Festival del Cinema Europeo 21. Incontro con Olivier Assayas

Olivier Assayas riceve l’Ulivo D’Oro alla carriera e partecipa ad un incontro in streaming con i giornalisti: “la mia prossima serie tratta da Irma Vep ispirata alla Twin Peaks di Lynch”

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Un altro dei protagonisti della 21esima edizione del Festival Del Cinema Europeo di Lecce è Olivier Assayas, a cui è dedicata l’intera sezione Protagonisti del Cinema Europeo. Per omaggiarlo, il festival gli ha consegnato il Premio Ulivo d’Oro alla carriera e ha messo a disposizione sei tra i suoi film più importanti, visionabili dalla piattaforma ufficiale. Inoltre Assayas ha partecipato ad un incontro in streaming con i giornalisti, per parlare del suo approccio al cinema, nell’attuale contesto di crisi e di pandemia. Ma anche per raccontare di sé, delle sue ispirazioni e dei progetti in cantiere.

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Credo che la pandemia rimanga un fattore di accelerazione della trasformazione contemporanea del mondo – nel senso che ad oggi la gente è diventata molto più lucida e più dipendente dai sistemi di comunicazione moderni – però ha concesso anche del tempo per fare cose che prima non avevamo il tempo di fare, in termini di scrittura, di pittura, di musica. Ci stiamo confrontando con qualcosa di sconosciuto, non ci sono riferimenti o modelli storici da seguire per quello che sta accadendo. Per questo c’è bisogno di reinventarsi. Bisogna capire in quale modo l’evoluzione moderna, la diffusione dei film, cambieranno la natura del cinema. Sono anche convinto che dal momento in cui non ci sarà più rischio di contagio, la gente continuerà ad andare al cinema, perché l’amore per il cinema c’è ancora. Questa esperienza artistica collettiva non se ne andrà, ma sicuramente ci vorranno modalità diverse per farla proseguire. Mi ritengo fortunato, perché il mio ultimo film, Wasp Network, è uscito in Francia a fine 2019. Quindi nel periodo a cavallo tra le manifestazioni contro la riforma della legge sul lavoro e le nuove normative sul Covid-19. Per fortuna c’è stata nel mezzo una pausa di due mesi ed è in quel periodo che il mio film è riuscito ad avere la sua vita in sala. Quando il confinamento è iniziato, stavo lavorando alla scrittura di un serial da sette episodi, ispirati dal mio film Irma Vep. Si tratta di una nuova versione, moderna, completamente diversa, ma costruita sulla stessa logica.

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Irma Vep è un film a sua volta ispirato ad un serial francese che è Les Vampires, del 1915, così il progetto di Assayas, che è in corso, parte di nuovo da lì.

Questo progetto mi consente tornare alle origini del serial, attraverso un metodo moderno. Il modello a cui mi sto ispirando è quello di Twin Peaks. Quindi dovrà essere un’opera dall’identità, dall’estetica e dalla narrativa originali, specifiche e con una forte connessione al mio lavoro.

Il cinema di Assayas è come un processo in continua trasformazione, rispecchia il presente, facendo un passo avanti. Ma s’interroga pure su tutto ciò che da sempre ha messo in dubbio l’uomo e quindi anche gli artisti. Si pone le stesse domande, che per ogni nuova generazione vengono ridefinite.

Le fonti d’ispirazione dei miei film sono sempre state un processo in trasformazione, il cinema serve anche a prendere conoscenza del mondo. Ho avuto la fortuna di poter fare film in tanti paesi diversi, imparando lingue, esplorando prospettive diverse, che prima ignoravo. Ci sono artisti che dipendono molto dal loro ambiente, che fanno un’arte definita da questo ambiente, producendo anche capolavori. Penso ad esempio ai fratelli Dardenne, che ammiro molto.

Il mio modo di fare cinema però è diverso. E’ un processo di continua riscoperta. I miei film devono sempre essere coscienti della trasformazione della società e dell’individuo, così anche io cerco di rimanere in sincronia con l’evoluzione. I miei film, tutti insieme, provano ad esplorare la complessità e la contraddizione del mondo: sono sempre alla ricerca di risposte specifiche a domande universali. La mia prima esperienza con l’arte è legata alla pittura, specialmente a quella classica italiana, che mi insegnava mio padre quando ero piccolo. Sin dall’inizio sono stato ispirato da artisti italiani. Pasolini, Visconti, Rossellini, Antonioni per me sono stati fondamentali e mi rendo conto che, anche adesso, ritorno sempre a questi grandi maestri.

Più tardi, quando mi sono interessato al cinema di genere americano, ho capito che molti elementi venivano ispirati dall’enorme lavoro di Dario Argento (premiato anche lui dal festival leccese, ndr). Credo che anche David Lynch si sia ispirato a lui. Argento è stato una delle maggiori ispirazioni per me, come anche John Carpenter, li ritenevo artisti estremamente moderni, capaci di connettere cinema e musica in un modo incredibile. Potrei dire la stessa cosa di altri registi importantissimi come Cronemberg o Wes Craven, perché rappresentavano una modernità che non trovavo nel cinema d’autore francese di quel tempo.

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