Il Maghreb per il Cinemondo di Villa Medici

gabbla di tariq teguiaUn nucleo di cineasti amatissimi dai Festival di Cannes e Venezia, dal capofila Tariq Teguia, a Merzak Allouache, Nouri BouzidFaouzi Bensaïdi all'esordiente Rachid Djaïdani, che col suo Rengaine ha vinto il Premio Fipresci della Critica internazionale: il cinema maghrebino si presenta allo sguardo del Cinemondo dell'Accademia di Francia di Villa Medici – giunto alla sua terza edizione – come una realtà solida tanto per tematiche, che esplorano l'identità dei popoli, la loro storia e la condizione attuale, quanto nelle scelte artistiche, che guardano spesso alla Francia, in un rapporto ambivalente da parte dei cineasti algerini, assai rappresentativo della sensazione liminare dell'essere un ponte tra Africa Nera ed Europa.

 

 

les terrasses allouacheUna posizione di transito quanto mai funzionale alle nouvelle vague cinematografiche: dopo l'exploit di quella hongkongenese, terreno degli stessi fermenti tra gli anni ottanta e novanta, il nuovo cinema maghrebino vive oggi di queste tensioni geopolitiche, linfa concettuale, teorica e linguistica per ogni corrente cinematografica che voglia raccontare, intensamente, il proprio vissuto. 

 

Proprio come Tariq Teguia, protagonista delle giornate di venerdì 22 con Roma wa la n'touma (Roma piuttosto che voi) del 2006, presentato a Venezia nella sezione Orizzonti, e con Gabbla (Nelle terre) , del 2008, di nuovo al Lido ma in Concorso.
Come scrive il nostro Leonardo Lardieri,  Il suo è uno sguardo sospeso e sperimentale, in cui ritrovi tutto il suo retroterra culturale a segnare la strada”: gli studi di arti visive, la pratica come fotografo freelance per un quotidiano algerino e l'insegnamento della storia dell’arte contemporanea nel suo Paese.

 

O come le storie intrecciate da Merzak Allouache nel suo Les terrasses, tracce di vita quotidiana cangianti a seconda dello sguardo, insistito e ripetuto, che l'autore vi posa, pronto a coglierne anche  i più minimi cambiamenti. Anche lui sarà ospite di Villa Medici domenica 24 alle 19.30, per un incontro con il pubblico a fine proiezione.

 

goodbye moroccoDa non perdere sarà poi il film di chiusura, Goodbye Morocco di Nadir Moknèche, considerato da più parti un Almodovar franco-algerino, noto per le sue commedie, che si cimenta qui con un intricato noir, raccontando la complessità del suo mondo attraverso il linguaggio sempre sperimentale del genere.
Goodbye Morocco disperde il plot 'poliziesco' in mille rivoli, apre altre storie, in un ideale gnommero gaddiano adatto a descrivere il caos politico-sociale e identitario del Maghreb.

 

Altro racconto di genere è Death for sale di Faouzi Bensaïdi, filmmaker marocchino anche lui ospite della rassegna lunedì 25 novembre.  Un thriller teso e stilizzato dagli immancabili risvolti sociologici, apprezzato ai Festival di Berlino e Toronto, in cui Bensaïdi si trova a dover bilanciare l'indagine sociale sui propri tempi con un rinnovato sguardo contemporaneo sulle convenzioni del noir classico, dalla femme fatale al poliziotto corrotto alla rapina finita male. 

Integra questa ricca selezione la carte blanche della Cinémathèque de Tanger, che mostra i tesori dei suoi archivi, come quelli della serata di apertura, giovedì 21 alle 19.30, con Le thé ou l'électricité di Jérôme Le Maire, il corto Vues du Grand Socco et du Petit Socco di Gabriel Veyre e J'ai tant aimé di Dalila Ennadre, presentato al FIDEL, Festival Images de la diversité e de l'égalité.

 

 

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