Bad moms – Mamme molto cattive, di Jon Lucas e Scott Moore

Partiamo da lontano. Ci sarebbero numerose riflessioni possibili da portare avanti già a priori su un progetto come il crossover tra Men in Black e la saga dei Jump Street, a quanto pare intitolato MiB 23 e tutt’ora confermato in cantiere: al di là della spregiudicatezza quasi da Asylum, che racconta come la cultura della comicità del web per i mash up, i mix up ecc abbia ormai definitivamente eroso le formule hollywoodiane, l’operazione porta con sé i segni di un genere che, dopo la rivitalizzazione dell’ultimo decennio, sembra aver decisamente perso la bussola in un immobilismo faticoso.
Mentre Apatow è già ormai da tutt’altra parte con il suo femminismo guerrilla all’assalto dei new media (Love, Amy Schumer, le ultime stagioni di Girls), la soluzione sembra da un lato il recupero sempre più vintage delle sacre scritture anarcoidi della parodia sovversiva (The Interview e i soliti battitori liberi Sandler e Ferrell), dall’altro alzare ambiziosamente la portata della propria gittata fino all’affronto più alto, quello al cinema certificatamente “serio, impegnato, politico”: come fatto da Adam McKay e dai Trafficanti di Todd Phillips.

In mezzo a questi giochi Jon Lucas e Scott Moore, a cui dobbiamo lo smottamento iniziale alla base di tutta la valanga, ovvero The Hangover, sono rimasti paurosamente indietro, e un titolo come Bad moms ad oggi è necessario probabilmente solo a dimostrare quanto il grimaldello della volgarità senza freni e dell’ammiccamento greve senza pudore non sia più così centrale quanto lo fu per le prime sortite di questa generazione come SuXbad o Molto incinta.
L’inserimento dell’ennesimo personaggio sboccato e sistematicamente scorretto e sabotatore, in questo caso forse la migliore caratterista del cinema sentimentale USA di oggi Kathryn Hahn che malauguratamente sbaglia il veicolo per il proprio lancio da protagonista comica, diventa in Bad moms puramente accessorio, mettendo in scena la propria innocua gratuità in ogni sketch in cui viene inserito, tutte parentesi tenute ai lati dell’impianto narrativo che finiscono così per disinnescare qualsiasi possibile effetto eversivo della figura.

In una gestione dell’impalcatura a tema liberazione femminile dal giogo sociale, profondamente debitrice di traiettorie come quelle de Le amiche della sposa e Tutte contro lui, Lucas e Moore sono sorprendentemente in grado di imbastire un pretesto narrativo per nulla efficace a sostenere il meccanismo grottesco, affidandosi alla trovata della sfida per la presidenza del collegio dei genitori mutuata da mille puntate di serie animate e telefilm.
Peccato perché il cast è straordinariamente in palla, con le caratterizzazioni puntuali di Christina Applegate e Kristen Bell a supporto dell’irresistibile performance quasi slapstick di Mila Kunis, paradossalmente ancora più efficace quando deve portare il peso della scena tutto su di sé, nelle gag “in solitaria”.