Io sono Vera, di Beniamino Catena

Viaggio metafisico alla ricerca dei segreti dell’esistenza ultraterrena con qualche caduta nella coerenza interna del racconto. Ottima prova degli interpreti e location da brividi.

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Ritorno alla vita dopo un’esperienza di morte apparente. La collisione di due stelle appartenente a mondi lontanissimi: una undicenne ligure a Punta Crena e un uomo cileno nel deserto dell’Atacama. Entrami legati a doppio filo da un destino miracoloso. Beniamino Catena (autore di fiction tv come Squadra Antimafia e Rosy Abate ma anche di numerosi videoclip musicali per Skin, Battiato, Marlene Kuntz, Laura Pausini) esplora il territorio del realismo magico utilizzando un linguaggio tra il semi documentaristico e la video arte. Pochissimi dialoghi, immagini molto potenti (spesso con vertiginose plongeè), attenzione alle reazioni dei personaggi di fronte all’irruzione dell’irrazionale. Musiche ipnotiche dei Marlene Kuntz che ben interpretano il tono iperrealistico dell’opera.

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La scomparsa di Vera (Caterina Bussa) mentre disperde le ceneri del cane in compagnia dell’amico di famiglia Claudio (Davide Iacopini) si collega all’infarto di Elias (Marcelo Alonso attore feticcio di Pablo Larraín) che ritorna a vivere dopo essere stato dichiarato clinicamente morto. L’inspiegabile riapparizione di Vera dopo due anni, già adolescente ed irriconoscibile, ha un impatto devastante sul padre (Paolo Pierobon) e sulla madre (Anita Caprioli).

Beniamino Catena tiene molto alta l’asticella e rischia molto spesso di deragliare nel panteismo malickiano e nella cosmogonia new age. Se è vero come dice Margherita Hack che siamo fatti della stessa sostanza del cielo e del cosmo, è anche vero che lo spettatore medio fatica a seguire le evoluzioni interstellari di due entità che fluttuano nella materia dell’universo per poi reincarnarsi in un corpo mortale. Ma è innegabile la bravura del regista nel cogliere la vastità della terra desolata cilena e le aspre altitudini della costa savonese con gli Appennini a ridosso del mare: il contrasto che apre il film toglie molti punti di riferimento spaziali e introduce il tema della riunione con una entità cosmica soprannaturale. La bravura degli attori rende più verosimili certe forzature della sceneggiatura: Marcelo Alonso è perfetto nel rendere la disperazione di un loser ubriacone che ha difficoltà nel rapporto con la figlia ma davanti alla rivelazione mistica è disponibile al sacrificio; Anita Caprioli è molto convincente nell’esprimere con gli sguardi l’intuito materno che anticipa la prova del DNA; Paolo Pierobon si impegna a rendere la rabbia di un padre che non vuole essere travolto da un’ennesima illusione e infine Davide Iacopini rappresenta con misura il senso di colpa per la scomparsa della bambina e la scoperta del doppio destino che viaggia dagli Appennini alle Ande. L’adolescente Vera (Marta Gastini) passa come figura eterea attraverso diverse relazioni familiari e appare come una creatura aliena. Due immagini rimangono scolpite nella memoria: l’assembramento di parabole nel deserto cileno e il viso di Vera ricoperto dalle api in una scena che cita Le meraviglie di Alice Rohrwacher.

Coproduzione italo-cilena, Io sono Vera è un tentativo in parte riuscito di affrontare temi soprannaturali con un linguaggio in sottrazione che lascia alle pause il compito di dare forma all’invisibile. Non sempre il regista tiene fermo il timone della narrazione e in alcune scene (la ragazza sul tavolo, la scenata del padre a pranzo) si sfiora il ridicolo involontario. Ma è notevole l’ambizione di staccarsi dalla produzione media italiana e affrontare dei temi spirituali con uno sguardo aperto ad ogni possibilità interpretativa. Cosa c’è prima e dopo la nostra esistenza terrena? Viene in mente la canzone Testamento di Franco Battiato, il cui video, non a caso, è girato proprio da Beniamino Catena: “Noi non siamo mai morti e non siamo mai nati.”

 

Regia: Beniamino Catena
Interpreti: Marta Gastini, Davide Iacopini, Anita Caprioli, Paolo Pierobon, Manuela Martelli, Caterina Bussa, Marcelo Alonso
Distribuzione: NO.MAD Entertainment
Durata: 100′
Origine: Cile, Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
1.33 (3 voti)
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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