LIBRI DI CINEMA – Le novità di Aprile

Béla Tarr – Il tempo del dopo

Jacques Rancière

 

Da Nido familiare (1979) a Il cavallo di Torino (2011) – dichiarato dal regista il suo ultimo film – Béla Tarr ha forgiato un universo cinematografico innervato da un’inesausta tensione esplorativa. Dopo il fallimento dell’Ungheria socialista, analizzata attraverso lunghi primi piani e riprese febbrili, la riflessione si fa metafisica, abbraccia la dimensione umana della storia e trova nel piano sequenza la sua rappresentazione ideale. Nella prima monografia francese dedicata al cineasta ungherese, tradotta per la prima volta in italiano, Rancière indaga con una prosa immediata e vitale, dal punto di vista formale oltre che drammaturgico, le sequenze più esaustive di film come Le armonie di Werckmeister, e compone il ritratto poetico di uno dei maggiori registi contemporanei.

[Bietti Edizioni – pp. 100 € 14,00]


 

 

 


Animerama – Storia del cinema d'animazione

Maria Roberta Novielli

 

Come precisa nella sua introduzione Giannalberto Bendazzi – uno dei più importanti esperti e storici del cinema d'animazione mondiale -, «l'opera di Roberta Novielli è una ventata di aria fresca», poiché segna un punto di svolta nello studio e nella comprensione dei lungometraggi e, soprattutto, dei cortometraggi nipponici che da decenni popolano la nostra esistenza. Il Giappone è l'unico grande paese del mondo a non essere mai stato colonizzato dagli europei, paese che, dopo le civiltà dell'Asia, ha assorbito e filtrato la civiltà occidentale per un secolo e mezzo, senza però omogeneizzarsi. Nella storia mondiale dell'animazione il Giappone rappresenta inoltre un caso unico, per l'entità del suo successo produttivo e distributivo e, soprattutto, per il miracoloso (e tuttora inesplicabile) cocktail artistico che ha sotteso tale enorme successo. A partire dal pre-cinema fino a oggi, il volume ripercorre quindi lo sviluppo e le vicende dell'animazione giapponese, attraverso i suoi protagonisti, le logiche produttive, ma soprattutto nelle sue intersezioni con la cultura e la società nipponica di cui ha tradotto nel tempo ogni tensione e mutamento. «Al suo interno si delinea incisivamente il come, il quando e il valore di una produzione tutt'intera, in un modo che ci permette di ricomporre la frammentarietà precedente», spiega ancora Bendazzi. Accanto ai nomi più noti al pubblico italiano, scorrono i profili di artisti e sperimentatori che hanno contribuito a rendere questa storia unica e meravigliosa.

[Marsilio Editori – pp. 256 € 24,00]



L'immagine e il nulla: l'ultimo Godard

Alberto Scandola

 

L’immagine non è rassicurante. Non è né a favore né contro, è un momento d’incontro, è una stazione dove due treni passano. Non è nulla di più di questo e ne abbiamo paura perché permette di vedere” (JLG)

La produzione degli ultimi trentacinque anni di Jean-Luc Godard è qui articolata lungo quattro percorsi di riflessione, orientabili anche secondo una linea cronologica. Nell’ordine: l’interrogazione sul mistero della creazione artistica (Si salvi chi può… la vita, Passion), la scomposizione dell’immagine nei suoi materiali (Prénom Carmen, Je vous salue, Marie), il ripiegamento verso la Storia e il tempo perduto (Histoire[s] du cinéma, Allemagne 90 neuf zéro, Nouvelle Vague; De l’origine du XXIème siècle) e una meditazione sulla difficoltà di raccontare una storia nei luoghi della Storia (Liberté et patrie, Éloge de l’amour, Film socialisme, Adieu au langage).

[Edizioni Kaplan – pp. 212 € 20,00]



La mela di Cézanne e l'accendino di Hitchcock. Il senso delle cose nei film

Antonio Costa

 

La mela è una di quelle "incredibili mele e pere dipinte da Cézanne" che Woody Allen, in Manhattan, mette tra le dieci cose per le quali vale la pena di vivere. L'accendino è quello di Delitto per delitto: secondo gli esperti un Ronson, modello Adonis, personalizzato. A metterli assieme, la mela di Cézanne e l'accendino di Hitchcock, è stato Godard, in "Histoire(s) du cinema". E questo per dirci che sono ben pochi quelli che conservano memoria della mela di Cézanne in confronto a quanti ricordano l'accendino di Delitto per delitto. Da qui prende le mosse questo libro dedicato alle cose che vediamo nei film, e ai film come luoghi in cui gli oggetti quotidiani sono diventati, almeno nel nostro immaginario, quello che sono. Non solo di caffettiere, panchine e spremiagrumi si tratta, ma anche di una goccia di pioggia su una foglia, della fiamma di un fuoco acceso in riva al mare, di un fossile incastonato in una roccia… Antonio Costa si occupa dunque di ciò che "arreda" il mondo in cui si svolgono le storie, di ciò che sta attorno ai personaggi: delle cose con cui i personaggi entrano in contatto e delle cose che in vario modo entrano nella storia. E se ne occupa da vari punti di vista: narrativo, plastico, simbolico. Indaga cioè sul rapporto tra le cose e le forme cinematografiche: sul perché possiamo dimenticare certi particolari della trama dei film di Hitchcock, ma non dimenticheremo mai determinati oggetti degli stessi film: una chiave, un bicchiere di latte, un accendino…

[Giulio Einaudi Editore – pp. 372 € 35,00]



Pixar Story – Passione per il futuro tra arte e tecnologia

Pietro Grandi

 

