Matrix Resurrections, di Lana Wachowski

La fine ed il nuovo inizio dell’universo Cyberpunk delle Whachowi all’insegna di un cinema sempre più libero e genderfluid. Uno straordinario, anarchico, grido di libertà sull’orlo del precipizio

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Che senso ha creare un nuovo programma usando vecchio contenuto?” si chiede l’hacker Bugs mentre si aggira all’interno di uno spazio che vorrebbe ricalcare quello della scena d’apertura del primo Matrix. È la prima domanda esistenziale di Matrix Resurrections, quarto capitolo di un franchise che, vent’anni dopo il primo episodio, pare essere diventato l’ombra di ciò che era. Se alla sua uscita Matrix ha anticipato molte delle inquietanti derive del presente, tra internet pervasivo e corpi digitalizzati, ora il suo sguardo è meno incisivo. Il presente ha infatti inglobato l’allegoria oscura del film originale e ne ha preso il controllo. Ora il progresso è istantaneo e l’immaginario è preda della serialità e della ripetizione. Non stupisce che Matrix non sappia più rapportarsi allo spazio contemporaneo.

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Non è un caso che Neo, intrappolato in una nuova versione di Matrix, viene richiamato a combattere le macchine in un mondo che è un’eco imperfetta di quello che ricordava, ormai ridotto a bidimensionale deja vu di coordinate. Non è più tempo di rientrare nella Matrice e Matrix Resurrections, con una lucidità disarmante, accetta la sua fine. Il primo elemento a cedere è immancabilmente il dualismo che contraddistingue il franchise. Non esistono più il bianco ed il nero, il bene o il male, la pillola rossa o la blu, ogni dicotomia sfuma divenendo fluida. E allora forse solo così, in equilibrio tra senso e non senso, può nascere un nuovo racconto che è al contempo sfacciata satira meta su un mercato ormai saturo di franchise, e coraggiosa riscrittura della mitologia della saga, all’insegna di una luminosa, inedita deriva del cyberpunk, in cui macchine e umani possono convivere pacificamente.

Ma in fondo è un gioco di specchi. Perché il centro di Matrix Resurrections è in realtà Lana Wachowski, la cui voce, la cui presenza sulla scena, paradossalmente, acquista più forza man mano che si allontana dal mondo che ha creato. Perché l’identità della regista è inscindibile dagli spazi dello stesso Matrix, una narrazione che da sempre è anche metafora di una sessualità in transizione. Ma gli immaginari cambiano, delle metafore non c’è più bisogno ed il cinema delle Wachowski è stato plasmato da un’idea di fluidità, di trasformazione sempre più forte ed evidente, come testimoniano anche i corpi di Andy e Larry, “rinati” Lily e Lana.

Resurrections

Matrix Reurrections è quindi apice del Wachowski-pensiero e fine di un sistema tematico obsoleto, inarrestabile urlo anarchico di Lana Wachowski, che ripensa, ribalta, a tratti sul filo della parodia, le fondamenta della saga. E così si arriva ad un nuovo paradosso, ad un film volutamente ingolfato, straniante eppure straordinariamente vitale, non più sedotto da un futuro inquietante, piuttosto ben fermo nel tempo presente, nel qui ed ora, in cui si sviluppa l’amore tra Neo e Trinity, una narrazione che è sempre meno epopea distopica e sempre più melò action diretto ed essenziale.

È la definitiva manovra evasiva di un film che, nel rifiutare la complessità della trilogia originale dà il colpo di grazia al sistema di segni che l’ha generato. Lana ha ucciso il padre, ora è finalmente libera di riscrivere il visivo senza condizionamenti, assecondando il suo  suo sguardo vivace, che si muove evidentemente entusiasta tra gli spazi impossibili di Nolan ed il brutalismo di Tom Twyker, arrivando ad un forsennato ultimo atto, che esonda tra lo zombie movie ed il massimalismo di Bay.

Matrix Resurrections è un unicum. Un film contro le logiche di mercato, ostile agli stessi spettatori, nutrito dalle istanze della sua regista, sempre a rischio di risultare ridondante, o di finire egli stesso in mille pezzi, perfetta definizione di Blockbuster d’Autore. Ma è un unicum, appunto, un irripetibile opera concettuale, che rischia, per questo, di morire all’ultimo titolo di coda senza una vera eredità.

Titolo originale: The Matrix Resurrections
Regia: Lana Wachowski
Interpreti: Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss, Jessica Henwick, Yahya Abdul-Mateen II, Jonathan Groff, Neil Patrick Harris
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 148′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
2.29 (17 voti)
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