CineMondo – Uno sguardo al Medio Oriente

Inizia oggi all’Accademia di Francia di Villa Medici a Roma una rassegna dedicata al cinema mediorientale (Libano, Siria, Israele e Palestina), dal titolo CineMondo – Uno sguardo al Medio Oriente (16-20 aprile). La manifestazione offrirà la possibilità di confrontarsi con un cinema  indipendente e invisibile nei circuiti occidentali, spesso ostacolato anche dai meccanismi produttivi e distributivi dei propri paesi di origine; ma soprattutto sarà l’occasione per intercettare geografie cinematografiche “nuove”,  “terre troppo ingiustamente trascurate dal cinema” come sottolinea Jean-Pierre Rehm delegato generale FIDMarseille e curatore della rassegna.


CineMondo prevede un omaggio al regista e intellettuale siriano Omar Amiralay, scomparso lo scorso 5 febbraio all’età di 67 anni. Di Amiralay verrà proiettato Everyday Life in a Syrian Village, film documentario del 1974 ancora oggi proibito in Siria. Il programma vede inoltre la presenza della documentarista Hala Alabdalla con il suo Ana alati tahmol azouhour ila qabriha (Sono quella  che porta i fiori verso la sua tomba), videodiario sull’esilio e la poesia, già presentato alcuni anni fa al Festival di Venezia. Il documentario è del resto il grande protagonista di CineMondo, soprattutto con una serie di opere provenienti dal Libano come Waiting for Abou Zayd di Mohammad Ali Atassi e Terra incognita di Ghassan Salhab. Il programma delle giornate di martedì e mercoledì si occuperà, invece, soprattutto della cinematografia palestinese e israeliana con le opere di Kamal Aljafari, Avi Mograbi, Raed Andoni, Roee Rosen.  Storie autobiografiche che raccontano di viaggi, ritorni, crisi personali e sociali, spinte da un sincero anelito al racconto per immagini.

Qui l'intero programma di CineMondo – Uno sguardo al Medio Oriente

Cinemondo uno sguardo al Medio Oriente

Cinema Salle de Cinéma Michel Piccoli


Dal 16 al 20 aprile 2011

Il cinema in Libano, Siria, Israele e Palestina
Iª edizione

La geografia del cinema del Sud del mondo è complessa e ci sembra importante attirare l'attenzione sulla vitalità e il fermento di generazioni di nuovi talenti che si esprimono sull'onda di una rinascita culturale.  Cineasti emergenti si misurano con il nuovo panorama cinematografico mondiale, grazie anche alla diffusione europea, alle coproduzioni e alla cooperazione tra i Paesi.
Per questa prima edizione, volgiamo lo sguardo ai Paesi del Medio Oriente e in particolare al cinema in Libano, Siria, Israele e territori palestinesi in un dialogo permanente e forte con le generazioni di registi e autori del passato. Un cinema attraversato e percosso dai conflitti armati e da una profonda riflessione sulla memoria e sull'identità che attraversa le nazioni nella loro molteplicità di lingue, etnie e credo religioso.

In collaborazione con il Festival Internazionale del Documentario di Marsiglia che da oltre 20 anni programma con coraggio e grande originalità un panorama dell'attuale  produzione documentaria del mondo, presenteremo una vetrina sul cinema più recente e inedito dei Paesi del Levante. Un cinema di confine, alla frontiera tra il genere documentario e la finzione che svela una vitalità e creatività innovativa, erede di una generazione di registi che si sono affermati sin dagli inizi degli anni 70'.

Registi del presente, come Monika Borgmann, Hala Alabdalla o ancora Raed Andoni e Avi Mograbi saranno protagonisti di questa prima edizione e mostreranno fino a che punto il cinema sia diventato il linguaggio artistico d'espressione più importante. Molti i film in anteprima e in proiezione speciale, premiati dalla critica internazionale per la loro forza espressiva e originalità. Film fantasma , presentati e spesso premiati in molti Festival internazionali, a Venezia, Berlino, Cannes saranno proiettati in lingua originale e sottotitolata all'Accademia di Francia a Roma.

SABATO 16 APRILE

IL DOCUMENTARIO IN SIRIA
Ore 19.30

OMAGGIO A OMAR AMIRALAY
Presentazione e dibattito con la regista Hala Alabdalla
I giovani registi dei paesi arabi perdono un importante punto di riferimento: Omar Amiralay, intellettuale e regista indipendente, si é improvvisamente spento sabato 5 febbraio all'età di 67 anni. Le sue illuminate analisi politico-economiche l'avevano costretto all'esilio, mentre la maggior parte dei suoi film soffriva la censura ed il divieto di diffusione nel suo paese. Ritornato in Siria, continuava ad esprimere apertamente le sue idee insieme ad un gruppo di intellettuali libanesi e siriani, firmatari nel 2005 di una petizione affinché la Siria riconoscesse definitivamente l'indipendenza del Libano.
Amiralay contribuiva attivamente da anni alla formazione di giovani registi ed alla circolazione delle loro opere. Sosteneva i progetti di Aflam Marsiglia e contribuiva alle attività dell'associazione dopo essere stato l'ospite d'onore del Festival « Cinema Siriano » nel 2006.
(AFLAM Diffusion des cinema arabes)

