800 Eroi, di Guan Hu

Esempio di cinema popolare cinese kolossal, un racconto bellico soverchiato però dalla sua dimensione ideologica. In sala e al FEFF 23

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Parlare del cinema popolare cinese è una sfida critica non indifferente, che coinvolge prodotti provenienti da un mercato in ascesa ma anche un ecosistema che ha sviluppato un suo linguaggio peculiare, ideologicamente agli antipodi rispetto al blockbuster USA e al contempo basato su una versione potenziata di quello stesso massimalismo pop.

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Di passaggio all’ultimo Far East Festival 800 eroi, kolossal bellico scritto e diretto da Guan Hu che ricostruisce la battaglia del magazzino di Sihang, in cui uno sparuto drappello della Repubblica Popolare Cinese ha difeso un importante luogo strategico dall’Armata Imperiale Giapponese, ci offre una nuova possibilità di immergerci in questa Terra Incognita del cinema popolare.

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Già campione d’incassi in patria, 800 eroi ha, almeno all’apparenza, il passo del perfetto prodotto d’esportazione: Guan Hu parte da un evento esemplare della Guerra Sino-Giapponese e vorrebbe sottolinearne la portata simbolica adottando un passo concettuale, vicino a quello di certi blockbuster d’autore americani. Il film parte dunque con un promettente approccio duale, quasi esorbitante per il modo in cui vorrebbe contenere nel magazzino al centro del racconto tutti o quasi i sottogeneri del cinema bellico ma al contempo ben fermo nella sua impostazione teatrale, che si intravede nell’importanza rivolta al dialogo, nell’unità di luogo ma soprattutto nell’attenzione rivolta al ruolo dello sguardo e del punto di vista.

Nell’ottimo primo atto 800 eroi si configura infatti come una lucida riflessione sull’atto del vedere e sulla percezione del reale attraverso la vista, che prende corpo tra lo spazio analogico ed il digitale, tra la dimensione spettatoriale dei civili, impegnati a seguire la battaglia dal lungo fiume di Shanghai e quella immersiva dei soldati, fatta di piani strettissimi, violenti tagli di montaggio, più vicina al paradigma dello sguardo di certi first person shooter. Le ambizioni internazionali di Guan Hu sono però solo apparenti ed in realtà 800 Eroi non va mai davvero al di là.

800 Eroi

Lentamente la cornice tematica del film finisce infatti per appiattirsi e girare su sé stessa. Alla fine del primo atto il racconto si dilata, a dominare sono le divagazioni moralistiche e didattiche nate dai dialoghi tra i soldati. Di conseguenza i ritmi rallentano ed i momenti action si fanno più radi, riassunti in rapide fiammate, a volte solo riflessi negli occhi, nelle reazioni dei personaggi o depotenziati dalla retorica, mentre lo sguardo della regia preferisce raccontare la guerra ad altezza uomo, piuttosto che indugiare in ariose panoramiche.

In prospettiva, 800 eroi dà luogo ad un interessante cortocircuito. Privo di vere aperture verso ciò che è fuori da sé, il film di Guan Hu è infatti un solido progetto celebrativo dei valori cinesi, che non nasconde in alcun modo le sue bordate propagandistiche e che si inserisce alla perfezione nelle coordinate di quel cinema popolare. L’elemento action trova la sua massima espressione nell’epica più che nella spettacolarità fine a sé stessa, il racconto di una collettività primeggia rispetto al punto di vista del singolo action hero ed il centro della narrazione diventa il racconto storico – emotivo della nazione.

800 eroi è dunque un buon esempio di cinema popolare cinese, un racconto bellico soverchiato però dalla sua dimensione ideologica.

Titolo originale: Ba bai
Regia: Guan Hu
Interpreti: Huang Zhizhong, Zhang Junyi, Ohu Ou, Du Chun, Zhang Cheng
Distribuzione: Notorious Pictures 
Durata: 147′
Origine: Cina, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (3 voti)
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