FILM IN TV – Il Padrino parte III, di Francis Ford Coppola

andy garcia e al pacino in il padrino parte IIIProprio quando credevo di esserne fuori, mi risucchiano dentro

Fine della Storia. La conclusione tragica dell’epopea malavitosa dei Corleone e del destino shakespeariano di Michael. Ci sarebbero infinite chiavi di lettura per approcciare questo fragile terzo episodio, chiaramente il meno riuscito della saga (un film “malato” lo definirebbe Truffaut), ma proprio per questo incredibilmente affascinate e personale per il suo autore. Francis Ford Coppola è stato nuovamente costretto dalle circostanze a girare un episodio del Padrino, assecondando una richiesta della Paramaunt che aveva rifiutato per anni: ci si potrebbe divertire ad analizzare il percorso di Michael in tutti e tre i film come l’interfaccia di Coppola che lotta strenuamente  per non essere risucchiato dallo show business. Il regista, sceneggiatore, demiurgo in profonda crisi finanziaria per i suoi avanguardisti e magnifici esperimenti filmici (One from the Heart su tutti, apice sperimentale e fine del suo sogno Zoetrope) è costretto a tornare dove tutto era iniziato, sul set de Il Padrino, riservando però una fine atroce al suo personaggio alterego: la perdita di ciò che lui ha di più caro, la famiglia, gli affetti. L’urlo strozzato di Michael (un Al Pacino al suo meglio) davanti al cadavere della figlia Mary (interpretata dalla stessa figlia di Coppola, Sofia…) è una sequenza di straziante potenza emotiva. Una sorta di vendetta del regista verso il personaggio che (con il suo successo planetario) ha di fatto deviato il suo sogno di indipendenza filmica. Suggestioni affascinanti: ogni film di Coppola del resto (pensiamo solo a Tucker…) è veramente un pezzo di vita privata.

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E allora: ci sono almeno tre percorsi ideali in questo Il Padrino parte III. Il primo, e forse più debole, è il plot politico-finanziario, il Potere, che Michael continua a scalare sino ad arrivare all’apice della gloria in terra: la benedizione della Chiesa. E si tirano in ballo palesi riferimenti ai misteri italiani più controversi dell’ultimo cinquantennio: lo scandalo dello Ior, il caso del banchiere Roberto Calvi, la morte improvvisa di Papa Luciani, in una funambolica riformulazione narrativa che pone il il padrino parte IIIpersonaggio di Michael esattamente al centro di tutti questi misteri. La seconda linea è la parte più di genere, affidata al nipote Vincent (l’efficace Andy Garcia) che come il padre Sonny ha “il sangue caldo” e ripercorre le tappe più riconoscibili e celebrate dei precedenti film (l’omicidio come iniziazione nella festa di San Rocco, la protezione del padrino malato, infine la successione con baciamano) segnando un perfetto cerchio che chiude la trilogia epica da gangster movie. E poi c’è la terza linea, decisamente la più riuscita, ossia la parabola privata del vecchio patriarca Michael roso dai rimorsi e dalla colpa: la colpa di aver ucciso suo fratello, la colpa di aver allontanato i suoi figli, la colpa di essere diventato un "orrore" per sua moglie, la colpa di non essere mai riuscito a proteggere le donne che ama… cicatrici sanguinanti che lo accompagneranno sino alla fine, da vecchio, morto nell’identico modo di suo padre Vito.

Il Padrino parte III, allora, è il film più viscontiano di Coppola, il suo La Caduta degli Dei, intriso di un fascino decadente e operistico, con un grande senso dello Spettacolo: l’epopea dei Corleone non poteva che finire in Sicilia, con lo sgarbo d’onore che dà il via alla Cavalleria Rusticana di Mascagni e riporta la Storia nella sfera della Leggenda. È tutto così magniloquente… eppure ciò che resta alla fine, scolpito nella memoria dello spettatore, sono gli inaspettati attimi di intima fragilità di Michael, desideroso solo dell’amore incondizionato dei suoi cari, finalmente uomo e non più vampiro. Il successivo film di Coppola, allora, non poteva che essere Dracula

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