Black Panther: Wakanda Forever, di Ryan Coogler

Wakanda Forever affronta l’assenza del suo eroe rilanciando la sua sfrontatezza e il suo orgoglio. Ryan Coogler ribadisce che il coraggio non gli manca.

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La casistica degli incidenti che la pre-produzione e le riprese sul set possono affrontare è decisamente variegata. Eppure, ci sono pochi dubbi sul fatto che la morte prematura del protagonista sia quello che occupa il posto più alto nella scala dei danni. Black Panther (2018) era stato l’unico titolo del MCU ad arrivare alla candidatura all’Oscar per il miglior film anche grazie all’innegabile carisma di Chadwick Boseman. L’improvvisa scomparsa dell’attore rischiava di essere irreparabile e di compromettere il futuro narrativo e commerciale del suo personaggio. Del resto, la sua sostituzione non poteva neanche permettersi di essere troppo improvvisa e doveva lasciare ai fan il tempo di elaborare il lutto.

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Il recente She-Hulk (2022) si era divertito a rappresentare Kevin Feige come una dispotica e onnisciente intelligenza artificiale. La sua autorità all’interno della più grande impresa cinematografica del decennio è indiscussa. Il direttore creativo è riuscito ancora una volta a trasformare un problema in una possibilità e in un’occasione di rinnovamento. Wakanda Forever  è lo stress test definitivo per la sua titanica creazione narrativa. La sua trama di relazioni e di rimandi è così autosufficiente e intercambiabile da poter fare a meno anche dell’assenza dell’eroe? Bisogna ammettere che il film di Ryan Coogler non sembra affatto la conseguenza di un’operazione cambiata in corsa.

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La sicurezza con cui Black Panther: Wakanda Forever affronta il suo handicap è tale da far credere che sia una rinuncia consapevole. Come se il regista/sceneggiatore avesse scelto di proposito di fare un film in cui una malattia incurabile ha ucciso Black Panther. Il tema della sua eredità diventa cruciale per il suo popolo, dato che T’Challa non ha lasciato nessun erede maschio. Inoltre, il rituale magico che doveva tramandare i suoi poteri non può essere ripetuto perché Killmonger aveva distrutto la sua materia prima. La regina riuscirà ad essere alla sua altezza e a proteggere senza superpoteri l’immaginario regno africano? Gli Stati Uniti e la Francia pensano che la sede vacante sia la finestra adatta per sottrargli la risorsa decisiva del vibranio.

La mancata successione al trono è un chiaro riferimento al patriarcato ma l’avidità predatoria delle due nazioni verso il prezioso materiale wakandiano non lascia dubbi sulla denuncia del colonialismo. La scelta della loro bandiera non è per niente casuale e il film ribadisce la sua natura politica sin dalle sue prime battute. Il clima verso i blockbuster che sposano tematiche sensibili è drasticamente mutato rispetto al primo capitolo e la sua vocazione woke potrebbe essere la sua zavorra. Tuttavia, perché non rilanciare? E se un villain altrettanto carismatico colmasse il vuoto lasciato da Chadwick Boseman? Del resto, il successo di quattro anni fa era stato determinato anche dalla monumentale presenza di Michael B. Jordan come antagonista.

L’origine di Namor risale addirittura al 1939 e il suo desiderio di rivincita verso il mondo della superficie ha attraversato tutte le fasi evolutive della Marvel. Il film propone un cambiamento significativo rispetto al comic-book. Ora, anche il suo spirito di rivalsa nasce da un passato di sfruttamento. Infatti, il film spoglia la mitologia atlantidea del suo personaggio e lo trasforma nel sovrano della città sommersa di Talocan, dove si conservano usanze e costumi precolombiani. Una divinità mesoamericana aveva permesso a sua madre di fondare questo regno sottomarino per sfuggire alle atrocità dei conquistadores. Il suo oceano ospita l’unico altro giacimento di vibranio al mondo e l’incubo dell’invasione umana sembra ripetersi. La sua idea di allearsi con i wakandiani non dipende solo dalla comune necessità di difendersi dalla sottomissione. Perché non coalizzarsi per vendicare tutti i torti subiti?

Black Panther: Wakanda Forever è un ambizioso affresco epico sulla continuità storica dei crimini dell’uomo bianco. Ryan Coogler deve riuscire a diluire questo suo audace intento nei tempi avvincenti di un blockbuster. Il film può prendersi questa licenza solo se sa come rispettare gli standard del MCU. La tragedia e lo spessore del sottotesto non possono prescindere dall’intrattenimento e dalle esigenze di un incasso il più possibile vicino al miliardo di dollari. Il regista mantiene la sua coerenza attraverso tutti gli avvenimenti della trama anche grazie al suo macigno di partenza. Il cast lo aiuta con convinzione a sopportare la difficile e non richiesta transizione verso il nuovo Black Panther. Il pubblico dovrà decretare se questa sofferta gestazione è all’altezza dell’originale. Tuttavia, si può comunque affermare che il coraggio non è mancato a nessuno.

Un film di due ore e quaranta è sfrontato sin dalla sua durata e sembra che tutta la produzione abbia deciso di abbracciare questa attitudine. Il risultato finale è un’ostentazione di orgoglio addirittura superiore a quella di quattro anni fa. Ryan Coogler sposa alla lettera la regola del sequel per cui bigger is better. Tutti se ne fregano se questo raddoppio potrebbe sembrare addirittura ostile. Black Panther: Wakanda Forever alza la posta in gioco per la Marvel. Se l’operazione dovesse avere successo, Kevin Feige non avrebbe solo superato il più grande ostacolo capitato sulla sua strada. L’asticella delle sue ambizioni verrebbe ulteriormente sposata verso l’alto.

 

Titolo originale: id.
Regia: Ryan Coogler
Interpreti: Letitia Wright, Lupita Nyong’o, Angela Bassett, Tenoch Huerta, Martin Freeman, Danai Gurira, Winston Duke, Dominique Thorne
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Durata: 161’
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
2.94 (16 voti)
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