Arancia meccanica, di Stanley Kubrick

È buffo come i colori del vero mondo divengano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo.” Alex -Malcom McDowell Arancia meccanica

Più il tempo passa più Arancia meccanica appare un film monolito, il totem di un racconto satirico socio-politico che ha fondato un nuovo genere ed è stato riprodotto e imitato. Stanley Kubrick prosegue il non ottimistico apologo di 2001: l’osso utilizzato da una scimmia contro l’altra dà inizio al processo di evoluzione/involuzione. L’idea portante è sottolineare la differenza tra violenza non istituzionalizzata e quella socialmente utile ponendo enfasi ai tentativi di limitare nell’uomo la libertà di scelta. Il modello è Beyond Freedom and Dignity di Burrhus Frederic Skinner; il punto di vista è quello dello psicopatico Alex DeLarge/Alessandro Il Grande/Riccardo III (Malcom McDowell che bissa la meravigliosa interpretazione di If di Lindsay Anderson) che è cattivo, ama la bellezza (soprattutto Beethoven) e si serve di un proprio neo-linguaggio. L’occhio di HAL diventa quello truccato/schizzato di Alex mentre un lentissimo zoom all’indietro rivela gli altri drughi sulle note di The Funeral of Queen Mary di Henry Purcell nella variante pop-elettronica di Wendy Carlos.

a clockwork orangeKubrick coglie il nucleo politico del romanzo di Anthony Burgess e si fa beffe di tutte le teorie sulle possibilità di educazione-correzione del sociopatico. Per aderire il più possibile allo stile letterario di Burgess e al delirio lisergico di Alex, Kubrick usa il ralenti (la scena di Alex che si vendica di due suoi compagni buttandoli in acqua), repentine accelerazioni da comica muta (il rapporto sessuale a tre sulle note dell’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini), le distorsioni grandangolari (l’agguato alla signora dei gatti con la rotazione a 360° della macchina da presa), le scenografie ipercromatiche (il negozio di dischi, gli interni delle abitazioni) e impianti meta-teatrali in cui va in scena la violenza (lo spettacolo di un tentato stupro su un palco, il pestaggio di un barbone in un tunnel). Il pessimismo razionale di Burgess crea un futuro apocalittico in cui si parla un “nadsat” incomprensibile (un misto tra russo inglese ed ebraico) all’interno di periferie urbane degradate. Le forze di governo cercano di ampliare il consenso elettorale con metodi pseudo-scientifici di induzione pavloviana del disgusto verso l’atto criminoso.

arancia meccanica malcolm mc dowellAlex è il capo di una banda, dedita allo stupro e alla ultra-violenza, che si ritrova ogni sera al Korova Milkbar (i tavolini sono sculture di Allen Jones) per nutrirsi di latte alla mescalina. Pop Art, punk, astrattismo: da Warhol a Lichtenstein, tutta l’arte sembra gridare alla sovversione dell’ordine costituito. La violenza della banda di Alex ha una forte connotazione estetica. E’ spesso guidata dalla musica di Beethoven (la nona sinfonia) o amplificata dai ritmi di un musical: quando i drughi entrano in casa dello scrittore progressista, i calci e le bastonate seguono il ritmo di Singin’ in the Rain di Gene Kelly. Questa operazione postmoderna (che ai tempi fece gridare allo scandalo e costrinse Kubrick a ritirare il film in Gran Bretagna) è fortificata dalla messa in scena dell’immaginario deviato di Alex: i suoi incubi blasfemi (una rivisitazione pop della via crucis, l’amplesso finale che ne dovrebbe sancire la guarigione) e il suo spalancare gli occhi sugli orrori del mondo lo tramutano da carnefice della contro-cultura a vittima di un governo reazionario. Il ministro, la polizia, gli scienziati, il cappellano, l’assistente sociale sono tutti strumenti del potere che stravolge la realtà con la sua rappresentazione, facendo sì che i colori passati sullo schermo siano più veri di quelli del mondo reale.

La conclusione è che arte ed etica non vanno di pari passo e Hitler può essere associato a Beethoven. Se Alex può essere considerato il “cattivo selvaggio” e la cura Ludovico il tentativo di civilizzazione di una pura entità istintuale allora il prodotto finale è quello della nevrosi dell’uomo medio causata da un Sistema (polizia-governo-clero) che tenta di abolire il libero arbitrio. Ecco perché Arancia meccanica è un monolito della modernità, un film che, sulla scia di Orwell e Philip K Dick, mette in guardia sulle derive totalitarie che tendono alla soppressione del desiderio e alla strumentalizzazione della diversità.

Titolo originale: A Clockwork Orange

Regia: Stanley Kubrick

Interpreti: Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke

Durata: 136′

Origine: Gran Bretagna 1971

Genere: grottesco