NERO/NOIR – James Ellroy: un romantico dal cuore di tenebra (o l'anima del noir)

una gloria che ci costa tutto
e non significa nulla

Ossessione.
Tutto brucia in questo fuoco interiore. Pagine su pagine. La scrittura come azione compulsiva. Unica cura possibile alle ferite del proprio essere.
Ossessione come stile.
Da suddividere tra cronaca e immaginazione. La scrittura di Ellroy ha il ritmo di un jazz indiavolato e sincopato. Le frasi brevi, il loro montaggio frenetico, i dialoghi febbricitanti, le esplosioni di violenza, le lunghe discese verso l’inferno umano.
1987-1992. La tetralogia di Los Angeles. The Black Dahlia, The Big Nowhere, L.A. Confidential, White Jazz. La porta d’entrata tra i grandi autori della letteratura di ogni tempo. L’ingresso verso la gloria.
Prendere un contesto storico (Stati Uniti. Los Angeles. Dal dopoguerra alla fine degli anni cinquanta) nel quale immergere i propri intrecci e i propri personaggi. Documentarsi su fatti realmente accaduti (il delitto della Dalia Nera, il massacro del Nite Owl). Dare poi libero sfogo ai processi creativi e immaginativi, dare libero sfogo alla propria ossessione.
Il noir. L’unico genere in cui tutto questo è possibile. L’unico genere a non avere regole rigide, sempre aperto a molteplici influenze. Il noir diventa nelle mani di Ellroy una narrazione ricca di dettagli che assume la forma della cronaca nera, per poi concedere aperture romantiche, per poi sprofondare negli abissi dell’anima umana. La descrizione degli ambienti polizieschi e malavitosi, il loro degrado. Il quadro di una società malata, il suo declino.
1987. The Black Dahlia. Tutto nasce da una ossessione. Il corpo morto della madre di Ellroy. Nessun colpevole. Trovare delle risposte diventa una lotta contro i propri demoni. Ellroy attraversa una lunga dipendenza da alcol e psicofarmaci. Scrivere diventa la cura. Scrivere diventa una nuova forma di dipendenza. Il corpo della madre di Ellroy e quello della Dalia si sovrappongono. Realtà e immaginazione si incastrano nell’esigenza della creazione.
Un vortice di omicidi, brutalità e inganni trasporta il lettore in un luogo oscuro e misterioso. James Ellroy costruisce una narrazione avvolgente e nitida, le vicende si rincorrono ad un ritmo forsennato.
2006. Brian De Palma firma la trasposizione cinematografica di The Black Dahlia. Lo scarto è evidente. De Palma riscrive con le immagini il libro di Ellroy. Si entra in un mondo (Hollywood, anni quaranta) di natura prettamente cinematografica. A differenza di Ellroy che questo mondo lo ricostruisce oggettivamente, quasi ad un livello di cronaca storica, De Palma abbandona qualsiasi realismo per lasciarsi andare ad una ricostruzione per immagini, puramente filmica. Il suo punto di riferimento non è tanto l’America degli anni ‘40, quanto il cinema hollywoodiano degli anni ’40. Il noir. Ci si ritorna attraverso le immagini.

Il cinema, Hollywood, un altro degli scenari dei libri di Ellroy. Un mondo dorato, perverso e cinico. Molte le incursioni dello scrittore nelle vite e nelle abitudini di attori, registi, produttori. Reali quanto inventati.
1990. L.A. Confidential. Forse il libro più a stretto contatto con Hollywood. Una trama come sempre complessa, stratificata e insanguinata. Tre personaggi memorabili: Ed Exley, Bud White, Jack Vincennes.
1997. Curtis Hanson firma la regia della pellicola tratta dal libro. Si perde la struttura della storia, i suoi molteplici incastri. Hanson mantiene i tre personaggi, costruisce un nuovo epilogo, elimina molte parti. Nel libro di Ellroy è di grande importanza la descrizione di Ray Dieterling, un personaggio nel quale non è difficile ritrovare la figura di Walt Disney. Ellroy scava dietro le immagini rassicuranti dei disegni animati, dei film per bambini, dei grandi parchi di divertimento. Dieterling è legato al padre di Exley. La loro storia è un modo per fare luce negli antri oscuri della psiche umana ma anche un tentativo di fare crollare il mito hollywoodiano dall’interno, con tutti i suoi segreti e le sue falsificazioni.
Ellroy utilizza il noir in maniera del tutto personale. La sua tecnica narrativa è molto più vicina all’hard-boiled, così come le trame poliziesche e le descrizioni sono ad un passo dalla pura cronaca (molti gli inserti di articoli di quotidiani o di giornaletti scandalistici). Ma lo stesso realismo (inteso come metodo di ri-costruzione narrativa o filmica di un certo mondo) era una delle matrici dei gangster movie americani degli anni venti e trenta, dai quali il noir degli anni quaranta e cinquanta prenderà vita, assorbendo quelle ambientazioni realiste in una messinscena mano a mano sempre più simbolica, grazie anche alla lezione dell’espressionismo tedesco. In Ellroy l’influsso del cinema, di Hollywood, è innegabile, ma viene rielaborato più come scenario, teatro nel quale far muovere i suoi personaggi. Poi come simbolo di una visione del mondo ossessiva e malata, piena di perversioni e priva di morale.

L’unico modo per i suoi personaggi di sperare in qualcosa di migliore o diverso è l’amore. In questo sentimento, l’unica cosa veramente pura dei romanzi di Ellroy, c’è tutta la forza dell’essere umano. La sua lotta per uscire dal pantano, la sua ricerca della luce. Il noir in Ellroy è presente come anima, quindi come qualcosa di profondo, che si sente in ogni pagina e che supera qualsiasi definizione stilistica o formale. E’ la capacità di saper cogliere gli aspetti più oscuri della natura umana. E’ la consapevolezza di un viaggio doloroso verso il fondo e la speranza di trovarvi alla fine qualcosa per la quale sia valsa la pensa vivere.
L’amore.
James Ellroy è uno degli ultimi romantici rimasti in circolazione.

Dimmi qualcosa.
Dimmi tutto.
Annulla il tempo che ci ha separati.
Amami, fiera, nel turbine dei pericoli.