"Riddick", di David Twohy

Riddick è sempre stato il personaggio più personale e intimamente autobiografico tra i ruoli di culto a cui è legata l'icona di Vin Diesel, probabilmente ben più di Dominic Toretto e X(xx)ander Cage (che pure dovrebbe a breve tornare in azione): l'antieroe da fantascienza apertamente carpenteriana racconta infatti meglio di ogni altra figura interpretata dall'attore la sua singolarità genetica, la sua fondamentale e irreplicabile alterità etnica. Alieno con ogni evidenza dis/umano, non a caso con sguardo da animale, Riddick deve allora all'inizio di questa nuova avventura completare un doloroso percorso di autoespiazione per recuperare le proprie origini e spogliarsi nuovamente di qualunque segno di civiltà, un rifiuto centrale per ogni Mito di frontiera: sin troppo facile è allora leggere questa decisione come specchio della carriera di Vin Diesel, tornato con i suoi storici personaggi a dominare il box office (sino a firmare un contratto pare per un prossimo Marvel-movie) dopo una stagione di commedie per famiglie e blockbuster fallimentari, ma il parallelo funziona anche con la filmografia del compare David Twohy, a cui i fan non hanno mai perdonato l'afflato mainstream delle Cronache di Riddick, la cui ambizione lucasiana era in verità da supportare in ogni caso.

E così, nella seconda sezione dell'opera, Riddick rimane fuori dalla porta, unico destino possibile e accettabile per una creatura di confine com'è lui e il suo interprete: dentro, un nugolo di umani, cacciatori di teste perfidi e accecati dall'odio che rischiano di farsi fuori l'un l'altro; fuori, la notte, e Riddick, l'unico essere in grado di sopravvivere al buio (grazie alla vista a infrarossi dei suoi occhi) alle zanne sventranti delle bestie mostruose che dominano il Pianeta – quale attacco mortale va temuto maggiormente, quello dei milioni di scarafaggioni alieni, quello dei compagni di plotone doppiogiochisti, o quello del silenzioso e veloce come un fantasma, letale, astutissimo e implacabile Riddick?

Twohy gioca fin troppo a lungo con gli agguati ad alta tensione dell'assedio massacrante di Riddick, e rischia lo stallo per perseguire l'ossessione del dare agli amanti di Pitch Black quello che vogliono (ovvero una situazione che sostanzialmente replica quella del primo episodio): è più divertente quando non lavora troppo di fino e ci va giù pesante con lo splatter e i dettagli grossolanamente sanguinolenti, o quando permette a Vin Diesel di spacconeggiare senza limite alcuno, alla stregua degli eroi muscolari anni '80 di cui rappresenta la chiara e ragionevole evoluzione; Diesel non sembra aspettare altro, e sogghigna fiero del proprio spasso, sparando punch lines rozzissime con la soddisfazione di chi è riuscito a vestire una nuova volta questi panni grazie ai milioni di utenti dei social network che hanno espresso la forte volontà di rivedere Riddick in azione, senza i quali la produzione non sarebbe mai partita.


In questo modo Twohy e Diesel nascondono le incertezze di un cast di supporto non proprio esaltante, e si affrettano a far tramontare il sole sul loro Pianeta, in modo che la notte possa nascondere la grana decisamente grossa degli effetti speciali e delle creature digitali: Riddick è tornato a basso budget, i fan della prima ora non possono che dirsi soddisfatti.

Titolo originale: Id.
Regia: David Twohy
Interpreti: Vin Diesel, Karl Urban, Katee Sackhoff, Jordi Mollà, Dave Bautista, Nolan Gerard Funk, Bokeem Woodbine, Raoul Trujillo, Neil Napier
Origine: USA, UK, 2013
Distribuzione: Notorious Pictures
Durata: 119'