La Ricerca, di Giuseppe Petruzzellis

Il regista scopre e analizza il mondo artistico di Luigi Lineri cercando d’interpretare le riflessioni e gli scopi del maestro scaligero. Al Biografilm 2023 di Bologna

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Il film documentario di Petruzzellis è in concorso attualmente al Biografilm Festival di Bologna, nel suo primo passaggio ufficiale italiano. Il documentario si snoda a partire dalle immagini della mastodontica collezione di pietre che il protagonista Luigi Lineri ha raccolto in circa sessant’anni di lavoro arrivando a percorrere palmo a palmo il gréto del fiume Adige ed i monti della Lessinia. La collezione consta in un catalogo comprensivo di innumerevoli ciottoli dalle forme umane ed animali, del tutto simili a misteriose sculture preistoriche. Lo stesso regista ha dichiarato, a tal proposito, che la collaborazione con Lineri è iniziata già da svariati anni: “Ho conosciuto Luigi Lineri e la sua opera all’inizio del 2015. Un incontro che ha suscitato una meraviglia senza precedenti e una lunga serie di domande. Una scintilla da cui è nato lo sviluppo di questo film. Il monumentale lavoro di Luigi è uno strumento formidabile per indagare temi universali”.

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Aristotele scrive nella Metafisica (IV a.C.): “Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia”. Nel documentario si giunge a questo momento attraverso vari passaggi che conducono dalla nascita alla bellezza fino ad arrivare al mito. Dopo che gli esseri umani iniziano a contemplare la bellezza intorno a loro stessi, iniziano inevitabilmente a concettualizzarla attraverso il mito e quindi giungono alla riflessione. Questo è il punto di partenza della ricerca di Lineri che va non solo a recuperare sassi in un fiume ma dopo li scruta, li compara fino ad arrivare a immergersi nella loro storia, nel loro essere stati, nel loro significato più profondo. Qui emerge, attraverso il documentario, una prima differenza tra il lavoro di Lineri e l’attuale situazione storica contemporanea, laddove in quest’ultima si può configurare uno stato di totale separazione tra la vita umana e la natura. Nella collezione di pietre, al contrario, è riscontrabile la presenza di una civiltà che sapeva prendere dalla natura tutto ciò che le serviva e dopo restituire questa stessa ricchezza al mondo circostante rispettando l’equilibrio e il flusso della vita.

Nel dialogo con l’artista emerge un altro aspetto critico che produce attrito tra le epoche storiche differenti. Dalla collezione di pietre viene fuori l’idea della categoria di Homo faber riferita, in questo caso, agli uomini che in epoche antiche letteralmente producevano tutta una serie di utensili in relazione alla soddisfazione dei bisogni primari. Lineri, sotto quest’aspetto, tende a delimitare un netto confine con l’organizzazione della società contemporanea in quanto, proprio in quest’ultima, l’eccesso inutile di produzione ha finito per incanalarsi in una strada senza uscita portando conseguenze dannose sia per le persone, sia per l’ecosistema.

La Ricerca si presenta come un racconto esteticamente visionario che unisce il linguaggio del documentario con quello del cinema sperimentale. Il regista riassembla con profitto i differenti materiali d’archivio ricontestualizzandoli nei diversi passaggi del film, mettendo in luce i diversi sforzi e le differenti contraddizioni della storia umana. Il film è altresì arricchito da una colonna sonora originale di notevole fascino realizzata dal musicista di fama mondiale Nicolás Jaar e dalla fotografia molto misurata di Michele Brandstetter de Bellesini.

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