Realizzare un sogno, mettere al mondo un'idea, immergere lo spettatore in storie d'avventura: questa è la missione dello studio di animazione Pixar. In questo libro toccherete con mano la cultura della "passione per il futuro", ripercorrendo le sue radici: dalle prime sperimentazioni degli anni Trenta, alla nascita della Computer art negli anni Sessanta, fino all'epoca più recente, dove gli spettatori, grandi e piccoli, sognano perdendosi in mondi colorati e ricchi di dettagli digitali. I progetti della Pixar, così come pensati da Ed Catmull, immaginati da Steve Jobs e costruiti magistralmente da John Lasseter, sono un mix perfetto di creatività e tecnologia. Il risultato è una "Wunderkammer dei segreti": un micromondo che ci stupisce e meraviglia a ogni visione. Dietro la storia della Pixar, in fondo, c'è un grande amore per il mondo e una passione scottante per la narrazione. Ma ci sono anche le persone, gli insegnamenti, gli errori, la curiosità e l'amicizia, tanto che se ne potrebbe fare un film… o un libro.

[Hoepli Editore – pp. 147 € 9,90]



Massimo Girotti – Cronaca di un attore

Roberto Liberatori

 

Questa monografia dedicata a Massimo Girotti restituisce un piccolo spazio nel cinema italiano a un attore caduto vittima di una cultura dell’oblio che governa il nostro tempo. La sua vicenda artistica si snoda nell’arco di oltre sessanta anni della nostra storia, a partire dal 1939 quando, da studente universitario proveniente da una famiglia borghese di origini marchigiane, Girotti si ritrova a godere da un giorno all’altro di una inaspettata popolarità. E’ la bellezza che lo fa notare e lo impone all’attenzione del pubblico e di giovani cineasti. Ma questa magnifica presenza scenica, vissuta spesso come un ostacolo, sarà solo il punto di partenza per un lungo lavoro di crescita professionale e intellettuale. Complice l’incontro e il sodalizio umano e artistico con registi come Alessandro Blasetti, Giuseppe De Santis e Luchino Visconti, solo per citare quelli più vicini a lui per sensibilità e cultura. Da loro imparerà tutto, facendo proprio un modello di professionismo basato sul rigore che lo farà resistere all’usura del tempo. Uomo schivo e riservato, non alla ricerca di facili successi, Girotti ha dato prova di carattere anticonvenzionale nel lavoro, ma nella vita privata ha mantenuto equilibrio e semplicità, incarnando una sorta di regolarità nell’arte.

[Teke Editori – pp. 176 € 16,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Aprile

Un giorno è un anno è una vita – Fassbinder. La biografia

Jürgen Trimborn

 

Una vita di corsa, bruciata in appena trentasette anni votati al cinema – passione e ossessione, musa e mentore, disperatamente inseguito e intensamente vissuto. E poi teatro, televisione, amore, sesso, uomini, donne, alcol, droghe… Regista radicale, outsider del Nuovo cinema tedesco, sceneggiatore precocissimo, teatrante geniale, attore dal talento multiforme, avversario di compromessi e soluzioni facili, Rainer Werner Fassbinder negli oltre quaranta film girati in soli tredici anni accetta il rischio di non piacere. Si fa dare dell’antisemita, dell’antifemminista, del detrattore della causa omosessuale pur di restituire un ritratto il più possibile autentico della sua realtà. La vita è per lui arte e storia: aggressività e violenza – componenti imprescindibili del privato – riflettono i conflitti che esplodono nella società, indici di un male tutto occidentale in un’Europa nettamente spaccata fra Est e Ovest. Fassbinder vuole scrivere un pezzo indimenticabile di storia del cinema e ci riesce. Combinando linguaggio formale e modalità narrative dei melodrammi e dei film gangster hollywoodiani, si confronta con il passato nazista, con il miracolo economico, con il terrorismo della Raf. Inventa delle star (da Hanna Schygulla a Barbara Sukowa ad Armin Müller-Stahl), parla al grande pubblico con Il matrimonio di Maria Braun e a quello raffinato del cinema d’autore con Le lacrime amare di Petra von Kant. In televisione porta la sua opera più spregiudicata e sperimentale: Berlin Alexanderplatz. Nel contrasto tra il bianco abbagliante e freddo di Veronika Voss e la calda «overdose di oscurità» di Querelle, i due film che chiudono la sua parabola artistica e insieme la sua esistenza, fa affiorare tutto il suo universo di sogni, ambizioni, realtà. Quella di Jürgen Trimborn è la prima biografia del cineasta tedesco. Trimborn ha raccolto le parole di Fassbinder e i ricordi dei suoi amici, ha setacciato ogni archivio per costruire un ritratto smisurato e trasgressivo che lascia parlare fatti, documenti e film. Ne emerge l’immagine di un uomo tirannico e fragile, senza riguardi per se stesso e per chi gli sta intorno; un grande artista, che non ha mai perso di vista il suo desiderio più intimo, lo scopo di una vita: fare film.

[Il Saggiatore – pp. 427 € 35,00]



Cinema senza fine – Un viaggio cinefilo attraverso 25 film

Roy Menarini

 

Il cinema è morto? Funerale rimandato a data da destinarsi. “Che cosa è il cinema?”, continua ad essere una domanda inevasa, e per quanto ancora molti cerchino la risposta con la lanterna magica, a nessuno interessa più una sua definizione. La sua originalità ne permette reviviscenza e sviluppi, la sua immortalità gli consente di uscire dalla tomba in cui era stato sepolto, vivo. E se esiste – anzi si rilancia – una nuova cinefilia è perché vediamo film ovunque, in tv, su satellite, su web, su tablet, su smartphone, su schermi urbani, in aereo, in treno, in nave, e non per questo ne perdiamo l’aura. Una metamorfosi perfetta e soprattutto spontanea. Il cinema si è riprogrammato da solo e ha generato una cultura che gli cresce intorno, sempre imprevedibile. Attraverso questi 25 film, tra i più rappresentativi (e spesso misconosciuti) capolavori del contemporaneo, scopriamo come il cinema pensa a se stesso e al mondo. Con postfazione di Enrico Ghezzi.