Al hayatt al yawmiyah fi quariah suriyah (Everyday Life in a Syrian Village)
di Omar Amiralay
Siria, 1974, 85'

Nella Siria degli anni ‘70, Omar Amiralay e Saadallah Wannous ottengono l'autorizzazione per andare a filmare le conseguenze della riforma agraria in un villaggio siriano. Al loro arrivo, i contadini non si fidano di questi stranieri e del loro materiale cinematografico… Alla fine riescono ad appropriarsi del progetto, per esprimere la loro collera e rivelare le tensioni che esistono tra il discorso ufficiale e la realtà della loro vita.
Tutt'oggi il film è proibito in Siria.

Ore 21.30
INCONTRO CON HALA ALABDALLA

Ana Alati Tahmol Azouhour Ila Qabriha (Sono quella che porta i fiori verso la sua tomba)
di Hala Alabdalla e Ammar Albeik
Siria, 2006, 110'
La mappa del mio paese si riassume sostanzialmente ad amici e ad itinerari consigliati. Io parlo di queste strade, offro i miei dubbi e le mie certezze alla ricerca di un luogo per le riprese del mio film, dopo 20 anni di attesa. I miei amici passano davanti alla mia videocamera, parlano al mio posto e alleviano così la nebbia dei miei occhi. Io mi rifugio nel mare: è la mia infanzia infranta, è il mio enigma, è la tomba sacra della poesia. Ammar (co-regista) mi ha aiutato nella realizzazione e nel suo montaggio in un unico film sospeso. Un film come un puzzle in bianco e nero diventa un viaggio di andata e ritorno che racconta la prigione e l'esilio, il passato e il presente, l'amore e la morte. Un film che ci racconta l'importanza della poesia.
63° Mostra Venezia Orizzonti

DOMENICA 17 APRILE

Ore 19.30
FOCUS FIDMARSEILLE, FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL DOCUMENTARIO
Presentazione di Jean-Pierre Rehm, delegato generale del FIDMarseille
Dibattito con il regista Mohammad Ali Atassi
Fi itizar Abou Zayd (Waiting for Abou Zaayd)
di Mohammad Ali Atassi
Libano/Siria, 2010, 82'
Nasr Hamed Abou Zayd non è Godot, e l'attesa del titolo è fuorviante: questo signore infatti è presente quasi in ogni scena. Chi è? Teologo musulmano egiziano di fama internazionale, ha pubblicato dei saggi sul Corano che gli costarono la condanna per apostasia. Esilio, divorzio obbligato da sua moglie Ibtihal Younes e annullamento del matrimonio, separazione da suo figlio, queste sono le conseguenze dei suoi scritti. Ma Abou Zayd non vi ha mai rinunciato, residente a Leiden, nei Paesi Bassi, ha continuato, ancora sulla sua strada, tenendo conferenze con grande serenità per spiegare le sue posizioni all'interno di dibattiti pubblici e televisivi. E' questa dedizione particolarmente impressionante che la video camera di Mohammad Ali Atassi ha registrato per sei anni. Questo film è quindi il ritratto di un pensatore in azione ed è un'interessante opportunità per approfondire gli studi islamici. Ma è anche, come in questa sequenza di incontri con Beirut o con Al Jazeera, un documento di un dibattito appassionato e teorico della società. (Jean-Pierre Rehm)
FID2010 Premio Georges de Beauregard International

Ore 21.30
Terra Incognita
di Ghassan Salhab

Libano, 2002, 93'
Beirut oggi, una città distrutta sette volte, e altrettante ricostruita. Città in costruzione, città mutante, come Soraya, una figura centrale del film, ma anche Leyla, Tarek, e Nadim Haidar. Soraya è una guida turistica, che gira il paese sulle tracce delle civiltà del passato, che a volte si mescolano con la recente guerra. Soraya che si abbandona agli amanti di passaggio e che accumula volti nuovi. Leyla che naviga tra misticismo e ateismo. Nadim, un architetto che reinventa la sua città, apportando una pietra per l'opera di distruzione e di ricostruzione di essa. Tarek, appena tornato a casa, se ne domanda il perché. Haidar, spettatore delle informazioni che ascolta  alla radio, così come della sua stessa esistenza.

