La morte ti fa bella, di Robert Zemeckis

Ritorno al futuro contaminato con Edgar Allan Poe e Frankenstein. E l’incipit è tra i più belli di tutto il cinema del regista. Oggi, ore 23.40, Rete 4

“Wrinkled, wrinkled little star… hope they never see the scars.” Madeline Ashton-Meryl Streep

 

Il processo di invecchiamento corporeo in relazione inversa ai ricordi della giovinezza perduta. Robert Zemeckis trasporta i postulati filosofici sulla memoria e sui paradossi temporali di Ritorno al futuro (la vicenda si svolge in salti progressivi dal 1978, 1985, 1992 e 2029) contaminandoli con atmosfere gotiche alla Edgar Allan Poe e con evidenti rimandi alla letteratura e filmografia horror (Frankenstein). Ma è la leggerezza della piuma il suo tocco distinguibile: le metafore sullo star-system hollywoodiano, popolato da morti-viventi, sono alleggerite da un tono ironico che in più punti sfocia irresistibilmente nel comico. I tre attori principali (Meryl Streep, Goldie Hawn e Bruce Willis) stanno sorprendentemente al gioco e regalano al film una speciale alchimia che si avverte prevalentemente nella prima parte.

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L’incipit è tra i più belli di tutto il cinema di Zemeckis: siamo a Broadway nel 1978 e l’attrice in declino Madeline Ashton porta a teatro il musical La dolce ala della giovinezza  citando il personaggio di Geraldine Page nell’omonimo film di Richard Brooks. Mentre canta la sua Me (testo dei due sceneggiatori David Koepp e Martin Donovan) in una sorta di dichiarazione programmatica riguardo il potere distruttivo del tempo, l’amica invidiosa Helen Sharp (Goldie Hawn) e il fidanzato chirurgo estetico Ernest Menville (Bruce Willis) la osservano da spettatori con reazioni diametralmente opposte. Da una parte il risentimento di una donna che combatte con la propria rivale sulla base di parametri estetici e discriminazioni sociali, dall’altra la dabbenaggine di un uomo completamente accecato dalla estetica e dal mito dell’eterna giovinezza (si ridurrà ad abbellire i cadaveri delle star). Nel momento in cui viene inserito l’elemento fantastico (la possibilità dell’elisir di vita eterna venduto a caro prezzo dalla mefistofelica Isabella Rossellini), la vicenda si trasforma in una commedia-horror con atmosfere neo-gotiche che omaggiano il cinema di Tim Burton. Indimenticabile il cameo di Sydney Pollack, medico del pronto soccorso alle prese con parametri vitali incompatibili con la scienza e fenomenali gli effetti speciali della Industrial Light and Magic di George Lucas premiati con l’Oscar.

la-morte-ti-fa-bella-bruce-willisMa fosse solo un apologo sulla vanità del mondo di Beverly Hills ossessionato dalla conservazione del corpo e dalle icone dello star-system (Marylin Monroe, James Dean, Elvis Presley, Andy Warhol), il film di Robert Zemeckis sarebbe semplicemente una fedele rappresentazione, anche piuttosto profetica, di un mondo vacuo che rischia di svanire da un momento all’altro in un grande depalmiano falò. In realtà per tutta l’opera vi sono frequenti rimandi alla simbologia dell’immagine cinematografica: nella prima parte il moltiplicarsi degli specchi che continuano a riflettere qualcosa che è un ibrido tra sogni e bisogni: c’è il desiderio di cercare di aderire a una immagine interiore che si discosta da quella esteriore, mentre si scoprono le prime rughe e la chirurgia estetica prova a riempire vuoti che sono solo mancanze di autostima e di affetto; nella seconda parte il ricorso alle ombre e ai giochi di luce (splendida fotografia di Dean Cudney) trasforma questi burattini disarticolati in veri e propri fantasmi del mondo di celluloide. E in fondo l’arte cinematografica non riporta in vita i morti? La morte ti fa bella diventa non solo opera dissacrante sul platinato mondo di Hollywood che lotta col bisturi per imbalsamare il corpo perfetto, ma anche discorso profondo sul potere di resurrezione ed eternizzazione della macchina dei sogni. Le stelle fanno i sogni, e i sogni fanno le stelle. Magari senza rughe o cicatrici.

 

Titolo originale: Death Becomes Her
Regia: Robert Zemeckis
Interpreti: Meryl Streep, Goldie Hawn, Bruce Willis, Isabella Rossellini
Durata: 103′
Origine: Usa 1992
Genere: commedia/fantasy/horror

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (5 voti)
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