[Mimesis Edizioni – pp. 238 € 20,00]



Estetica del montaggio

Vincent Amiel

 

Il montaggio al cinema non è una semplice operazione tecnica che consiste nel tagliare e assemblare dei pezzi di pellicola. E` al contrario un lavoro complesso che esige creatività e presuppone un approccio estetico all’opera. Si tratta infatti di associare le immagini in un certo modo, di disporle secondo un certo ritmo, di creare rotture e continuità impreviste. Il libro intende tracciare un panorama delle diverse concezioni del montaggio succedutesi nel corso del tempo, fino alle più recenti applicazioni permesse dalla tecnologia digitale. L’autore prende in esame numerosi esempi di montaggio, attingendo a tutta la storia del cinema e analizzando attentamente l’opera di grandi cineasti per i quali questa tecnica si è rivelata particolarmente importante: Dziga Vertov, Sergej M. Ejzenštejn, Orson Welles, Alfred Hitchcock, Alain Resnais, Maurice Pialat e Krzysztof Kieslowski. Registi che ci permettono di cogliere dal vivo i principi che rendono il montaggio una componente essenziale della scrittura cinematografica.

[Edizioni Lindau – pp. 226 € 21,00]



Socio-movies. Capire la società con il cinema

Fabio Berti e Sivlia Fornari (a cura di)

 

Il volume non è né un manuale di "sociologia del cinema", né tanto meno un'opera di critica cinematografica, ma affronta tematiche sociologiche avvalendosi dei film e per questo potremmo parlare di sociologia con il cinema. Gli autori dei diversi contributi non si sono preoccupati di analizzare come i registi vedono la realtà sociale o come il cinema si è evoluto rispetto alle trasformazioni sociali ma più semplicemente hanno utilizzato i film per analizzare e spiegare la realtà sociale che ci circonda. I film non rappresentano infatti solo una semplificazione del reale, ma offrono un vero e proprio set cognitivo che permette di andare oltre al contenuto dell'immagine: l'obiettivo di fondo non è quello di spiegare le immagini o di insegnare a leggerle in modo corretto, ma di stimolare un circuito partecipativo che permetta di fare emergere i diversi paradigmi sociologici dai film. Il volume non risponde solo a esigenze formative o di apprendimento e, pur trovando negli studenti dei lettori privilegiati, pensiamo che anche i non addetti ai lavori avranno la possibilità di vedere dipanati argomenti e fatti di loro interesse, poiché riguardano eventi della vita.

[Pacini Editore – pp. 261 – € 19,00]



Le donne di "Gregory Peck". Ricordi e dissertazioni di un cinefilo

Filippo Castelli

 

Con questo libro l'autore intende dedicare un particolare omaggio al Grande Cinema americano del dopoguerra. Infatti, se nella prima parte costituita principalmente da racconti/ricordi, si parla solo marginalmente di cinema, nella seconda, che narra di un lungo viaggio a New York e zone limitrofe, il testo è completo di notizie, curiosità e aneddoti che riguardano quel genere di cinema. Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, spesso anche da molti appassionati della Settima Arte, il cinema americano non è nato a Hollywood, ma nella Città di New York e dintorni. Cosicché in quella metropoli, in particolare nell'isola di Manhattan, i cinefili potranno vedere e "scoprire" cose interessantissime quali vecchi (e nuovi) studi cinematografici, teatri, "location" rese celebri da film famosi, alberghi e palazzi nei quali i grandi divi hanno abitato e lavorato; persino testimonianze di fatti e scandali delle loro vite terrene.

[Le Mani Editore – pp. 112 € 16,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Aprile

La bomba e l'onda. Storia dell'animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima

Andrea Fontana

 

C'è un legame intrinseco fra il reale e la sua riproduzione? Questa è la domanda che attraversa il presente volume, il quale ripercorre settant'anni di Storia dell'animazione giapponese ponendola in relazione con quella del Paese che l'ha prodotta. In che modo, dunque, gli eventi storici, politici, economici e sociali hanno influenzato l'evoluzione dei cosiddetti anime? Racchiuso all'interno di due eventi cardine, ossia le bombe atomiche di Hiroshima e di Nagasaki e lo tsunami del 2011 (al quale si aggiunge il disastro nucleare di Fukushima), La bomba e l'onda passa in rassegna centinaia di produzioni televisive e cinematografiche, analizza le poetiche e le ossessioni dei più importanti autori di animazione nipponica, da Hayao Miyazaki a Mamoru Oshii, da Hideaki Anno a Katsuhiro Ôtomo, individua corsi e ricorsi storici che hanno segnato in maniera indelebile le generazioni che negli anni si sono susseguite. Ma ciò che conta è che nello studio di ciò che intercorre fra il reale e la sua riproduzione emerge con forza un universo visionario fatto di colori, fantasia, mondi futuribili, passati possibili. Resta, in pratica, l'emozione di una purezza che è propria della poesia animata.

