TORINO 27 - "Ne change rien", di Pedro Costa (Onde)

 

Pedro Costa segue Jeanne Balibar nella sua carriera parallela di cantante, nelle registrazioni come nei concerti. Man mano che la musica viene composta, trovata o riproposta su un palco, Costa guarda emergere dal nero (che imperversa) sparute tracce di luce. Straordinaria (e garreliana) incursione nell’”inconscio ottico” della pelle del visibile, a contatto con la sua faccia speculare: il suono

ne change rienPedro Costa segue Jeanne Balibar (attrice di, per esempio, Va savoir e Ne touchez pas la hache di Rivette) nella sua carriera parallela di cantante, nelle registrazioni come nei concerti. Il suo bianco e nero esplora le pieghe del visibile che diventa musica, e scopre in loro quell’altra musica che è la luce. Man mano che la musica viene composta, trovata o riproposta su un palco, Costa guarda emergere dal nero (che imperversa) sparute tracce di luce, porzioni lacerate e monumentali di spazio, accensioni sullo splendido volto della Balibar – attrice ultra-micro-espressiva quant’altre mai, a livello di riflessi muscolari involontari, occhiate e sorrisi lasciati scappare di sfuggita… È soprattutto il lungo primissimo piano di lei che prova a cantare Offenbach pedantemente incalzata e corretta dal produttore – un autentico (ed efferato) duello – ad offrire il meglio in questo senso.
Ogni inquadratura di questa nuova, straordinaria incursione di Costa nell’”inconscio ottico”, negli umori secreti sulla pelle del reale e scoperti dalla luce, indugia tutto il tempo che questa scoperta richiede. Tutto il tempo che richiede inabissarsi nel lavoro creativo (secondo la dimensione “artigianale” già da lui magnificata nel suo Danièle Huillet/Jean-Marie Straub: Où gît votre sourire enfoui?), trovare la luce (e il suono, ugualmente) e usarla non come un strumento, ma diventando in prima persona strumento della luce.
Viene in mente, certo, One plus one di Godard, insuperabile resoconto “materialista” del lavoro compositivo dei Rolling Stones. Ma non si tratta propriamente di questo: lì c’era la volontà di mostrare come fanno, diciamo così, “elementi discreti”, singoli ingredienti semplici, a comporsi insieme, a sottoporsi a un montaggio che persino una carrellata non poteva esimersi dall’imbastire. Qui il montaggio è ridotto a collezione, e la macchina si concentra fissa. Si tratta, piuttosto, di entrare nell’universo del suono, universo in costante doloroso travaglio, e co-abitarlo con l’analogo travaglio in cui incorre la luce. Seguire il tortuoso sentiero temporale in cui si avventurano luce e suono. Due diversi modi di essere presenti con un corpo che non si tocca: uno meno uno.
Questo anche se poi Godard nel film c’è: in una canzone è la sua stessa voce, campionata da Histoire(s) du cinéma, a ripeterci ne change rien pour que tout soit différent. E Costa, di quello che ha davanti, non cambia niente: il suo bianco e nero mozzafiato (in cui il “bianco” è un residuo prezioso incontrato in fondo a un’oscurità che tutto avvolge) trasforma certo magnificamente l’immagine, ma a cambiare è appunto quel “niente” che è la luce. Oppure, analogamente, la posizione: è la scienza ejzensteiniana dell’angolazione, di un “taglio” che se non è di montaggio è quello della lama affilata delle linee dell’inquadratura di Costa. E tutto è meravigliosamente differente.
Il film quindi si sogna godardiano, ma si sveglia garrelliano. Man mano che riff e lacerti musicali si ripetono e prendono forma, è inevitabile pensare a Garrel e alla sua sensibilità microscopica per le pulsazioni segrete del visibile. E soprattutto a quel nero, buio pesto, da cui quelle pulsazioni (proprio come quelle dell’”udibile”) vengono.
Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 1 commenti
 
  1. magnifico articolo per un film che ho visto con altre 15 persone. <br />L'ho trovato complessivamente riuscito, ma a tratti ossessivo e un po' compiaciuto nel riprendere i "vuoti", i "momenti morti", al punto da trasmetterli anche a me, con una punta di irritazione, specie nei minuti iniziali.<br />Un lavoro ben fatto comunque.<br />Complimenti ancora per questo bell'articolo<br /><br />gianni

    Inviato da gianni il 21/11/2009
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

Oscar: dal 2013 addio Kodak Theatre
 La Kodak ha dichiarato bancarotta.
Cruise presentatore degli Academy Awards
Al Kodak Theatre il 26 febbraio
Presentazione del Box Cassavetes
Martedì 7 Febbraio alla Casa del Cinema
E' morto Bill Hinzman, il primo morto-vivente del cinema
Lo ''zombie del cimitero'' nella sequenza iniziale del film di Romero
Corso Salani racconta Nichi Vendola
mercoledì 8 febbraio proiezione di C'è un posto in Italia
Sentieri Selvaggi presenta i suoi corsi primaverili
Venerdì 10 febbraio, ore 19,30 in Via Carlo Botta 19
No Google per i Brangelina
I figli non posso "googlare" i genitori
I 60 anni di Vasco su "Film Tv"
Alexander Payne, Glenn Close e Berlinale
La neve blocca Muller
Rimandato il cda del Festival di Roma per decidere la nomina
Molte novità Minerva-Rarovideo in DVD
Scorsese, Cassavetes, Ferrara, Loach
Omaggio a Ben Gazzara
Il Salento Finibus Terrae omaggia l'attore scomparso
Operazione Paura a Serravezza
Dal 24 al 27 maggio, il primo festival finanziato con il crowdfunding
Doodle Truffaut
 Per gli 80 anni della nascita del cineasta
MacLaine in "Downton Abbey"
L'attrice sarà Martha Levinson
Tributo a Dario Argento
Hollywood omaggia il regista con una retrospettiva
Jim Jarmusch produce un dramedy erotico
Scritto dall'autore del bestseller Go the Fuck to Sleep
CUT salta
annullata la terza lezione
Joe Carnahan per remake del Giustiziere della notte
Il regista di A-Team per il cult movie interpretato da Bronson nel '74
Online la collana DVD Queer Frame
Prezzo speciale per gli utenti
Blake Lively e Benicio Del Toro per Oliver Stone
Prima foto da Savages, tratto da Le Belve di Don Winslow
Addio a Ben Gazzara
 aveva 81 anni
Rooney Mara protagonista per Soderbergh
Al posto di Lively in Side Effects
Corti d'Argento 2012: 30 titoli italiani selezionati
I premi del Sngci assegnati il 23 e 24 marzo durante Cortinametraggio
Dujardin fa scandalo
Per la locandine de Les infideles
La nuova Mostra di Venezia 69 (2)
 Biennale College – Cinema e Light Market