CANNES 64 – House of (soul) Tolerance: trailer e nuove immagini di L'Apollonide

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21st!
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TRAILER E FOTO - L'Apollonide di Bertrand Bonello - CANNES 64Il teaser trailer de L'Apollonide – Souvenirs de la maison close (info, poster e prime foto, intervista) nuovo film di Bertrand Bonello in concorso a Cannes 64, gioca con il "dramma storico di inizio 20° secolo" scegliendo per accompagnare le prime immagini un brano soul uscito da un vecchio jukebox di storia americana (Bad Girl di Lee Moses).

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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"Il film si svolge un po 'come una danza circolare, jazzata, che va per collegamenti e transizioni; un'idea, alla fine di una scena, diventa l'inizio di quella successiva […] Ho sempre paura delle ricostruzioni storiche: lavorando, ascoltavo questa musica soul degli anni '60, che mi riconduceva allo spirito del film. Quando una delle ragazze muore, le altre iniziano a cantare intorno a lei un canto tradizionale degli schiavi. Non è necessario usare un quartetto d'archi solo perchè siamo nel 1900."

 

 

 

Bonello è già stato sulla Croisette con Le Pornographe nel 2001 (premio FIPRESCI) ha concorso per la Palma d'Oro con Tiresia nel 2003, è tornato a Cannes nel 2005 con un corto-omaggio a Cindy Sherman (Cindy, the doll is mine) e nel 2008 ha presentato De la guerre nella Quinzaine des Réalisateurs.La vie quotidienne dans les maisons closes 1830-1930, il libro di Laure Adler

 

 

 

In una conversazione con Laure Adler, storica e giornalista francese autrice di La vie quotidienne dans les maisons closes 1830-1930, libro ispiratore per L'Apollonide, Bonello spiega che la genesi del progetto parte dal desiderio di dieci anni fa di fare un film sulla riapertura dei bordelli al tempo d'oggi. "Poi ho rinunciato. Dopo De la guerre, volevo esplorare le dinamiche di un gruppo. La mia partner (e direttrice della fotografia) Josée Deshaies mi ha suggerito di tornare all'idea dei bordelli, ma da un punto di vista storico."

 

 

 

Il cast (Hafzia Herzi, Céline Sallette, Noémie Lvovsky, Jasmine Trinca, Adèle Haenel, affiancate da due esordienti, Alice Barnole e Iliana Zabeth) scelto nell'arco di 9 mesi, comprende dei volti in grado di "incarnare una forma di modernità ma anche di viaggiare nel tempo, fino al 1900. Le loro individualità, ciascuna per me interessante, dovevano lavorare in sinergia. Ero ossessionato dall'idea di formare un gruppo, più che creare un ruolo di primo piano. Ho trattato i personaggi principali allo stesso modo che quelli più marginali. […] Sono interessato alle posizioni di chiusura rispetto al mondo esterno. Ogni volta che si crea un mondo chiuso, ecco che può diventare un mondo fittizio, ideale per il cinema."

 Omaggio a L'homme qui rit di Paul Leni in L'APOLLONIDE di Bertrand Bonello

Nel suo quinto lungometraggio, Bonello non ha rinunciato a rendere omaggio a una figura che lo ha terrorizzato fin da bambino, come raccontava parlando dei suoi film di culto: il sorriso deforme del cupo Conrad Veidt in L’Homme qui rit (Paul Leni, 1928] ha ispirato la mutilazione alla Black Dhalia di una delle donne.

Ma affronta anche le tematiche che affiorano forti in Quelque chose d'organique, e soprattutto in Tiresia, Le Pornographe, De la Guerre e nel progetto multimediale My new picture, il dubbio della capacità di catturare con la visione l'inquietudine del corpo. "Penso di essere stato marchiato a vita dai film di Cronenberg, perchè parlano solo di questo: il modo in cui il rapporto con il corpo influenza la mente. Talvolta può portare alla follia."

 

 

 

La lettura proposta da Bonello è (anche) politica, come nelle sequenze in cui la morte entra nel bordello attraverso le malattie virali e le ragazze attendono il verdetto del medico che le designerà come "ancora utilizzabili".

 

Il regista francese è stato attratto dal progetto di lavorare sospeso tra documentario e finzione, tra cronaca e racconto. Nelle note di regia, si concentra su come la casa di tolleranza fosse un tempo innanzitutto un luogo di socialità "Alcuni uomini non salivano neppure in camera dL'Apollonide (Souvenirs de la Maison Close) di Bertrand Bonello - CANNES 64a letto" – e di contrasti: il piano di sotto era uno spazio sontuoso, elegante, dove si beveva e si faceva conversazione borghese. Quello di sopra, era lo spazio ristretto dove le donne vivono una vita sterile e monotona: una prigione.