[Edizioni Bietti – pp. 265 € 19,00]



Creatività al potere. Da Hollywood alla Pixar, passando per l'Italia

Armando Fumagalli

 

L’industria del cinema e quella della fiction (oltre alla letteratura, che le alimenta con i suoi contenuti) hanno un ruolo centrale nella società di oggi: cinema e fiction, dove funzionano, trainano lo sviluppo dell’economia, stimolano l’innovazione, migliorano l’immagine globale di un Paese. In questo saggio – basato ampiamente su interviste inedite e sulla frequentazione diretta e assidua di professionisti del settore – l’autore analizza i meccanismi concreti di impostazione, creazione, sviluppo e realizzazione dei film, mostrando il ruolo ricoperto nella scelta e nella «messa in forma» dei progetti da quell’insieme di aziende e di pratiche realizzative che fanno parte del sistema Hollywood. Ampio spazio è anche dedicato alla descrizione della situazione italiana e alla Pixar, la società che ha prodotto Toy Story e altri dodici film di grandissimo successo (un record), costituendo un fenomeno profondamente diverso e innovativo rispetto alla norma hollywoodiana. Creatività al potere si rivolge a studenti e docenti di cinema e televisione, ma anche a chi semplicemente vuole capire come funziona davvero questo grande laboratorio dell’immaginario contemporaneo.

[Edizioni Lindau – pp. 352 €24,00]



Una vita da film. Come il cinema e la filosofia possono aiutarci a vincere le sfide della vita

Giovanni Piazza

 

In uno stile chiaro e divulgativo, il testo va alla ricerca di possibili risposte alle eterne domande sul senso della vita con l’aiuto della filosofia e del cinema, considerate due attività sorelle, in costante e serrato dialogo tra di loro. Sette film famosi (Il Gladiatore; Carlito’s Way; Se mi lasci ti cancello; Déjà vu; Oxford Murders; Una settimana da Dio; Io, robot) sollecitano e introducono altrettante riflessioni ilosofiche sul mistero dell’esistenza che chiamano in causa Aristotele, Marco Aurelio, Leibniz, Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, e tanti altri ancora. I temi affrontati – la libertà e la necessità, la memoria e la progettualità, l’etica dei principi e quella delle conseguenze, la razionalità e il sentimento – sono argomenti cari al dibattito filosofico di ogni tempo, ma in questo caso sono considerati a partire dalla loro concreta incarnazione nelle vicende esemplari dei protagonisti dei film. Dall’indagine emerge quale filo rosso decisivo il concetto di biografia, una vita che da puro fatto biologico si trasforma in evento propriamente umano, il cui senso è affidato alla libertà e alla responsabilità di ciascuno. Di qui l’invito rivolto al lettore a «fare della propria vita un film», non nel senso di vivere come in una favola tanto eccezionale quanto illusoria, ma nel senso ontologico e morale di trasformare il proprio essere al mondo – in buona misura sottoposto al caso e alle leggi della natura – in un’avventura ricca di significato, carica di quel valore che solo la consapevolezza e la libertà possono conferirle.

[Edizioni Lindau – pp. 192 €16,50]



Operazione Gattopardo – Come Visconti trasformò un un romanzo di «destra» in un successo di «sinistra»

Alberto Anile, Maria Gabriella Giannice

27 marzo 1963: al cinema Barberini di Roma si proietta in anteprima mondiale Il Gattopardo di Luchino Visconti. Il trionfo della serata corona un lungo lavoro di scrittura e le tante vicissitudini produttive affrontate per tradurre in pellicola il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. In quegli anni il libro, pubblicato dall’eretico Feltrinelli e attaccato dai critici di sinistra, era diventato un enorme successo editoriale. Tra dubbi e dissidi, gli esponenti culturali del PCI si risolsero a cambiare strategia appoggiando in pieno il progetto di Visconti: il “conte rosso” era pronto a trasformare il romanzo della sconfitta storica ed esistenziale di un aristocratico nel racconto del tradimento degli ideali risorgimentali e del soffocamento cruento delle prime lotte di classe. L’impresa fu titanica per i mezzi economici impiegati e per la battaglia di idee che accompagnò prima l’uscita del romanzo e poi la lavorazione del film. Operazione Gattopardo ricostruisce per la prima volta il dibattito critico-ideologico che si agitò dietro i riflettori e che infiammò l’ambiente cinematografico, quello letterario e quello politico, fra liti epocali, premi letterari combattuti fino all’ultimo voto, “contrordini” di partito, contratti stracciati, scene tagliate e dimenticate. Quei conflitti, scrive Goffredo Fofi nella prefazione, «rientravano in un’epoca di enorme vivacità sociale, animata in primo luogo dalla convinzione di poter contribuire all’edificazione di una società nuova». In primo piano Luchino Visconti, sempre più coinvolto nel confronto ideale e personale con Lampedusa, un confronto che lo condurrà a cambiare il suo cinema e a soccombere felicemente al richiamo proustiano del passato. Mantenendo l’impianto di ricostruzione storica, il volume alterna racconto, inchiesta giornalistica, analisi letteraria e cinematografica, disseppellisce notizie inedite e retroscena clamorosi. Perché il PCI cambiò idea sul romanzo di Lampedusa? Come mai il progetto cinematografico passò da Giannini a Visconti? Chi tagliò una dozzina di minuti dall’edizione integrale? Alla base del lavoro c’è una lunga ricerca di materiali inediti che riscrivono radicalmente la storia della pellicola di Visconti e aggiungono nuova linfa all’eterno dibattito sul capolavoro di Lampedusa.

