Il primo Natale, di Ficarra & Picone

Forse il film natalizio di Ficarra & Picone era già ‘nato stanco’. Certo, con degli slanci improvvisi in cui recuperano la loro comicità stralunata. Con gli occhi sbarrati di Ficarra e l’apparente impassibilità di Picone. Ma Il primo Natale sembra decisamente più debole rispetto i loro ultimi film proprio a livello di ritmo, di dialoghi, di sketch comici tra i due protagonisti. E stavolta sembrano aver bisogno di una scrittura più costruita mentre in passato gli bastava anche uno sguardo fugace di uno verso l’altro, un movimento, un dettaglio.

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Ficarra è un ladro di arte sacra, Picone un sacerdote che sta preparando il presepe. Alla vigilia delle festività natalizie, si ritrovano catapultati nella Palestina dell’anno zero. Per salvare la nascità di Gesù, dovranno fronteggiare la rabbia di Re Erode, interpretato da Massimo Popolizio.

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Il primo Natale poteva essere una nuova scommessa verso una dimensione più fantastica. Le luci della fotografia di Ciprì proiettano dentro questo loro personale ‘viaggio nel tempo’. A cominciare dall’apparizione della bambina e il passaggio da uno spazio all’altro. L’idea sembra simile a quella di Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere. Ma in Il primo Natale manca la meraviglia e anche lo stupore del risveglio in un altro luogo e in un altro tempo. Si, forse il progetto è più ambizioso. Il tentativo di un cinema nel cinema. Il casting per il presepe, la Palestina in cui i due comici sembrano entrare come estranei dentro una storia che si sta già svolgendo e ne diventano, loro malgrado, protagonisti. Forse l’assolata Palestina di Il primo Natale è un altro schermo gigante. Da dove si passa dal presente al passato. Dalla realtà alla finzione. Che si può attraversare, avanti e indietro, come in La rosa purpurea del Cairo. E il cinema di Ficarra & Picone, non solo da questo ultimo film, sembrano rincorrere i propri sogni come nel cinema di Woody Allen. Soltanto che questa volta i tempi morti sono troppi. La scena del furto della statuina del Bambino Gesù è quasi esclusivamente affidata alla loro comicità. E stavolta non è in sintonia soprattutto con le scene d’azione del film, in particolare in quelle dell’inseguimento degli uomini di Erode. E anche certe battute (“Ci serve un miracolo” – “No, ci serve un fabbro”), potevano funzionare meglio nelle situazioni dei film precedenti rispetto a questi.

Rispetto agli ultimi due buonissimi esiti di Andiamo a quel paese e L’ora legale, dove nello staff degli sceneggiatori (Guaglianone, Ficarra & Picone e Testini) manca solo Edoardo De Angelis), Il primo Natale appare un ibrido. Un film in cui si sente certamente la presenza di Ficarra & Picone ma che appare più annacquato, quasi allungato in certe scene. Come la ripetizione dell’idea del metro laser. Efficace nella scena del furto, meno incisiva come presenza tecnologica nel passato. O anche dei cannoli siciliani che arrivano nell’anno zero e che vengono chiamati da Erode ‘cilindroni’.
Già il famoso brano di Dean Martin Let It Snow! sembra stonato con questo tipo di cinema. Capace negli ultimi due film di saper parlare, sempre in una dimensione quasi favolistica, di disoccupazione e di brogli politici. Qui si riduce invece in un’immagine dei barconi in mare vista attraverso le tv di un negozio. Dove la battuta di Ficarra sulla qualità dell’immagine invece che sul contenuto era già un segnale che qualcosa in questo film già non funzionava. Quel loro attraente pessimismo di fondo in Il primo Natale si congela in un film forse troppo conciliante. Il loro tentativo di non fermare il corso della Storia sembra solo una corsa affannata e un po’ zoppicante. Quella di Benigni/Troisi di stravolgermo invece aveva una gioia innata. Qui il gioco c’è. Ma si accende e si spegne. Proprio come le luci di Natale.

 

Regia: Ficarra & Picone
Interpreti: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Massimo Popolizio, Roberta Mattei, Giacomo Mattia
Distribuzione: Medusa Film
Durata: 100′
Origine: Italia, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.1 (10 voti)