LUNEDI 18 APRILE

IL CINEMA DOCUMENTARIO IN MEDIO ORIENTE
Ore 19.30
TAVOLA ROTONDA: DIBATTITO CON LA REGISTA MONIKA BORGMANN


Massaker
di Monika Borgmann e Lokman Slim e Hermann Theissen
Germania, Libano, Francia, Svizzera, 2004, 99'

Nel 1982, le immagini del massacro nei campi profughi palestinesi in Libano hanno scosso il mondo. La maggior parte dei colpevoli facevano parte delle Forze libanesi, una milizia cristiana. Che cosa spinge gli uomini a commettere tali atrocità? Sei di loro si confidano. Il film analizza il contenuto e l'estetica del fenomeno della violenza collettiva da un punto di vista psicopolitico. (Andrea Wenzek )
FID2005 Prix Premier – Menzione speciale
Berlinale 2005 – Panorama

MARTEDI 19 APRILE

DIASPORE CINEMATOGRAFICHE

Ore 19.30
Alsateh (Le toit)
di Kamal Aljafari
Palestina, 2006, 63'

Un uomo ritorna nella terra natia dei suoi genitori, prima Palestina, oggi Israele. Preso dai contorni frammentati di vite e da luoghi infranti, è alla ricerca di un luogo e di una narrazione coerente. Egli ricerca nella vita e nei suoi spazi interrotti un significato ai concetti di luogo e di narrativa. Tessendo i brandelli del suo passato quando da giovane fu incarcerato, il suo viaggio non è una ricerca di ricordi ma un tentativo di recuperare il presente come una sorta di passato vivente. Ambientato all'interno della storia incompiuta della sua famiglia, lontano dalle strategie spettacolari del giornalismo, da inchieste giornalistiche presumibilmente veriste, lontano dalla ricerca delle cause e dalla loro logica di vittimizzazione, non troverete nulla di aneddotico in questo film. L'aneddoto qui diventa allegoria e permette al film di seguire i sentieri e il ritmo della meditazione, di porre un muro oltrepassato dall'eco affianco a un muro in costruzione. Manifesto politico e formale, come rivelato da Kamal Aljafari, è più che il solo significato attribuito alla mancanza di un tetto, è l'architettura propria dell'identità, passata e invece ancora presente. (Jean-Pierre Rehm)
FID2006 Prix Son
Incontro con il pubblico

Ore 21.30
Z32
di Avi Mograbi
Francia, Israele, 81'

Un ex soldato israeliano ha partecipato ad una missione di rappresaglia in cui sono stati uccisi due poliziotti palestinesi. Egli in seguito cerca il perdono per quello che ha fatto, ma la sua ragazza non pensa che possa essere così semplice, e solleva quindi alcune questioni che egli non è in grado di affrontare. Il soldato testimonia volontariamente davanti alla videocamera la sua esperienza, ma la sua identità non viene rivelata. Il regista, pur cercando la soluzione appropriata per preservare l'identità del soldato, sottolinea alcune questioni importanti sulla sua condotta politica e artistica.
65a Mostra Venezia – Orizzonti

MERCOLEDI 20 APRILE

Ore 19.30
Fix me
di Raed Andoni
Palestina, 2009, 98'

Raed ha mal di testa. In senso letterale e in senso figurato. Questo gli impedisce di lavorare e decide di farsi curare. Così si reca al reparto psichiatrico dell'ospedale di Ramallah. Sì, Raed è palestinese e vive in Cisgiordania. Il suo medico gli promette di guarire in venti incontri. Raed è inoltre un regista. Lo studio psichiatrico è separato dalla stanza adiacente mediante uno specchio che normalmente viene utilizzato per la formazione dei tirocinanti e che gli consentirà di riprendere passo per passo la sua terapia. E' così lo spettatore a penetrare la psiche di questo strano personaggio, una sorta di cugino palestinese di Woody Allen, volto a scoprire il suo mondo.

Ore 21.30
The confessions (Les confessions)
di Roee Rosen
Israele, 2008, 60'

Rifacendosi alla tradizione di Sant'Agostino e di Jean-Jacques Rousseau, ci vengono presentate le confessioni di Roee Rosen, artista israeliano. La forma dell'autobiografia, come le analisi scientifiche hanno confermato, implica un patto con il destinatario, un contratto implicito di fiducia, che consenta al confessato di nascondersi dietro le sue rivelazioni,  per mostrare alla fine tutti i tipi di maschera. Questa è una strategia imparziale, visto che il soggetto maschile viene sostituito successivamente con l'immagine di tre donne di fronte alla telecamera. Come Duchamp travestito da Rrose Selavy. Ma qui c'è più che l'allusione esplicita dadaista. Queste donne, lavoratrici immigrate in Israele, ciascuna proveniente da un paese diverso, hanno a fatica imparato l'ebraico e altrettanto difficilmente decifrato il gobbo posto di fronte a loro. Oltrepassando improvvisamente i limiti angusti del confessionale, le loro parole, i loro movimenti appena accennati, superano l'esperienza della semplice intimità e dei loro piccoli segreti. Un trio in trappola, un trio maldestro prende il posto di Roee Rosen, che ventriloquo di se stesso espone delusioni troppo grandi per non essere condivise. (Jean-Pierre Rhem )
FID2008 Prix Georges de Beauregard International – Menzione speciale

Biglietto
5 € (intero) | 4 € (ridotto)
La prevendita è possibile dal 13 aprile 2011 negli orari di apertura della biglietteria.

Proiezioni
Film in versione originale sottotitolata.
La sala cinema Michel Piccoli di Villa Medici contiene 98 posti.
Non sarà consentito l'accesso in sala a film iniziato.

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Viale Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma
T. [+39] 06 67 61 1
Metro: A Spagna / Bus: 117-119

Sito Web: http://www.villamedici.it/it/home/