[Le Mani Editore – pp. 404 € 20,00]



Rapporto confidenziale – Percorsi tra cinema e arti visive

Marco Senaldi

 

Solitamente ci si limita a citare la presenza di opere d’arte nel cinema e di immagini cinematografiche nell’arte, come se tanto bastasse per definire una sorta di categoria immaginaria di “film d’arte”, o di arte che si rifà al cinema. Ma la realtà è alquanto diversa. Lo studio trasversale del cinema in rapporto alle arti visive insegna che il cinema non è più pensabile al di fuori delle arti – e che, reciprocamente, le arti contemporanee costituiscono un insieme linguisticamente complesso di cui fanno parte non solo pittura e scultura, ma anche video, installazione, memoria cinematografica. È in tal senso che fra cinema e arte si è venuto a creare, per riprendere il titolo di un celebre film di Orson Welles, un atipico “rapporto confidenziale”.

[Mimesis Edizioni – pp. 264 € 24,00]



Cinema e pittura – Dall’effetto-cinema nell’arte figurativa alla "cinepittura digitale"

Angelo Moscariello

 

Ma è nata prima la pittura o il cinema? Per secoli la grande pittura del passato ha “chiamato” il cinema che ancora non esisteva. Oggi è invece il cinema che guarda alla pittura attraverso quella che appare essere la sua odierna forma di “cinepittura digitale” (Lynch, Greenaway, Rohmer, Cameron ecc.). Insomma, oggi il cinema “produce” pittura e non si limita più soltanto a riprodurla come accadeva in passato. Dai fondali dipinti in stile espressionista da Weine per il “Gabinetto del dottor Caligari” fino all’universo del pianeta Pandora interamente creato in digitale da Cameron per “Avatar”, il percorso di (ri)avvicinamento del cinema alla pittura va avanti verso una sintesi figurativa tra due arti della visione mai sperimentata prima. Di questo doppio percorso vuole rendere conto questo libro che, accostando con meticolosa ricerca fotogrammi di film e dipinti dell’arte canonica di ogni tempo, impianta e sperimenta una lettura “cinematografica” della pittura del passato e, nel contempo, un discorso sull’odierno cinema che non è più “foto-riproduttivo” ma si qualifica come nuova forma di pittura digitale.

[Edizioni Progedit – pp. 152 € 20,00]



Animazione in cento film

Marco Bellano, Giovanni Ricci, Marco Vanelli

 

In Italia si chiamano spesso “cartoni animati”. In realtà sono film comici, drammatici, di guerra, fantascientifici, satirici, noir, western, d’avanguardia… e, naturalmente, anche film per bambini. Nascono da matite e colori o dalla grafica digitale, o magari da fotografie di oggetti, pupazzi e persone, ma sono tutti accomunati dall’essere stati creati immagine per immagine, fotogramma per fotogramma. L’universo dell’animazione è più vasto e vivace di quel che normalmente si crede, e si estende ben oltre la programmazione delle nostre sale cinematografiche. Questo libro propone una “costellazione” di cento film, tracciata da analisi, “dietro le quinte”, curiosità e notizie sugli autori. Una mappa minima, dove riscoprire storie e personaggi familiari accanto a insoliti esperimenti, artigiani ingegnosi e opere ingiustamente poco conosciute.

[Le Mani Editore – pp. 280 € 18,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Aprile

Cinema & Generi 2012

Renato Venturelli (a cura di)

Western e noir, commedia e horror, cinema liberal americano e apocalissi d’autore, wuxia e fantascienza giapponese… Cinema & generi torna anche quest’anno a indagare su quanto succede nella produzione di genere di tutto il mondo con saggi, interviste, cronache, guida a inediti e dvd. E con un’intervista al J.J.Abrams di Super 8 che ci parla dei suoi rapporti con Spielberg e il cinema degli anni ’80, degli effetti speciali e di una fantascienza immersa nella vita quotidiana.

[Le Mani Editore – pp. 144 € 13,00]

 

 

Paesaggi Sonori. Il cinema di Franco Piavoli

Alberto Morsiani, Serena Agusto (a cura di)

Franco Piavoli (Pozzolengo, Brescia, 1933) è una originalissima, quasi unica, figura di film-maker indipendente che realizza e produce da solo i suoi film; l’autore immediatamente riconoscibile di un singolare cinema liricosinfonico composto da immagini primarie, voci e suoni di grande impatto emozionale; il poetico cantore del passaggio del tempo e delle stagioni, di un’armonia ritrovata tra uomo e natura. Il suo è uno sguardo sulle cose insieme leggero e profondo, che parte da paesaggi familiari e che penetra nel mito, nelle storie e nella Storia, fino a comporre una affascinante forma di film-saggio, né documentario né finzione. Attentissimo alla composizione delle immagini, spesso di ispirazione pittorica, e all’articolarsi dei “rumori” del mondo, Piavoli ha creato un cinema armonico, cosmogonico, totalizzante, integralista, universale, sensoriale, naturale. Un cinema vergine, puro, primordiale, con i piedi piantati sulla terra e nell’acqua, realizzato dal punto di vista di un immaginario paradiso, privo di peccato, di bruttura, di cattiveria, di pessimismo. I film che ha diretto non sono numerosi ma hanno tutti lasciato il segno: Il pianeta azzurro (1982), Nostos – Il ritorno (1989), Voci nel tempo (1996), Al primo soffio di vento (2002). Di questo autore sensibile ed appartato, il libro, pubblicato in concomitanza con la retrospettiva organizzata dall’Associazione Circuito Cinema di Modena, ripercorre l’intera carriera a partire dai primi cortometraggi fino alle ultimissime prove, attraverso una lunga intervista, alcuni saggi sui vari aspetti del suo cinema, un’antologia della critica, una documentata bibliografia e una dettagliata filmografia.

