Favola, di Sebastiano Mauri

Alcune volte, di questi tempi, viene da chiedersi di quali film si abbia veramente bisogno, quali opere e testi avvicinare e proporre al pubblico per sentire (ancora) qualcosa che ci riguardi, lontano da cliché di storie usurate e da ilarità sempre troppo risicate di e per un cinema che soffre di una comprovata insufficienza di spirito. Questa volta, però, sembra che quell’impasse troppo italiana venga superata davvero e che, nel passaggio dal palcoscenico al set cinematografico, la Favola di Sebastiano Mauri – regista della pellicola – e Filippo Timi – attore protagonista, nonché cosceneggiatore e autore dell’omonimo spettacolo teatrale del 2011 – sia un grande regalo per tutti. Perché quel bisogno di un vero cinema surreale, esagerato ed effettivamente ironico viene sfamato senza indugi, producendo un surplus di emozione e divertimento che (ci) servono oggi più che mai.

Mrs. Fairytale (Filippo Timi) viene presentata come una sognante casalinga americana perfettamente confacente al contesto patinato della provincia anni Cinquanta, con tanto di abiti sgargianti da far invidia a Doris Day, capelli perfettamente cotonati e unghie smaltate di rosso, aspetto curato e naïf da mogliettina impeccabile. Accanto a lei – e da supporto all’irresistibile performance en travesti di Timi – , l’inseparabile e “nostalgica” amica, dichiaratamente hitchcockiana nell’aspetto, Emerald (Lucia Mascino), un marito padrone e picchiatore (Sergio Albelli), figlio diretto di quella società di impronta patriarcale della quale si fa portavoce l’anziana Mother (Piera Degli Esposti), e l’adorata cagnetta “impagliata” Lady, motore letteralmente immobile di tutta la vicenda.
Che Mrs. Fairytale fosse un personaggio sui generis, anche per l’epoca considerata, sarebbe bastato il suo viscerale rapporto con la cagnetta “pensante” a confermarlo: eppure, a ben guardare, il mondo costruito tutt’intorno a lei, figlio diretto del teatro e magnificamente reso sullo schermo per luci, tinte e arredamenti color pastello (dalle scenografie di Dimitri Capuani alla fotografia di Renato Berta, entrambe garanzie di riuscita), racconta di un’artificiosità del vivere quotidiano di questa donna e di molte altre come lei, che dal sogno hollywoodiano dell’età d’oro sarebbero uscite prima o poi.
Cosicché, Mauri impreziosisce il suo candido prodotto americanissimo di piccoli grandi indizi sempre arguti volti a determinare un’allerta costante per il/la protagonista, traghettandone il corpo da un registro all’altro – un passaggio deciso dal melodramma alla Douglas Sirk a un vero e proprio noir, con tanto di pistole e omicidi tutti al femminile – e da un’identità sessuale all’altra, verso un secondo amore; e nel frattempo, intessendo una black comedy irriverente, vera fino al midollo nel suo satireggiare una società-fantoccio ipocrita che – non troppo all’improvviso – si rivela gemella della nostra anni Duemila.

Lo sfondo cromatico della vicenda – protagonista almeno quanto la materia attoriale – muta insieme agli stati d’animo dei personaggi, ne riflette nelle luci la condizione interiore e ne supporta l’emancipazione, che passa prima di tutto per le parole (proibite) e l’inedita libertà del corpo femminile, il quale può finalmente riscoprire, a passo di mambo, il ritmo vero dell’eros affrancato dai tabù (e dai generi) dell’epoca. Le musiche originali – a firma di Pivio & Aldo De Scalzi – puntellano altresì l’atmosfera del giusto tono emotivo, ripiombandoci proprio là dove Sirk o Todd Haynes in anni più recenti, ci avevano già condotti. E sempre con quel messaggio, che nel finale all’aperto arriva come un missile, che esser fedeli a se stessi sia l’unico comandamento accettabile, quand’anche la società e i poteri ci invitino a disconoscere anziché ad accettare. È dunque l’ironia –  quella più vera e assurda – a servire a questo cinema, mezzo unico attraverso il quale riuscire a vedere cosa accade davvero lì fuori.

 

Regia: Sebastiano Mauri
Interpreti: Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Santagostino, Sergio Albelli, Piera Degli Esposti
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 90′
Origine: Italia, 2018