Amusia, di Marescotti Ruspoli

Un bell’esordio, originale nella forma dove il lavoro sul suono è centrale. Fotografia di Luca Bigazzi.

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Il più grande merito del film di Ruspoli è il modo in cui riesce a servirsi della provincia – un pretesto – estraniandola ed estraniandoci dentro una dimensione sospesa. Aiutato dall’apporto tecnico della messa in scena (fotografia di Luca Bigazzi) e dal lavoro lungimirante e centrale del gioco col suono, Amusia è una convincente opera prima che galleggia in un luogo e in un tempo indefiniti. La trama è così sottile e labile da rendere il film più simile a un romanzo di Murakami che altro, raccontando della (s)comparsa di Livia e di un certo sentimento al limite con l’amore.

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Nel paese di Livio (Giampiero De Concilio) non esiste un punto fermo. Ogni edificio porta sul tetto un insegna che ne specifica la funzione, come fosse così facile confondersi e scambiare un luogo per un altro. E infatti è proprio la scenografia a rivelarsi, e sembra opporsi alla piattezza di un mondo esterno con l’esagerazione al neon, la stranezza e la saturazione dello sguardo. Il Motel Amour è proprio questo: il troppo dove non c’è il nulla. Ed è proprio qui che avviene l’incontro tra i due, che la mattina dopo andranno a fare colazione insieme segnando un punto di non ritorno verso una relazione che cambierà la loro vita: il finale è un nuovo inizio.

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Amusia, che già dal titolo si promuove come film sulla musica inudibile, scava a fondo proprio in quest’ultima trattandola come lato imprescindibile della vita. Non nasconde le influenze di artisti che formano la colonna sonora di una vita felice, universalmente noti in quanto immortali attraverso il loro lascito: Nina Simone, Joey Division, Charlie Parker. Ecco quindi che Livia (Carlotta Gamba, già vista in America Latina) risponde all’inadattabilità col mondo che è perennemente musicato, lei che nel suo cervello scompone ogni traccia di musica (perfino il canto di Buon Compleanno) fino a ridurla a fastidioso rumore. Come già accennato, nel film questo lavoro sul sonoro è centrale, e ne tiene conto pure quando la voce passa per la cornetta di un telefono, o attraverso un vetro, o è sussurrata.

Non mancano curiose scelte nel linguaggio registico tradotte in tagli improvvisi, figure su specchi e sguardi in macchina insistenti, fastidiosi. Come si risponde quindi al luogo che incatena l’esistenza entro i limiti di una sala da biliardo? La risposta pare essere l’amore al tramonto, la partenza verso una nuova vita senza sapere dove. La ricerca passa quindi sempre dentro noi stessi e subito dopo tocca i luoghi che viviamo. Questo esordio di Marescotti Ruspoli è ottimo nella forma e tecnicamente risponde bene all’impianto narrativo, unendo le due parti senza sbavature. I luoghi che racconta sono suggestivi e unici e proprio di questa unicità dovrebbe continuare a vivere il suo cinema; nei suoi prossimi lavori che ci auguriamo presto di scoprire.

Regia: Marescotti Ruspoli
Interpreti: Carlotta Gamba, Giampiero De Concilio, Maurizio Lombardi, Fanny Ardant, Adriano Chiaramida
Distribuzione: 102 Distributioin
Durata: 91′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
2.67 (3 voti)
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