[Le Mani Editore – pp. 112 € 14,00]

 

 

POLAR 2.0

Mariolina Diana, Michele Raga (a cura di)

Il termine polar, nato dall’unione di poliziesco e noir, indica quel genere, tipicamente francese, che mette in scena l’ambiente criminale nelle sue molteplici sfaccettature. Lotte tra bande, killer spietati e banali assassini, detective privati, ispettori e agenti di polizia (i famosi flic) sono il materiale umano su cui si fonda una lunga tradizione letteraria e cinematografica insieme. Grandi registi ed eccellenti artigiani, da Jean-Pierre Melville a Luc Besson, passando per Godard, Chabrol e Truffaut, si sono messi al servizio del polar, e altrettanto hanno fatto attori come Jean Gabin, Lino Ventura, Yves Montand, Jean-Paul Belmondo, Alain Delon, fino ai più giovani Gérard Depardieu, Daniel Auteuil, Jean Reno, Vincent Cassel. Polar 2.0 è il poliziesco francese degli anni Duemila, rinnovato nello stile e nelle tematiche, contaminato con l’horror, il western, il film d’azione, ambientato a Parigi come a Marsiglia, nelle carceri come nelle banlieue.

[Il Foglio Letterario Edizioni – pp. 280 € 15,00]

 

 

André Bazin – Jean Renoir

Michele Bertolini (a cura di)

Non dovete contare su di me per presentare questo libro con pudore, discrezione e misura. André Bazin e Jean Renoir hanno avuto troppa importanza nella mia vita perché possa parlare di loro senza passione; questo Jean Renoir di André Bazin è quindi in modo del tutto naturale per me il miglior libro di cinema, scritto dal miglior critico sul miglior regista. André Bazin è morto a quarant’anni, l’undici novembre 1958. Prima di essere un “critico”, era uno “scrittore di cinema”, che si sforzava di descrivere i film più che di giudicarli; gli studi di Bazin su Bresson, Chaplin, Rossellini, Buñuel, Stroheim, Fellini sono stati tradotti in tutto il mondo, così come il magnifico piccolo libro su Orson Welles. La morte di Bazin ha interrotto i suoi due progetti più interessanti, prima di tutto questo libro sull’opera di Jean Renoir e poi un cortometraggio che voleva girare sulle chiese romaniche.

François Truffaut.

[Mimesis Edizioni – pp. 256 € 22,00]

 

 

Viaggio al termine dell'Italia – Fellini politico

Andrea Minuz

Se Federico Fellini è uno dei più grandi autori della storia del cinema, egli rientra anche nel solco di una tradizione di intellettuali e artisti che da Leopardi a Pasolini si è interrogata sul rapporto tra l’identità italiana e la modernità nelle sue implicazioni sociali, culturali, politiche. I motivi che notoriamente attraversano la sua opera, dalla nostalgia dell’infanzia ai fantasmi della femminilità, dall’invenzione del ricordo al sogno, assumono così, alla luce della lettura politica proposta in questo saggio, un’unica connotazione patologica. E diventano, anzitutto, l’allegoria di un Paese incapace di uscire da un’adolescenza permanente, tratto dominante della sua storia e del carattere nazionale. Il libro è corredato da un’appendice che esplora il rapporto tra Federico Fellini e Giulio Andreotti a partire dalle lettere conservate nell’archivio del senatore.

[Rubbettino Editore – pp. 248 € 16,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Aprile

Dove sono in questa storia
Emir Kusturica
"Nel millenovecentosessantuno Jurij Gagarin volò nello spazio, e io andai a scuola." Inizia così il primo dei diciassette capitoli con i quali l'istrionico regista Emir Kusturica apre il proprio album di famiglia e racconta la sua storia. Senza risparmiare nessuno, né se stesso né gli altri. Ci sono voluti quindici anni per mettere insieme autobiografia, cronaca e storie degne dei suoi migliori film, e raccontare una vicenda autentica, emozionante, sorprendente e provocatoria, nella quale si riflette la storia della seconda metà del ventesimo secolo.
L'infanzia, la Sarajevo degli anni sessanta, Tito e Charlie Chaplin, l'amore per la futura moglie Maja e la scuola di cinema a Praga, Fellini, Ivo Andric´ e Dostoevskij, i primi lungometraggi – Ti ricordi di Dolly Bell? , Papà… è in viaggio d'affari e Il tempo dei gitani –, l'America, Johnny Depp e Arizona Dream, Underground e la guerra, la fine della Jugoslavia e quella di suo padre, la morte di Dio, quella dei rapporti con i vecchi amici e con Sarajevo, Miloševic´ e la malattia della madre.
Autobiografia di un artista geniale, Dove sono in questa storia è sì il "diario politico di un idiota", secondo le parole dello stesso autore, ma soprattutto il racconto sincero della sua storia personale, l'adattamento letterario del film della sua vita.
[Feltrinelli – pp. 352 € 19,50]
 
Peter Weir – Il Castoro
Alberto Morsiani
Dedicata al grande regista australiano, una nuova e importante monografia si aggiunge alla collana “Il Castoro Cinema”. Partendo da una condizione di lontananza anche geografica, Weir ha compiuto con i suoi film un’appassionante mappatura ed esplorazione del mondo, colto tra globalizzazione e diversità. Ha indagato l’opposizione irriducibile tra natura e civiltà, la relazione spesso conflittuale tra individuo e comunità, le nicchie di marginalità della società contemporanea, la spettacolarizzazione dei media. Tra i suoi film: Picnic ad Hanging Rock (1975); Witness – Il testimone (1985); L’attimo fuggente (1989); The Truman Show (1998); Master & Commander – Sfida ai confini del mare (2003); The Way Back (2010). Un attento e affascinante percorso attraverso l’intera opera di Peter Weir, con un’intervista inedita al regista in apertura del volume, 200 fotogrammi tratti dalle scene dei film, a sottolineare passaggi significativi dell’analisi di Alberto Morsiani, e una filmografia e una bibliografia complete.
[Il Castoro – pp. 200 € 14,90]
 
