Gli anni più belli, di Gabriele Muccino

C’è il brano di Claudio Baglioni che da il titolo al film. Ma il clima che si respira intorno al nuovo lavoro di Muccino somiglia molto a una bellissima canzone degli 883, Gli anni. A distanza di 17 anni, forse era così che doveva essere La meglio gioventù. Si guarda troppo a C’eravamo tanto amati? E allora? Gli anni più belli non è un remake e forse neanche un omaggio cinefilo. Ma è soprattutto uno slancio verso il film di Scola. Del resto il cinema di Muccino è stato sempre così spudorato, così esagerato, che spesso non si è fermato davanti a nulla. In quasi tutta la sua filmografia italiana, è apparso spesso un limite, soprattutto quando gli attori gli vanno fuori giri come nel detestabile A casa tutti bene. Qui, in Gli anni più belli, lo stile del cineasta, la storia e i personaggi trovano, anche con tutte le storpiature, una felice unione. L’urlo si trasforma in grido d’amore, la ridondanza in autentica nostalgia, le luci di Roma nel passato in una specie di realismo magico. Certo c’è sempre il film di Scola come fantasma anche in uno dei momenti più coinvolgenti, l’incontro dei tre amici che si ritrovano in trattoria. E quindi? Non è emozionante solo perché quelle trattorie appartengono esclusivamente al film di Scola? O è anche magari l’inconscio omaggio dello stesso Muccino ai luoghi dove nascevano molti dei soggetti della ‘commedia all’italiana’?. Più dei dialoghi anche stavolta il cineasta carica a mille le emozioni dei suoi protagonisti. Ma stavolta non ci sono brani urlati a squarciagola ma occhi lucidi, abbracci, imbarazzo, affetto sincero, sensi di colpa, amonia ritrovata (?). E l’illusione ma anche il tentativo vano di recuperare tutto ciò che si è perso.

Protagonisti di Gli anni più belli sono quattro amici: Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo (Kim Rossi Stuart) e Riccardo (Claudio Santamaria). La loro storia, tra speranze e fallimenti, attraversa circa 40 anni, dall’inizio degli anni ’80, fino ad oggi. C’è chi resta innamorato della stessa donna e subisce cocenti delusioni. C’è chi cambia vita e ottiene successo e soldi ma perde gli amici. E c’è chi non riesce a sbarcare il lunario con il lavoro che ama e viene lasciato da moglie e figlio.

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Non si sente per fortuna il respiro affannato. Ma mai come stavolta rimbombano tutti i battiti del cuore di Muccino. Anche nella caotica scena della manifestazione all’inizio con la carica della polizia. Ma soprattutto nella dichiarazione d’amore di Gemma prima di partire per Napoli, nell’immagine silenziosa di Riccardo che attende il figlio fuori dell’abitazione dell’ex-moglie per quasi tutta la notte, durante il primo incontro di Gemma con Paolo o in quello sguardo sguardo tra la donna e Giulio al matrimonio. Tanti incroci. Tanti, troppi, ma chi se ne importa stavolta. Così come le ripetizioni degli incontri casuali alla stazione, sul bus. Roma è una specie di giostra. Il caso e il destino qui sono elementi spesso circolari.

Forse Gli anni più belli rappresenta davvero un bilancio della propria vita per chi ha circa 50 anni o li ha superati da poco. Scorrono senza pietà i flash della propria vita: il Muro di Berlino, le monetine tirate contro Craxi, il crollo delle Torri Gemelle, ancora Claudio Baglioni (Tu come stai) e i baci alla Fontana di Piazza Esedra. Sì, e anche i fuochi d’artificio. Perché erano così anni ’80-inizio anni ’90 nei matrimoni, nelle feste di Capodanno. Le luci della notte di Gli anni più belli non sono quelle del ricordo. Sono artificiali, perché così la nostra memoria viene resa più bella e le cose nella nostra testa ci appaiono più migliori, oggi, di come in realtà sono andate. Perché poi con gli amici che da adolescenti pensavamo eterni, ci siamo allontanati senza più rivederli. Oppure li abbiamo incrociati solo casualmente: un abbraccio finto, un timido saluto, oppure abbiamo fatto finta di non riconoscerli e abbiamo tirato dritto. Anzi, pensiamo che sono stati delle merde quando in realtà noi ci siamo comportati come delle merde. In uno tra Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria o Micaela Ramazzotti ci potrebbe essere parte della nostra vita. I quattro protagonisti vivono intensamente tutte le emozioni dei loro personaggi. Anzi, con il metodo Muccino, ci annegano dentro. Ma stavolta sono più veri della finzione. Ed è per questo che Gli anni più belli è bello da far star male. Con La ricerca della felicità, è il film migliore di Muccino. Con somiglianze incredibili tra chi interpreta Gemma e Paolo adolescenti (Alma Noce e Andrea Pittorino) con Micaela Ramazzotti e Kim Rossi Stuart, con illusioni ma senza effetti The Irishman. Poi certo, ogni tanto torna in campo il lato del regista più respingente come nella scena dell’uccellino dentro il Teatro dell’Opera. Stavolta per fortuna il sangue, il sudore di ogni legame si mangiano tutti gli eccessi, coprono le forzature. Siamo caricati a mille ma si resta davvero disorientati e in balia del film. Se una parte di chi scrive e degli amici che ha frequentato a metà degli anni ’80 facesse un film sulla propria vita, verrebbe fuori qualcosa di molto simile a Gli anni più belli con un po’ di Lawrence Kasdan. Già Lawrence Kasdan…E se invece di C’eravamo tanto amati, ci fosse Il grande freddo?

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Regia: Gabriele Muccino
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Nicoletta Romanoff, Emma Marone, Alma Noce, Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Matteo De Buono, Mariano Rigillo, Francesco Acquaroli
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 129′
Origine: Italia, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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