 

 

 

Questa opposizione si rispecchia anche nel lavoro sulla fotografia: "Ho diviso il film, in termini di luce, in giorno e notte, e su due piani. Sono partito da un'idea che mi piace: l'avvento dell'energia elettrica. Al lussuoso piano inferiore ci sono le lampade elettriche, ma al piano di sopra si usano le candele e le ragazze dovrebbero splendere di luce propria".

 

 

 

Alcune tracce per lo stile del film: le atmosfere di Buñuel – "Ciò che vediamo in realtà sono le fantasie che gli uomini si aspettano vengano incarnate: vorrei una geisha, vorrei una bambola. Le fantasie rivelano sul sesso ben di più che un atto simulato da dei corpi di fronte alla macchina da presa. Alcune sequenze sono costruite con un certo approccio feticista al dettaglio, quasi come su un palco. Volevo lavorare sulle implicazioni di ciò che accade quando la porta del bordello è chiusa e il cliente entra, come a teatro" – e i dipinti di Manet, Monet, Courbet, Renoir.

 

 

 

"La rappresentazione della prostituta ci è sempre pervenuta attraverso lo sguardo maschile.Difficilissimo trovare il punto di vista di una prostituta. La maggior parte erano uomini, pittori o scrittori che si recavano nei bordelli, poi lavoravano a quadri e libri. C'è qualcosa di profondamente misterioso in una donna che si prostituisce, e questo è il motivo per cui è stata una figura ricorrente nella narrativa e nella storia dell'arte."

 

 

Particolare attenzione è stata prestata ai volti: "Anche se il corpo è fondamentale, volevo evitare le classiche scene di sesso, e mostrare le cose, ancora una volta, dal punto di vista delle ragazze. Il volto si è imposto", ed è anche il modo migliore per filmare il desiderio dei clienti, come commenta la Adler, definendo il film molto casto.

 

 

 

La Adler suggerisce una lettura di L'Apollonide come una storia sul cinema: non è un caso che la maitresse e i principali clienti del bordello siano interpretati da registi,Il regista francese Bertrand Bonello sostiene [nella vita sono attori-sceneggiatori-registi Xavier Beauvois (Uomini di Dio), Noémie Lvovsky (I sentimenti) che interpreta la tenutaria Marie-France, Joanna Grudzinska, Pauline Jacquard, Jacques Nolot (Avant que j'oublie)]. "In effetti, si potrebbe dire che la maitresse sono io, il regista, dirigo il bordello, disegno il mio set, chiedo i finanziamenti… e i clienti sono il mio pubblico. Ma è una cosa che ho realizzato solo molto tardi, nel work in progress. Quei registi sono innanzitutto buoni attori".

 

L'Apollonide (Souvenirs de la Maison Close) uscirà nelle sale francesi a partire dal 21 settembre 2011 per Haut et Court. Tutte le nuove foto sono nella nostra gallery.

 


CANNES 64 – House of (soul) Tolerance: trailer e nuove immagini di L'Apollonide

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"Il film si svolge un po 'come una danza circolare, jazzata, che va per collegamenti e transizioni; un'idea, alla fine di una scena, diventa l'inizio di quella successiva […] Ho sempre paura delle ricostruzioni storiche: lavorando, ascoltavo questa musica soul degli anni '60, che mi riconduceva allo spirito del film. Quando una delle ragazze muore, le altre iniziano a cantare intorno a lei un canto tradizionale degli schiavi. Non è necessario usare un quartetto d'archi solo perchè siamo nel 1900."

 

 

 

Bonello è già stato sulla Croisette con Le Pornographe nel 2001 (premio FIPRESCI) ha concorso per la Palma d'Oro con Tiresia nel 2003, è tornato a Cannes nel 2005 con un corto-omaggio a Cindy Sherman (Cindy, the doll is mine) e nel 2008 ha presentato De la guerre nella Quinzaine des Réalisateurs.La vie quotidienne dans les maisons closes 1830-1930, il libro di Laure Adler

 

 

 

In una conversazione con Laure Adler, storica e giornalista francese autrice di La vie quotidienne dans les maisons closes 1830-1930, libro ispiratore per L'Apollonide, Bonello spiega che la genesi del progetto parte dal desiderio di dieci anni fa di fare un film sulla riapertura dei bordelli al tempo d'oggi. "Poi ho rinunciato. Dopo De la guerre, volevo esplorare le dinamiche di un gruppo. La mia partner (e direttrice della fotografia) Josée Deshaies mi ha suggerito di tornare all'idea dei bordelli, ma da un punto di vista storico."

 

 

 

Il cast (Hafzia Herzi, Céline Sallette, Noémie Lvovsky, Jasmine Trinca, Adèle Haenel, affiancate da due esordienti, Alice Barnole e Iliana Zabeth) scelto nell'arco di 9 mesi, comprende dei volti in grado di "incarnare una forma di modernità ma anche di viaggiare nel tempo, fino al 1900. Le loro individualità, ciascuna per me interessante, dovevano lavorare in sinergia. Ero ossessionato dall'idea di formare un gruppo, più che creare un ruolo di primo piano. Ho trattato i personaggi principali allo stesso modo che quelli più marginali. […] Sono interessato alle posizioni di chiusura rispetto al mondo esterno. Ogni volta che si crea un mondo chiuso, ecco che può diventare un mondo fittizio, ideale per il cinema."