Toni Servillo. L'attore in più
 Enrico Magrelli (a cura di)
Se si dovesse eleggere un volto simbolo, in grado di condensare attraverso i suoi lineamenti il mood della cinematografia italiana attuale, il candidato ideale sarebbe certamente Toni Servillo.
Nessuno, meglio di lui, ha saputo mettere la propria statura attoriale a disposizione di film, autori e registri tanto diversi, delineando con altrettanta abilità e precisione una galleria di personaggi emblematici, tipici dei nostri anni, scolpiti con perizia ostinata e rigorosa osservanza del dettaglio. E con risultati interpretativi sempre suggestivi, quando non indimenticabili.
Un lavoro, il suo, che ha contribuito nei suoi esiti più alti a riportare il nostro cinema su un piano di prestigio e competitività decisamente internazionale.
 [Besa Editrice  – pp. 200]
 
David Lynch e il grande fratello
Alessandro Agostinelli
Cosa c'entra David Lynch con il Grande Fratello? È possibile che alcuni dispositivi narrativi leghino insieme un grande regista e alcuni real tv di successo? Con questo libro, lo storico del cinema e massmediologo Alessandro Agostinelli entra nel profondo dell'opera di David Lynch, attraverso l’analisi di alcuni suoi film più controversi: Strade Perdute, Una storia vera, Mulholland Drive. Il lavoro del regista americano viene analizzato alla luce delle turbative dello spettatore di fronte a certe narrazioni incongrue e all'uso destabilizzante delle immagini. Insieme alla originale presentazione del cinema di Lynch l’autore affronta anche uno degli argomenti più scottanti del mondo delle immagini: che cosa è vero e che cosa è falso quando guardiamo attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Vivere, morire, amare, guardare, socializzare. Ogni nostra azione è spesso il risultato di modelli sociali preimposti dai media.
[Besa Editrice   – pp. 64 € 12,00]
 
 I due magnifici insolenti – Le parole irriverenti di François Truffaut e Sacha Guitry
 Claudio Nutrito
Un viaggio stimolante nella vasta antologia dei pensieri di François Truffaut e Sacha Guitry. Il libro rivela alcune sorprendenti affinità fra due artisti così diversi (Truffaut è un uomo di cinema, Guitry è soprattutto un uomo di teatro: autore, regista, attore), come diversi sono i periodi della loro attività artistica (dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli ’80 per Truffaut, dai primi del novecento alla metà degli anni ’50 per Guitry).
Il punto che, nel libro, accomuna i due artisti è l’insolenza delle loro parole e di quelle dei personaggi delle loro opere. Un’insolenza che nasce da un’assoluta franchezza nell’esprimere idee inconsuete, in contrasto con le mentalità più diffuse. Un’insolenza non comune, praticabile solo dalle persone colte e di spirito: “Lo spirito è insolenza colta” ha detto Aristotele. Un’insolenza che può svelarci nuove verità o ricordarci, in modo provocatorio, vecchie verità dimenticate. Truffaut e Guitry: due provocatori? Sì: provocatori di riflessioni. Un libro rivolto —oltre che ai cinefili ed agli appassionati di teatro — a chi ama le idee non conformiste. Si tratta, inoltre, del primo libro in lingua italiana dedicato a Sacha Guitry: un’interessante e divertente opportunità per meglio conoscere l’universo di questo grande artista.
[Effepi Editore  – pp. 148 € 12,00]
 
Chris Marker o Del film-saggio
Ivelise Perniola
Chris Marker, pseudonimo di Christian-François Bouche-Villeneuve (Neuilly-sur-Seine, 29 luglio 1921), è l’esponente di punta di un cinema estraneo a ogni moda e a ogni compromesso commerciale. Dall’esordio sul finire degli anni ’50 sino ai giorni nostri, ha sviluppato un linguaggio cinematografico in continuo rinnovamento, dal cine-romanzo a immagini fisse di La jetée (che ispirò l’Esercito delle 12 scimmie), al pamphlet di contro-informazione politica (Loin du Vietnam e Le fond de l’air est rouge), alla tecnologia digitale con il cd-rom Immemory. Nel tempo ha poi affinato l’arte del film-saggio: affascinante incrocio di riflessione filosofica, immagine documentaria, found footage, tecnologia digitale e materiale d’archivio. Il suo immaginario è formato da una memoria iperattiva alla continua ricerca di referenti simbolici e di assonanze spirituali, come quelle stabilite nel corso degli anni con Andrej Tarkovskij e Akira Kurosawa. Grande viaggiatore, o, per usare un termine a lui caro, instancabile globe-trotter, con i suoi film dedicati all’Africa, al Giappone, alla Siberia, ha offerto uno straordinario contributo di conoscenza. Si può insomma ragionevolmente affermare che Chris Marker è un autore la cui scoperta è in grado di modificare la chiave di lettura del cinema prodotto negli ultimi cinquant’anni. In occasione dell'approssimarsi dell'anniversario della sua nascita, torna in libreria questa nuova edizione rivista e aggiornata.
[Lindau Editore – pp. 282 € 24,00]
 
