Black Adam, di Jaume Collet-Serra

Ci aspettavamo di più dall’ingresso di The Rock nel mondo dei cinecomic: Black Adam è il classico, generico, prodotto DC-Warner, realizzato in maniera combinatoria e con materiali di recupero.

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Nei tempi in cui dominava l’universo del wrestling, Dwayne The Rock Johnson era noto anche con l’appellativo di “the people’s champ”, il campione del popolo. Interessante allora come il suo ingresso nel franchise supereroistico DC-Warner sia attraverso un personaggio che viene ripetutamente salutato proprio come il Campione dalla gente, e che nel finale dovrà battersi proprio contro il Campione degli inferi in una sorta di match per il titolo. Johnson porta con sé nel progetto uno dei suoi registi di fiducia, Jaume Collet-Serra che così grazie al sodalizio con il performer/produttore può fare il suo ingresso definitivo nel blockbuster tripla A, dopo una carriera votata all’action mid-budget. Ma il film mostra da subito uno dei suoi problemi principali (lo stesso che ci coglieva anni fa alla vista di produzioni in cui Jackie Chan acquisiva delle capacità soprannaturali attraverso medaglioni o smoking fatati…): abbiamo creduto per decenni che The Rock non avesse bisogno di superpoteri per compiere imprese sovraumane, sia sul ring che sullo schermo, e adesso dobbiamo convincerci che la sua superiorità sia legata all’incantesimo del Mago Shazam. Il film imbastisce una mega-sequenza di disaster porn alla vecchia maniera, in cui Black Adam appena risvegliatosi dal sonno millenario sgomina un intero esercito di contractors compresi i loro mezzi cingolati e volanti, per farci capire che stavolta Dwayne fa sul serio: il punto è che gli abbiamo visto già combinare di peggio in situazioni in cui non erano coinvolte calzamaglie, armature né divinità, e qui è tutto talmente generico e innocuo da lambire il peccato mortale di rendere Johnson quasi interscambiabile con qualsiasi altro corpo votato all’action. Com’era facile immaginare, è mostruosamente generico anche tutto il resto, la quest per il recupero di una generica corona che garantisce generici immensi poteri, la generica cittadina egizia sotto il controllo delle multinazionali del generico materiale prezioso da estrarre, la generica squadra di supereroi (la Justice Society) mandata a tenere a bada Black Adam.

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Qualcuno cerca di fare quello che può, come Pierce Brosnan che tenta di farci affezionare almeno un po’ al suo Doctor Fate, che purtroppo però ha poteri, magie e arco narrativo davvero troppo imbarazzantemente simili alla sua controparte nel MCU Strange. Dato che è tutto materiale di recupero (a partire dalla caccia al tesoro in stile tomb raider dell’incipit), ci si allinea anche la regia di Collet-Serra che inanella macro-sequenze abbastanza confusionarie e combinatorie una dietro l’altra nella perfetta modalità dei cinecomic DC quando tentano di gonfiare i muscoli in stile Snyder ma anche di non prendersi sul serio. Il risultato è abbastanza desolante, anche per chi ci ha fatto il callo con la tonitruante sensazione di non capire più in questi film che cosa ci sia davvero sullo schermo.
Peccato, perché il personaggio creato da Otto Binder e C.C. Beck e “canonizzato” nell’attuale incarnazione da Geoff Johns e Gary Frank era perfetto per portare avanti il lucidissimo discorso che Dwayne Johnson va costruendo all’interno dell’industria, sulla sua non appartenenza etnica (l’adamo nero…), sulla sua figura di supremazia fisica irreale, sul testimone saldamente raccolto di last action hero a cui qui bisogna addirittura re-insegnare daccapo la sottile arte delle punch line da sibilare prima di finire il nemico.

Titolo originale: id.
Regia: Jaume Collet-Serra
Interpreti: Dwayne Johnson, Pierce Brosnan, Sarah Shahi, Aldis Hodge, Noah Centineo, Bodhi Sabongui, James Cusati-Moyer, Marwan Kenzari, Quintessa Swindell, Joseph Gatt, Uli Latukefu, Stephen Jones
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 124′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
Sending
Il voto dei lettori
2.64 (11 voti)
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