 Omaggio a L'homme qui rit di Paul Leni in L'APOLLONIDE di Bertrand Bonello

Nel suo quinto lungometraggio, Bonello non ha rinunciato a rendere omaggio a una figura che lo ha terrorizzato fin da bambino, come raccontava parlando dei suoi film di culto: il sorriso deforme del cupo Conrad Veidt in L’Homme qui rit (Paul Leni, 1928] ha ispirato la mutilazione alla Black Dhalia di una delle donne.

Ma affronta anche le tematiche che affiorano forti in Quelque chose d'organique, e soprattutto in Tiresia, Le Pornographe, De la Guerre e nel progetto multimediale My new picture, il dubbio della capacità di catturare con la visione l'inquietudine del corpo. "Penso di essere stato marchiato a vita dai film di Cronenberg, perchè parlano solo di questo: il modo in cui il rapporto con il corpo influenza la mente. Talvolta può portare alla follia."

 

 

 

La lettura proposta da Bonello è (anche) politica, come nelle sequenze in cui la morte entra nel bordello attraverso le malattie virali e le ragazze attendono il verdetto del medico che le designerà come "ancora utilizzabili".

 

Il regista francese è stato attratto dal progetto di lavorare sospeso tra documentario e finzione, tra cronaca e racconto. Nelle note di regia, si concentra su come la casa di tolleranza fosse un tempo innanzitutto un luogo di socialità "Alcuni uomini non salivano neppure in camera dL'Apollonide (Souvenirs de la Maison Close) di Bertrand Bonello - CANNES 64a letto" – e di contrasti: il piano di sotto era uno spazio sontuoso, elegante, dove si beveva e si faceva conversazione borghese. Quello di sopra, era lo spazio ristretto dove le donne vivono una vita sterile e monotona: una prigione.

 

 

 

Questa opposizione si rispecchia anche nel lavoro sulla fotografia: "Ho diviso il film, in termini di luce, in giorno e notte, e su due piani. Sono partito da un'idea che mi piace: l'avvento dell'energia elettrica. Al lussuoso piano inferiore ci sono le lampade elettriche, ma al piano di sopra si usano le candele e le ragazze dovrebbero splendere di luce propria".

 

 

 

Alcune tracce per lo stile del film: le atmosfere di Buñuel – "Ciò che vediamo in realtà sono le fantasie che gli uomini si aspettano vengano incarnate: vorrei una geisha, vorrei una bambola. Le fantasie rivelano sul sesso ben di più che un atto simulato da dei corpi di fronte alla macchina da presa. Alcune sequenze sono costruite con un certo approccio feticista al dettaglio, quasi come su un palco. Volevo lavorare sulle implicazioni di ciò che accade quando la porta del bordello è chiusa e il cliente entra, come a teatro" – e i dipinti di Manet, Monet, Courbet, Renoir.

 

 

 

"La rappresentazione della prostituta ci è sempre pervenuta attraverso lo sguardo maschile.Difficilissimo trovare il punto di vista di una prostituta. La maggior parte erano uomini, pittori o scrittori che si recavano nei bordelli, poi lavoravano a quadri e libri. C'è qualcosa di profondamente misterioso in una donna che si prostituisce, e questo è il motivo per cui è stata una figura ricorrente nella narrativa e nella storia dell'arte."

 

 

Particolare attenzione è stata prestata ai volti: "Anche se il corpo è fondamentale, volevo evitare le classiche scene di sesso, e mostrare le cose, ancora una volta, dal punto di vista delle ragazze. Il volto si è imposto", ed è anche il modo migliore per filmare il desiderio dei clienti, come commenta la Adler, definendo il film molto casto.

 

 

 

La Adler suggerisce una lettura di L'Apollonide come una storia sul cinema: non è un caso che la maitresse e i principali clienti del bordello siano interpretati da registi,Il regista francese Bertrand Bonello sostiene [nella vita sono attori-sceneggiatori-registi Xavier Beauvois (Uomini di Dio), Noémie Lvovsky (I sentimenti) che interpreta la tenutaria Marie-France, Joanna Grudzinska, Pauline Jacquard, Jacques Nolot (Avant que j'oublie)]. "In effetti, si potrebbe dire che la maitresse sono io, il regista, dirigo il bordello, disegno il mio set, chiedo i finanziamenti… e i clienti sono il mio pubblico. Ma è una cosa che ho realizzato solo molto tardi, nel work in progress. Quei registi sono innanzitutto buoni attori".

 

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