Sangue nudo. Il cinema terminale di Hisayasu Sato
Beniamino Biondi
Hisayasu Sato è, al di là di ogni ragionevole dubbio, uno dei cineasti più radicali della scena contemporanea. Il meno risolto, il più malato. Sin dai suoi esordi negli anni ’80 ha esplorato le proprie visioni e ossessioni coniugando nella sua opera la sottocultura porno all’avanguardia. I suoi lavori (circa 50 film in meno di dieci anni) affrontano i temi del vuoto e dell’alienazione sociale attraverso la violenza e il fanatismo dei suoi antieroi. Un panorama delirante di maniaci stupratori che vivono in oscuri seminterrati o in cisterne vuote, di scolarette paranoiche separate dal mondo reale come uteri dal ventre, di burattini animati da un mondo virtuale di desideri distruttivi e fatale follia. In una cornice di estremo concettualismo, Hisayasu Sato descrive uno scenario terminale: feticismo, perversione, nevrosi, omosessualità, voyeurismo, suicidio. Ma il lavoro del cineasta giapponese pone soprattutto le questioni radicali del senso della riduzione letterale delle immagini e dei limiti della rappresentazione, annunciando in qualche modo la morte del cinema e la sua frenetica decomposizione attraverso un processo (spesso doloroso, talora contorto) di metaforizzazione per eccesso di realtà. Il senso del suo lavoro è affidato alle parole dello stesso Hisayasu Sato: “Voglio fare un film che faccia impazzire gli spettatori, che li spinga a commettere un omicidio.”
[L’Orecchio di Van Gogh – pp. 80 € 10,00]
 
Politica delle immagini. Su Jacques Rancière
Roberto De Gaetano (a cura di)
Il volume è il primo in Italia dedicato a uno dei più importanti pensatori del panorama contemporaneo. Jacques Rancière, autore di opere tradotte in tutto il mondo, ha scritto volumi che sono già diventati un riferimento imprescindibile nel dibattito politico, estetico e cinematografico degli ultimi anni. Il volume attraversa tutte e tre le prospettive, coinvolgendo studiosi, giovani e meno giovani, di estetica, di filosofia politica e di cinema.
Il volume, aperto da un testo inedito di Rancière, “Politiche del cinema”, contiene contributi di Daniela Angelucci, Alain Badiou, Bruno Besana, Marcello W. Bruno, Fortunato M. Cacciatore, Dario Cecchi, Alessia Cervini, Valeria Costanza D’Agata, Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Filippo Fimiani, Jean-Louis Leutrat, Paolo Godani, Clemens-Carl Härle, Andrea Inzerillo, Beatrice Magni, Antonella Moscati, Clio Nicastro, Jacques Rancière, Bruno Roberti, Davide Tarizzo, Salvatore Tedesco, Luca Venzi, Dork Zabunyan.
[Luigi Pellegrini Editore – pp. 536 € 30,00]
 
Trame del fantastico. Riflessi e sogni nel cinema
Alessandro Cappabianca
Trame d’ombra, specchi oscuri, intrecci misteriosi. La materia stessa del film, pellicola trasparente e diafana sulla quale si muovono figure d’ombra, induce a pensare che la vocazione privilegiata del cinema sia nel fantastico, come già riteneva Artaud. I fantasmi, silenziose o sonore apparizioni, ci vengono incontro dallo schermo, in bianco e nero o a colori, da Nosferatu a Shutter Island: materia dei corpi come materia di sogni, incubi e visioni, portatori di maschere, generatori privilegiati di archetipi.
Metafisico. Fantastico. Film noir. Horror. Termini usuali, ma inadeguati, per certi film. In realtà qui non siamo tanto di fronte a un’inadeguatezza terminologica, che si tratterebbe di superare inventando un termine più adatto, quanto alla generale insufficienza che l’ottica dei “generi” (un’ottica di comodo) dimostra nei confronti di ogni film che investa universi di senso sufficientemente complessi, tali da mettere in gioco qualcosa che potremmo chiamare memoria filogenetica.
[Luigi Pellegrini Editore – pp. 195 € 16,00]
Splendore e miseria del cinema. Sulle Histoire(s) di Jean-Luc Godard
Alessia Cervini, Alessio Scarlato, Luca Venzi. Con un saggio di Roberto De Gaetano
Le Histoire(s) du cinéma di Jean-Luc Godard sono un oggetto di ricerca unico e particolarissimo per lo studioso di cinema, ma non solo: fonte inesauribile di spunti per una riflessione sull’arte cinematografica e contemporaneamente sulla storia del Novecento. La complessità dell’opera a cui Godard ha lavorato nel corso di un decennio (1988-1998) rende necessaria una sua analisi attenta e ravvicinata, ma ancor più lo sviluppo di ipotesi interpretative che ne mettano in rilievo tutta la grande attualità. È questa la sfida che il volume (il primo in Italia dedicato integralmente a quest’opera di Godard) raccoglie, proponendo una lettura unitaria (sebbene esso si componga dei saggi di tre diversi autori) delle Histoire(s) du cinéma; una lettura capace di restituire le tesi più radicali, avanzate da un complesso lavoro di montaggio, fatto di stratificazioni, riusi e missaggi, davvero poco incline a essere sistematizzato e ridotto in un discorso unico e definitivo.
Il cinema è stato il testimone privilegiato del secolo appena trascorso, la Storia del Novecento ha coinciso essenzialmente con le storie che il cinema ha creato e raccontato. Eppure il cinema ha tradito la sua intima vocazione testimoniale quando si è mostrato incapace di mostrare cosa accadeva nei campi di concentramento nazisti. Ciò che le Histoire(s) du cinéma fanno è riparare a quella colpa, mettendo in piedi un enorme lavoro compositivo che ha al suo centro quel buco nero che nella storia del Novecento i campi hanno rappresentato.
[Luigi Pellegrini Editore – pp. 200 € 15,00]