La prima regola. Incontro con Massimiliano D’Epiro e Andrea Fuorto

Presentato questa sera al Festival del Cinema Europeo di Lecce, il film tratto dalla pièce di Vincenzo La Manna arriva in sala il 1 dicembre. Il regista ci ha raccontato questa “storia di classe”

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La prima regola di Massimiliano D’Epiro, viene presentato nella sezione Anteprime Eventi Speciali al Festival del Cinema Europeo di Lecce. Il film è tratto dalla pièce teatrale La classe di Vincenzo La Manna, che scrive la sceneggiatura del film insieme a D’Epiro.

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Gabriele, un giovane professore appena trasferito, è chiamato per tenere un corso di recupero presso una scuola superiore di periferia. I sei studenti sono tutti ragazzi difficili, in particolare Nicolas. Nonostante la sfiducia dei suoi colleghi e del preside della scuola, Gabriele riesce a stabilire un contatto con questi ragazzi.

Nel cast troviamo Marius Bizau, Haroun Fall, che aveva anche recitato nell’opera teatrale di La Manna, Andrea Fuorto, Ileana D’Ambra, Luca Chikovani, Cecilia Montaruli, Antonia Fotaras, Fabrizio Ferracane e Darko Peric, l’attore serbo diventato famoso per il ruolo di Helsinki nella serie La casa di carta. La prima regola uscirà nelle sale cinematografiche il 1° dicembre, distribuito da Notorious Pictures, ed è il secondo film da regista di Massimiliano D’Epiro che nel 2009 aveva diretto Polvere.

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Abbiamo incontrato il regista e l’attore Andrea Fuorto.

La prima domanda è sui luoghi o i non luoghi, come la classe è un cosmo che tu metti dentro un altro cosmo che è la periferia. Come hai ripreso questi concetti dalla pièce teatrale, ti sei liberato di qualcosa rispetto alla messinscena teatrale?

D’Epiro: È un non luogo perché i personaggi che girano intorno a questo sono degli archetipi. La classe allo stesso tempo è un archetipo perché non rappresenta una classe sociale ben definita. È un non luogo perché non sappiamo dove stiamo geograficamente. La location è una scuola di periferia di Bari. Però la periferia è intesa anche come la periferia dell’anima; quindi, era giusto raccontare di una periferia mentale. Ci sono molti film ambientati in periferia, mentre una periferia che rappresenta un microcosmo nella classe stessa è qualcosa di nuovo.

Qual è stata la sfida più grande per te nel metterlo in scena e l’elemento di maggiore novità?

D’Epiro: Parlare con ragazzi italiani di seconda generazione. La nostra società sta facendo un’evoluzione. L’italo senegalese, l’italo giordano, l’italo greco, sono italiani, quindi il paradigma è cambiato. Secondo me è sbagliata anche la terminologia di classe sociale, stiamo parlando di esseri umani. L’elemento più difficile è riuscire a far girare una storia dentro un perimetro preciso, in questo caso è l’edificio scolastico. C’è solo un presente, non si vedono i ragazzi a casa con le proprie famiglie.

Che tipo di preparazione è stata fatta prima di andare a girare?

D’Epiro: Abbiamo fatto un lavoro quasi teatrale. Sono state fatte delle prove per una settimana e cercato di mettere il linguaggio di ognuno nel testo, quindi le proprie caratteristiche personali all’interno del personaggio. Infine, sono stati studiati i movimenti dentro la location. Sul set invece siamo andati molto veloci perché non avevamo tutti questi giorni a disposizione.

Ha avuto modo di visionare le testimonianze che sono state raccolte per creare l’opera teatrale?

D’Epiro: Si. Con Vincenzo abbiamo fatto un lavoro da queste teche che avevano fatto loro per la drammaturgia teatrale. Però ci siamo anche distaccati. Nel film il concetto di italiani di seconda generazione è diventato più preminente. Abbiamo inserito anche un personaggio che nell’opera teatrale non è presente, il custode, interpretato da Darko Peric. Trovare la location è stato un problema. Ne avevamo individuate alcune ma, all’ultimo momento, non hanno più dato la disponibilità. Due giorni prima di girare abbiamo ricambiato tutto.

Hai interpretato un personaggio completamente diverso da te ma anche molto complesso, qual è il lavoro che l’attore fa su sé stesso per interpretare un personaggio del genere?

Fuorto: Per interpretare un personaggio negativo devi capire qual è il suo grande dolore. Su Nicolas, insieme a Max, abbiamo ragionato sul perché reagisce così a tutto ciò che è diverso, a tutto quello che sente come un’ingiustizia, come il luogo in cui vive. Abbiamo lavorato sul suo cuore, sul perché, sulla difesa dei suoi ideali, sicuramente sono ideali sbagliati, ma per Nicolas era l’unica cosa a cui potersi attaccare.

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