Captain America – The Winter Soldier, di Anthony e Joe Russo

captain amerivca the winter soldierContinuiamo a credere in tutta sincerità che l’unica recensione possibile di queste sortite Marvel possa essere fatta a posteriori, una volta portata a compimento l’intera operazione (quante centinaia di episodi sono già in cantiere?).

Per rendersi conto della fattiva impossibilità di qualunque discorso critico anche su questo tassello basterebbe dare un’occhiata alle sequenze spettacolari, all’ultimo atto di distruzione action nei cieli: Anthony e Joe Russo vengono dal mondo della commedia e della serialità televisiva e nonostante tutto sono in grado di girare complesse scene di combattimenti in CGI completamente interscambiabili, formalmente e stilisticamente, con quelle di Shane Black o Jon Favreau o Joss Whedon o Joe Johnston o Marc Webb, come se questi frammenti venissero prodotti in serie dalle Stark Industries e poi assemblati alle varie puntate.


Niente di nuovo sotto il sole della storia di Hollywood, inutile obiettarlo. Eppure questi Marvel movies fanno dell’idea stessa di continuity l’aspetto più importante dell’intera struttura, lasciando puntualmente a casa qualunque altro elemento che possa fungere da appiglio alla dimensione, baldanzosamente mandata in soffitta, di oggetto filmico. Che possa, facendosi avanti con le proprie gambe, magari rovinare la sequenza armoniosa del flusso dentro e fuori lo schermo (in sostanza, guardo questi film, basati su fumetti che hanno 70 anni e passa di carriera sulle spalle, ma alla fine sono sempre io che mi sento vecchissimo mentre li vedo, sensazione che non avevo provato ad esempio con il bellissimo Wolverine giapponese di Mangold…).

Va bene: Winter Soldier è meno guascone degli ultimi titoli Marvel, senza ombra di dubbio è enormemente superiore al primo capitolo dedicato al personaggio, e cerca di portare a segno qualche punch e non solo qualche punch line…però l’intero sforzo sembra ancora una volta essere stato speso nei riferimenti incrociati, nei ganci tra le saghe, nella natura insomma oramai del tutto esondata di ipertesto per spettatori che guardano al cinema con approccio da (social) network – e non parliamo solo dei rimandi interni, ma anche di quell’Ezechiele 25:17 sulla lapide di Samuel L Jackson/Nick Fury, per dire.
Allora la riflessione dovrebbe forse essere portata più sul target, che sul testo in sé: per quale tipo di spettatore sono pensati questi film? L’appassionato di fumetti che riconosce la genesi di Falcon e di Bucky, il teenager “nativo digitale” svezzato a colpi di comunicazione pubblicitaria indiretta (l’intera operazione Marvel è d’altra parte un enorme spot virale che si autoalimenta, come l’Hydra nascosta nello Shield di questo film), o il cinefilo che coglie non solo l’occhiolino a Pulp Fiction di cui sopra, ma anche che Robert Redford è qui a supervisionare un intreccio spionistico di informazioni taciute e camuffate, verità storiche alternative e doppiogiochismi molto Pakula/Pollackiani?

Non occorre sottolineare troppo come la dimensione del museo che raccoglie le reliquie e canta le gesta dell’eroe mantenuto sotto ibernazione attraverso la Storia degli States rappresenti appieno la natura di questo cinema, e faccia di Captain America un personaggio centrale dell’intera questione: ma anche qui, è più che altro un espediente narrativo per risolvere in fretta e col massimo dell’efficacia la necessità di riassumere come in una infografica il dove-siamo-arrivati, e lanciare un bell’ecco-cosa-succederà.


Titolo originale: id.
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Interpreti: Chris Evans, Samuel L. Jackson, Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Robert Redford
Origine: USA 2014
Distribuzione: Walt Disney
Durata: 136'