutti gli impedimenti (Non dico altro). Anche Beth cerca una propria stabilità. È una scrittrice che insegna in una scuola dove i suoi studenti non conoscono il suo lavoro. È sposata con Don, uno psicoterapeuta non stimato da molti suoi pazienti che ad ogni anniversario le fa lo stesso regalo e madre di Eliot, che cerca di aiutare in ogni maniera ma nel modo sbagliato. Un giorno, mentre è con la sorella Sarah, vede in un negozio il marito assieme al cognato, un attore di scarso successo e ascolta una loro conversazione in cui lui ammette di non amare il romanzo che sta scrivendo. Da questo momento il loro rapporto entra in crisi.

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Quello di You Hurt My Feelings è un elegante e nervoso pedinamento. Avviene nelle strade di New York fino al momento della rivelazione in cui i già evidenti temporanei equilibri si rompono. Al tempo stesso Holofcener spoglia i protagonisti dietro i loro primi piani, fa avvertire lo scarto tra la parola e il pensiero che poi diventa l’elemento dominante di un film sulle bugie vere che diventano ancora più pericolose di quelle autentiche. You Hurt My Feelings sa cogliere tante piccole instabilità e fratture nei rapporti tra le persone, già dallo sguardo di Beth interpretata dall’ottima Julia Louis-Dreyfus nei confronti dei soi studenti o nella scena in cui si allontana nel divano dal marito. La cineasta sa raccontare i suoi personaggi, ne fa emergere fragilità e complicità, con un’abilità di scrittura che richiama Nora Ephron ma anche con i ‘piccoli drammi’ quotidiani del cinema di Paul Mazursky dove è dichiaratamente citato Una donna tutta sola. La recitazione di Dreyfus, infatti, è proprio sulla linea di quella di Jill Clayburgh. Rispetto a quel film, in questo caso il tradimento non è più evidente ma più subdolo. In più Holofcener mette in luce anche le tante crisi maschili di autostima, dall’attore che vuole mollare tutto, a Don che confonde i pazienti spesso insoddisfatti di lui. Una scena, con la coppia che vuole il rimborso di 33.000 euro di tutte le sedute fatte, sembra uscire da Woody Allen.

You Hurt My Feelings però non è freddo in questa analisi anche impietosa. Sa essere autoironico come nel finale e trova counque un’empatia con i suoi protagonsti come in quell’abbraccio dopo la rapina. È una commedia che sembra arrivare dagli anni ’80 e ’90, di quelle girate bene e scritte ancora meglio che sanno far affezionare ai suoi personaggi senza mai forzare la mano.

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
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