Architetture del Desiderio. Il cinema di Céline Sciamma

Per Asterisco Edizioni, il volume curato da Federica Fabbiani e Chiara Zanini affronta il cinema della regista di Ritratto della Giovane in Fiamme dagli esordi all’ultimo Petite Maman

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Céline Sciamma è una regista ormai nota in tutto il mondo da quando il suo Ritratto della Giovane in Fiamme (2019) ha raccolto consensi praticamente ad ogni latitudine. Federica Fabbiani e Chiara Zanini cercano di approfondire le principali tematiche di una autrice che ha sempre caratterizzato il suo cinema con un forte messaggio sulla parità di genere e contro le discriminazioni delle minoranze. L’attività femminista della Sciamma ha le radici culturali nel movimento della terza ondata con forti influenze di Kimberlè Williams Crenshaw. A partire da Naissance des Pieuvres (2007) fino ad arrivare all’ultimissimo Petite Maman (2021) vi è sempre una dicotomia tra un sistema repressivo ad impronta patriarcale e la risposta di una personalità femminile che prova a reagire per autonomizzarsi ed emanciparsi.
Il passaggio dallo sguardo maschile a quello femminile è evidente soprattutto nella trilogia della adolescenza ma non è sempre così netto o demarcato: in Naissance des pieuvres il punto di vista è quello di una adolescente che si innamora di una coetanea che fa nuoto sincronizzato; in Tomboy è una ragazza che si finge ragazzo per godere di maggiore libertà; in Diamante Nero è quello di una ragazza nera della periferia che prova a fare la scalata sociale spacciando droga nei quartieri alti.

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Federica Fabbiani inquadra bene l’humus culturale del quale si nutre una società maschilista che costringe le donne ad adattarsi per sopravvivere. In Naissance des pieuvres viene sottolineata come la metamorfosi del desiderio passi attraverso la consapevolezza della propria identità sessuale. Silvia Nugara sottolinea come in Tomboy la instabilità di genere spesso deriva dalla necessità di aderire ad un sistema di potere maschile che garantisce maggiore libertà di movimento. Elisa Cuter analizza le contraddizioni nel film Diamante Nero: al ruolo di moglie-madre la protagonista preferisce quello di spacciatrice ma il potere rimane sempre in mano all’uomo padrone. Il Ritratto della giovane in fiamme, come acutamente osserva Daniela Brogi, rappresenta la summa della filosofia di Céline Sciamma che è nettamente influenzata dalle opere di Agnes Varda e Chantal Akerman. La relazione tra la modella e la pittrice diventa anche il confronto tra due tipi di sguardo: quello convenzionale soggetto alle regole del tempo e quello rivoluzionario che letteralmente prende fuoco come arso da un desiderio irrefrenabile. Ritratto della giovane in fiamme non è soltanto una storia d’amore di due donne nella seconda meta del settecento, ma anche una riflessione sul potere catartico dell’arte sia nel rendere eterno un ricordo che come testimonianza di atti che normalmente vengono omessi dalla rappresentazione artistica (nello specifico l’aborto della giovanissima cameriera). Molto lucide sono le riflessioni di Ilaria Feole sull’ultima opera Petite Maman: il rapporto madre figlia diventa lo spunto per evidenziare la divergenza tra lo sguardo degli altri su di sé e la propria consapevolezza identitaria. Già presente in certe apparizione fantasmatiche nel Ritratto della giovane in fiamme, il realismo magico prende il sopravvento per ridisegnare il mondo infantile prendendolo molto sul serio e trattandolo senza superiorità. Anche le sceneggiature scritte da Céline Sciamma confermano sia lo sguardo a livello di bambino (La Mia Vita da Zucchina di Claude Barras) che la necessità dell’accettazione della propria natura e delle proprie pulsioni sessuali (Quando hai 17 anni di Andrè Téchiné).
Il volume è impreziosito da una interessante intervista alla regista che svela il filo conduttore di tutto il suo cinema: il riscatto da una condizione di solitudine e di vulnerabilità può compiersi solo attraverso un discorso collettivo. Se è vero che la donna spesso si trova nella condizione del “fugere non possum” è altrettanto vero che l’aggregazione e la comunicazione con altre donne (la scena del falò notturno in Ritratto della Giovane in fiamme è altamente simbolica) non può che essere la vera forma di resistenza al sistema. E’ così che si porta avanti una rivoluzione.

Scritto con uno stile brillante e con una estrema capacità di sintesi, Architetture del Desiderio è un libro che non solo guida il lettore all’interno dei labirinti tematici del cinema di Céline Sciamma ma che offre notevoli spunti di approfondimento intorno alle lotte per la parità di genere e contro ogni forma di razzismo ed elitarismo di una società contemporanea con ancora profonde ingiustizie e discriminazioni.

Architetture del Desiderio. Il cinema di Céline Sciamma
A cura di Federica Fabbiani e Chiara Zanini
171 pp

15 euro
Asterisco Edizioni 

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