Prima pagina, di Billy Wilder

In questo terzo adattamento della commedia di Hecht e MacArthur, Wilder disegna una satira scatenata e spietata sui falsi idoli della società americana. Stanotte, ore 5.30, Sky Cinema 2

Se volete sapere cosa Billy Wilder pensi della stampa americana recuperate L’asso nella manica (1951) nel quale Charlie Tatum/Kirk Douglas organizza uno squallido baraccone mediatico approfittando della disgrazia capitata a un pover’uomo del New Mexico. 23 anni dopo ecco che il dramma cinico si trasforma in farsa grottesca con Prima pagina (1974) che vede fronteggiarsi nella Chicago del 1929 due vecchi squali del giornalismo come il direttore dell’ Examiner Walter Burns (Walter Matthau) e il geniale reporter Hildy Johnson (Jack Lemmon) alle prese con l’esecuzione capitale del povero cristo Earl Williams (Austin Pendleton).

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La versione cinematografica di Billy Wilder è la terza in ordine di tempo dal soggetto originario di Ben Hecht e Charles MacArthur: la prima è The Front Page (1931) di Lewis Milestone più spostata verso una rappresentazione teatrale frammentata dal campo-controcampo, e la seconda è La signora del venerdì (1940) di Howard Hawks che invece esplora i territori della commedia sentimentale. Wilder si distacca nettamente da questi due modelli utilizzando i diversi personaggi per una satira spietata sui falsi idoli della società americana.

Sui titoli di testa vediamo come si costruisce la prima pagina di un giornale alla fine degli anni ’20 (le rotative del “Los Angeles Examiner” erano le uniche che ancora utilizzavano i vecchi caratteri di stampa): dal montaggio frenetico della parte iniziale si passa alle grandi scene corali all’interno delle redazioni e nella sala stampa. C’è pure un tentativo di evasione a movimentare le acque. Il cinemascope abbraccia in uno sguardo una umanità dai caratteri eterogenei ma con le stesse manie e ossessioni: la corsa al successo, il cinismo della stampa alla ricerca dello scoop, la inefficienza della polizia, la psicosi del “pericolo rosso”, la follia di una pena capitale applicata con imperdonabile leggerezza. E ancora razzismo, misoginia, omofobia, fascismo. Luoghi di libero pensiero invasi da forze dell’ordine governate da isteria collettiva. Wilder non toglie mai il piede dall’acceleratore e picchia duro saltando di maschera in maschera: attorno al corpo sanguinante del “bolscevico” Earl Williams rinchiuso dentro una scrivania a soffietto, si aggirano nervose e irrequiete le iene-reporter pronte per l’incredibile scoop.

Oltre ai duetti collaudati tra Lemmon e Matthau che si trafiggono con freddure memorabili, Wilder si sofferma su personaggi caricaturali per amplificare l’effetto parodico: lo sceriffo (Vincent Gardenia) è un tipo fascistoide dalla pistola facile, al soldo del politicante di turno; il dottor Eggelhofer (Martin Gabel) è uno psichiatra freudiano con il mito del complesso di Edipo ma nulle attitudini professionali; il sindaco (Harold Gould) è un abile manipolatore che cerca di sfruttare la pena di morte a fini elettorali. I due personaggi femminili regalano uno spiraglio di luce in questo mondo maschile desolante: la pianista Peggy (Susan Sarandon) sopporta i capricci del compagno Hildy affetto da sindrome di Peter Pan e respinge i tentativi di sabotaggio del diabolus ex machina Walter Burns (segretamente infatuato di Hildy); la rossa prostituta Molly (Carol Bunnet), innamorata del condannato a morte, è l’unico personaggio capace di sentimenti autentici.

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Billy Wilder mostra una esponenziale irriverenza verso qualsiasi forma di autorità e accelera il ritmo come in un cartone animato Looney Tunes. Questi uomini piccoli corrono dietro una notizia entrando e uscendo dalla sala stampa come formiche impazzite,  fanno finta di ignorare il patibolo al di là della finestra, tradiscono e mentono per potere scrivere in bella forma un articolo che non sottende alcun pensiero, al massimo gronda di vuota retorica. “Quel figlio di puttana mi ha rubato l’orologio” è il conseguenziale epitaffio ad ogni ipotesi di lieto fine.

 

Titolo originale: The Front Page
Regia: Billy Wilder
Interpreti: Jack Lemmon, Walter Matthau, Susan Sarandon, Vincent Gardenia, David Wayne, Austin Pendleton, Charles Durning
Durata: 105′
Origine: USA, 1974
Genere: commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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